Colloqui detenuti-magistrati in video, a Rebibbia parte la sperimentazione

ROMA, 11 FEBBRAIO ’12 – E’ partita ieri, nel carcere di Rebibbia la sperimentazione di un’ulteriore strumento di contatto tra detenuti e magistrati di sorveglianza. Si tratta di colloqui in videoconferenza disposti al fine di garantire con maggiore regolarità i contatti con i magistrati di riferimento. ”Tale tipo di collegamento – spiega il direttore del carcere Carmelo Cantone – non sostituisce in nessun modo il colloquio diretto e personale tra Magistrato e detenuto, ma si aggiunge come ulteriore strumento di contatto”.

Abbiamo chiesto ancora una volta al Presidente di Antigone Marche, Samuele Animali, di darci la propria lettura della notizia.

Presidente, come giudica questa sperimentazione? Potrebbe essere utile? C’è davvero bisogno di ulteriori strumenti di contatto tra detenuti e magistrati? “Credo che, come in altri campi, gli strumenti tecnologici possono essere d’aiuto. Mi permetto però di spostare il punto di vista rispetto alla domanda. La questione su cui occorre concentrare l’attenzione riguarda il ruolo e l’atteggiamento della magistratura di sorveglianza e, connesso a questo, l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti delle decisioni della magistratura. Il magistrato di sorveglianza dovrebbe essere anzitutto il garante delle persone detenute, nel senso che dovrebbe garantire che le sanzioni siano applicate secondo le norme e senza ragioni aggiuntive di afflittività rispetto a quelle giustificate dalla condanna. Secondariamente, dovrebbe preoccuparsi di conciliare tali diritti con l’interesse della società a che venga garantita la massima sicurezza ai cittadini. Talvolta le decisioni della magistratura evidenziano che i termini della questione sono rovesciati, e dunque la preoccupazione circa la sicurezza o presunta tale viene anteposta alla considerazione della persona. Con ciò si finisce per tradire l’art. 27 della costituzione che – anche nell’interesse della collettività e della sua sicurezza – antepone il recupero del condannato ad ogni altra considerazione e pone il rispetto della dignità della persona come confine invalicabile da ogni altro interesse. Purtroppo il più delle volte anche la magistratura pare “costretta” a recepire gli orientamenti dell’opinione pubblica, che chiede pene esemplari e addirittura crudeli. Quella stessa opinione pubblica che non manca di fustigare i magistrati quando, in casi statisticamente eccezionali e probabilmente inevitabili delitti anche gravi sono commessi da persone che usufruiscono di misure c.d. “premiali” o comunque volte ad un graduale reinserimento del condannato. Se l’uso delle tecnologie significa un maggior contatto tra detenuti e magistratura, e se questo, attraverso una miglior conoscenza dei casi e delle persone, può agevolare il superamento di alcuni evidenti limiti nell’applicazione della normativa sull’esecuzione penale, ben vengano questi ulteriori strumenti di contatto”.

ELEONORA DOTTORI

D: Chi sono i magistrati di sorveglianza e il Tribunale di Sorveglianza?

R: Magistrato e Tribunale di Sorveglianza, in linea generale, si occupano della fase esecutiva della pena e dell’applicazione delle misure alternative; intervengono, cioè, in un momento successivo all’accertamento della colpevolezza e all’irrogazione della pena da parte del Giudice, cercando di “calibrare” quest’ultima – nel rispetto dei limiti prefissati dalla legge- alla finalità rieducativa cui è costituzionalmente orientata la fase dell’espiazione della pena.In particolare, il Tribunale si occupa della concessione e revoca delle misure alternative e dei reclami avverso i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza.

AVV.TOMMASO ROSSI

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