Cogne: 10 anni dal delitto del piccolo Samuele Lorenzi.

TORINO, 22 GENNAIO ’12 – Dieci anni fa il mondo piangeva la fine terribile del piccolo Samuele Lorenzi, tre anni, trovato morto nel lettone dei genitori in un lago di sangue. La testolina fracassata da 17 violenti colpi inferti con un’arma mai rinvenuta. Era il 30 gennaio 2002. Quello che per sei anni e quattro mesi è stato “il giallo di Cogne”, che ha appassionato il mondo intero con i riflettori mediatici accesi ventiquattr’ore su ventiquattro sulla villetta dell’orrore, ha visto una sola condanna per l’unica indagata. La madre del piccolo, Anna Maria Franzoni, che si è sempre proclamata innocente e ha sempre detto di sapere chi era l’assassino del suo bambino, è stata condannata con sentenza resa definitiva dalla Cassazione il 21 maggio 2008. Dovrà scontare 16 annidi carcere, poi ridotti a 13 con l’indulto.

Il delitto di Samuele.

Cogne, è la mattina del 30 gennaio 2002. Il piccolo Samuele Lorenzi dorme come un angioletto nel lettone dei genitori. La mamma, Anna Maria Franzoni, sta accompagnando il fratellino di poco più grande alla fermata dello scuolabus, di fronte alla loro villetta immersa nel silenzio e nella solitudine di una Cogne immacolata di neve. Quando rientra in casa trova il suo bambino morto, con la testolina fracassata da 17 colpi scagliati con inaudita violenza con un corpo contundente mai ritrovato. Lei non stava bene, la notte precedente al delitto aveva chiamato il 118 per un malore. E’ il giallo di Cogne. Scattano le chiamate d’aiuto, l’orrore diventa paura. Per il piccolo Samuele non c’è più nulla da fare quando alla villetta arrivano i soccorsi. E’ già morto. E’ stato ucciso quel piccolo angelo di soli 3 anni.

Il caso mediatico.

Il delitto appassiona l’Italia, commuove il mondo intero. La foto del piccolo Samuele Lorenzi, occhioni scuri e faccetta da angioletto, fa il giro di tutti i quotidiani, rotocalchi, tv, siti del pianeta. Entra ogni giorno, per sei anni e quattro mesi (tanto è durato il processo) nelle case di ciascuno di noi, come una richiesta di attenzione, quella che hanno i bambini verso i grandi troppo impegnati, la richiesta di chi non vuol essere dimenticato o trascurato. Cercate l’assassino! Lo chiede l’opinione pubblica – già divisa tra colpevolisti e innocentisti – a gran voce agli inquirenti, che dal 30 gennaio sono al lavoro su questa tragedia immensa. Ai funerali del piccolo Samuele partecipa gente da ogni parte d’Italia e del mondo, tutti con la foto del piccolo in mano in segno di partecipazione emotiva. Come se Samuele fosse una creatura, un figlio di tutti e tutti abbiano il diritto di avere il suo ricordino in casa, cui rivolgere una preghiera. La bara bianca coperta di fiori strazia il cuore delle mamme di tutto il mondo, indignate alla sola idea che possa essere davvero Anna Maria Franzoni, sua madre, l’omicida di Samuele. Il caso mediatico diventa talk-show, libri, tesi di laurea, speciali. Ma non si risolve. Ci vorranno quasi sei anni e mezzo, durante i quali Anna Maria mette al mondo un altro figlio e continua a proclamarsi innocente con forza e convinzione. Sei anni e mezzo per avere una condanna definitiva ma forse, ancora non la vera verità sulla morte del piccolo Samuele.

Le indagini e l’arresto della madre.

14 marzo 2002. Ci vuole un mese e mezzo di domande, analisi, sopralluoghi, confronti scientifici per arrivare all’arresto di Anna Maria Franzoni, la mamma del piccolo Samuele. Gli elementi su cui la Procura di Aosta basa la presunta colpevolezza della donna, sono pochi e fanno scatenare un vespaio di polemiche: il pigiama della Franzoni inzuppato di sangue, le macchie sugli zoccoli, gli otto minuti passati dalla donna fuori casa per accompagnare l’altro figlio allo scuolabus. Anna Maria Franzoni – difesa dall’avvocato Carlo Federico Grosso, ex vicepresidente del Csm – viene liberata nel giro di due settimane per mancanza di indizi. Così viene riportato nella sentenza del Tribunale del Riesame. Ma la Procura di Aosta continua le indagini su Anna Maria Franzoni. C’erano solo lei e il fratellino quel maledetto mattino del 30 gennaio nella villetta di Cogne con Samuele. La Procura ricorre in Cassazione e vince.

10 giugno 2002 la Suprema Corte annulla l’ordinanza del riesame. Anna Maria Franzoni sceglie un altro difensore, Carlo Taormina, parlamentare e grande frequentatore dei talk-show in tv. Carlo Grosso lascia la difesa della Franzoni.

19 settembre 2002. Il riesame-bis stabilisce che l’ordine di cattura di Anna Maria è valido, che ci sono indizi a suo carico, ma lei può attendere i processi in libertà.

19 luglio 2004. L’avvocato Taormina sceglie il giudizio abbreviato, che consente uno sconto di pena di un terzo. Anna Maria Franzoni compare davanti al gup Eugenio Gramola e, dichiarata colpevole dell’omicidio del piccolo Samuele, viene condannata a 30 anni di carcere. Senza l’abbreviato sarebbe stata condannata all’ergastolo. Ma Taormina annuncia un contrattacco, riunisce un pool di collaboratori per trovare l’assassino di Samuele. Dopo un sopralluogo alla villetta di Cogne il 28 luglio, compone una denuncia sulla plausibile colpevolezza di un vicino di casa. E’ un boomerang che torna indietro ai danni della stessa Franzoni. Le carte arrivano alla Procura di Torino, che ipotizza un inquinamento della scena del delitto e apre un’altra inchiesta parallela: Cogne-bis. L’inchiesta durerà alcuni anni e si concluderà con tanti proscioglimenti e la condanna di Anna Maria Franzoni a due anni di carcere per calunnia.

16 novembre 2005. Il processo d’appello. La Corte – presieduta da Romano Pettenati – accontenta la difesa riaprendo il dibattimento, di fronte al procuratore generale Vittorio Corsi che oppongono serietà e austerità ai modi da ‘showman’ dell’eclettico difensore Taormina. Vengono sentiti nuovi testimoni, viene disposta e rifatta un’altra perizia psichiatrica.

20 novembre 2006. Taormina lascia il processo dopo una serie di polemiche sterili. Viene dunque nominato un legale d’ufficio, Paola Savio, giovane avvocatessa che con l’aiuto del collega Paolo Chicco prende in mano la situazione.

27 aprile 2007. La sentenza viene pronunciata: Anna Maria Franzoni è giudicata ancora colpevole, ma ottiene il beneficio delle attenuanti, grazie alle quali la pena è ridotta a sedici anni.

21 maggio 2008. Dopo tredici mesi la sentenza pronunciata contro Anna Maria Franzoni viene confermata dalla Cassazione. La mamma di Samuele viene accompagnata in carcere, dove si trova ancora e dove sta scontando la pena, ridotta a 13 anni con l’indulto.

TALITA FREZZI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply