Cinque rinvii a giudizio per il caso Marrazzo

ROMA, 23 FEBBRAIO ’12 – Si è conclusa l’udienza preliminare relativa al presunto tentativo di ricatto ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che sarebbe stato organizzato da alcuni carabinieri in servizio presso la compagnia di Trionfale. I militari, il 9 luglio del 2009, sorpresero Marrazzo in compagnia del trans Natali in un monolocale di via Gradoli. A questo punto non è chiaro cosa sia realmente successo, forse i carabinieri o un altro viados, hanno girato un video per ricattare l’ex presidente. Per il blitz il gip ha rinviato a giudizio tre sottufficiali dell’Arma Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente con l’accusa di estorsione. I tre, infatti, il giorno del blitz avrebbero portato via 5000 euro, in parte di Marrazzo e in parte di Natali, oltre ad aver costretto il politico a compilare tre assegni per un totale di 20mila euro. Un quarto militare invece,Antonio Tamburrino, dovrà rispondere di ricettazione del video incriminato e Alexander Josè Vidal Silva, il trans che si fa chiamare Natali, è accusato di spaccio di sostanze stupefacenti in relazione ad alcuni episodi legati agli incontri con Marrazzo. Prosciolto perché il fatto non sussiste, il pusher Massimo Salustri accusato di reati legati alla droga. Scelta la strada del patteggiamento per lo spacciatore Bruno Semprebene ed Emiliano Mercuri, rispettivamente due mesi di reclusione in continuazione con un’altra condanna e un anno e quattro mesi. Il ministero degli interni e quello della difesa compariranno in tribunale come parte civile e responsabile civile, stesso discorso per Natali. Il processo per gli imputati avrà inizio il 31 maggio prossimo presso la nona sezione penale del tribunale.

ELEONORA DOTTORI

D: Quanto rischiano i tre carabinieri imputati?

R: Il reato di estorsione consiste nel costringere, con violenza o minaccia, altra persona a fare o non fare qualcosa, ottenendo per sé o per altri un ingiusto profitto con altrui danno. Esistono poi ipotesi aggravate qualora concorrano determinate circostanze quali violenza o minaccia commessa con armi o da persona travisata o da più persone riunite oppure da persona facente parte di un’associazione di stampo mafioso. La pena prevista per l’ipotesi non aggravata è la reclusione da 5 a 10 anni e la multa da 516 a 2065 euro.

D: Cosa significa che “il fatto non sussiste”?

R: E’ una formula assolutoria. Significa che la ricostruzione del fatto emersa nel corso del procedimento ha dimostrato la non esistenza storica del fatto stesso.

D: E’ possibile essere sia parte civile che responsabile civile?

R: No, sono due figure processuali diverse. La parte civile è la persona danneggiata dal reato che esercita nell’ambito del processo penale le sue pretese risarcitorie di tipo civilistico, diventando parte del processo penale a tutti gli effetti e potendo dunque esercitare i diritti propri delle parti processuali. Il responsabile civile, invece, viene chiamato in causa dalla parte civile per “coprirsi le spalle” rispetto alle sue pretese risarcitorie contro l’imputato. Esempio di responsabile civile per fatto dell’imputato: la struttura medica per la colpa del medico. Ovviamente risponde solo civilmente.

AVV.TOMMASO ROSSI

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