Clinica degli orrori, chiesto l’ergastolo per Brega Massone

REQUISITORIA SHOCK: “MUTILAVA I MALATI TERMINALI”

di Alessia Rondelli (praticante avvocato presso lo studio legale RPC)

MILANO, 16 MARZO 2014- “Non ha esitato per soldi a eseguire interventi inutili con mutilazioni nemmeno di fronte a dei malati terminali dimostrando di non possedere il senso dell’umana pietà”. Queste le dure parole pronunciate dal pm della Procura di Milano Grazia Pradella che, assieme alla collega Tiziana Siciliano, rappresentano l’accusa nel procedimento penale relativo alla clinica Santa Rita, dal 2008 tristemente conosciuta come la ‘clinica degli orrori’. Imputati l’ex primario della chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone ed il suo ex braccio destro Fabio Presicci, accusati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte di 4 pazienti avvenuta nel 2006 e 45 lesioni. Si tratta del filone bis dell’inchiesta sul caso perché il chirurgo è stato già condannato a 15 anni e mezzo di carcere per truffa e un’ottantina di casi di lesioni dolose a pazienti, decisa dalla Corte di appello di Milano ed attualmente pendente in Cassazione. La requisitoria è durata ben 7 ore al termine della quale la richiesta è stata della condanna all’ergastolo e a 2 anni e 6 mesi di isolamento diurno, del tutto inusuale per reati compiuti da medici nell’esercizio delle loro funzioni. Requisitoria particolarmente accorata e particolareggiata, con l’attenta rilettura anche di alcuni passaggi delle ormai tristemente famose intercettazioni: “Cazzo, mi hanno bocciato la mammella novantenne”, “Quel chiodo lo riutilizzo su un altro 90enne, che aspettativa di vita può avere?”. Mai un ripensamento, mai una parola di commiserazione verso i pazienti da parte di Brega, che ha dimostrato invece solo avidità di denaro anche a costo della vita di ignari malati, ed è anche in relazione a questo che secondo l’accusa non possono essere concesse le attenuanti generiche. Secondo il pm, Brega ha dimostrato una “indole malvagia” e “la sua coscienza non è la nostra di comuni cittadini e nemmeno quella di un medico”. Ed è anche per questo che il pm, in conclusione della sua requisitoria, ha voluto fare un commovente richiamo alla sua esperienza personale, nel ricordo del padre medico: “Era un medico di quartiere, siamo cresciuti tra i malati che arrivavano a casa. Sapeva che avevo timore della sofferenza che fin da piccola ho dovuto leggere negli occhi dei malati. La malattia mi mette a disagio e per questo mai diminuirà la mia ammirazione per chi, da medico, affronta quotidianamente la sofferenza altrui”. Lo scopo di tutto l’agghiacciante meccanismo messo in piedi dagli imputati era ovviamente quello di ottenere il profitto dei rimborsi regionali e del sistema sanitario nazionale riconosciuti in base agli interventi effettuati. Per Brega Massone valeva infatti, secondo i pm, la ‘raggelante equazione fra pezzi anatomici del paziente, seno o polmoni che fossero, e rimborsi’. Le vittime, alla cui morte si sta cercando di dare giustizia, sono: Giuseppina Vailati, Maria Luisa Scocchetti, Gustavo Dalto e Antonio Schiavo, tutti portati sul tavolo operatorio senza alcune giustificazione clinica, con il risultato di ucciderli. Ma ben più cospicuo sarebbe, in realtà, il ‘bollettino’ di morti e feriti della clinica, ‘come quello di una guerra’, si parla di circa 150 pazienti indicati come vittime nei due processi. Secondo la ricostruzione, il chirurgo voleva effettuare l’intervento a qualsiasi costo, qualunque rischio comportasse per il paziente, accettando così, anche tutti gli altri medici coinvolti, il rischio che il paziente morisse. Si tratta di aver sottoposto a pesanti interventi soggetti che già si trovavano in pessime e gravi condizioni fisiche: pazienti con problemi cardiaci, con insufficienze respiratorie, con tumori ormai in stadio terminale. In questo si ravvisa la crudeltà, nella consapevolezza per un medico che in queste gravi condizioni di salute operare una persona vuol dire ucciderla, invece che accompagnarla dignitosamente alla morte. I pm hanno chiesto anche la condanna a due anni per omicidio colposo per gli anestesisti Giuseppe Di Terlizzi e Gianandrea Bona, che erano presenti nel corso dell’operazione di una delle pazienti decedute poco dopo essere finita sotto i ferri; due anni e 1.000 euro di multa per l’ortopedico Renato Scarponi, accusato di frode al Sistema sanitario nazionale, e un anno e due mesi per l’infermiera Enza La Corte, che era legata sentimentalmente a Brega Massone. Chiesto infine il proscioglimento, per intervenuta prescrizione, di altri tre anestesisti: Andrea Lolli, Marco La Bianca e Rita Mantova.

 

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