Donna cinese costretta ad abortire al settimo mese. La politica del figlio unico, un olocausto che va avanti da 30 anni

PECHINO, 14 GIUGNO ’12 – Aveva trasgredito la legge del figlio unico e per questo è stata costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza. Il fatto è avvenuto il 3 giugno scorso nello stato cinese dello Shanxi: un gruppo di impiegati del Family planning ha picchiato e trascinato a bordo di un mezzo Feng Jianmei, una donna cinese al settimo mese di gravidanza. Suo marito, Deng Jiyuan, era al lavoro quando la donna è stata prelevata dalle autorità e costretta ad abortire. Una storia agghiacciante resa ancora più terribile dal fatto che le autorità hanno sistemato il feto accanto a lei, nel letto dove la donna era stata fatta sistemare dopo l’aborto. A riportare la notizia è il sito Tianwang che ha pubblicato anche una foto della donna e del corpo del piccolo. Feng Jianmei adesso si trova nell’ospedale di Ankang. Lei e suo marito avevano trasgredito la legge del figlio unico e per questo sono finiti nella lente degli ispettori sul controllo della popolazione che avevano chiesto loro 40mila yuan, quasi 4mila euro, il corrispettivo di oltre tre anni di lavoro. Un gruzzolo impossibile da racimolare. I soldi non ci sono e così la donna è stata costretta ad abortire. A riportare la notizia in occidente è stato l’avvocato americano Reggie Littlejohn che da tempo porta avanti una battaglia in difesa delle donne cinesi. “Nessun governo legittimo potrebbe commettere o tollerare un atto simile – è il commento della professionista americana – I responsabili dovrebbero essere perseguiti per crimini contro l’umanità”. La storia di Feng Jianmei non è che una delle tante, in Cina infatti l’aborto forzato è una pratica molto diffusa per via della legge del figlio unico. A Changsha un’altra donna sarà costretta ad abortire se non pagherà 25mila dollari americani, una cifra improponibile per uno stipendio medio in Cina. E ancora soldi sono stati chiesti a Cao Ruyi, al quinto mese di gravidanza, e a suo marito Li Fu. Alla coppia cinese qualche giorno fa ha fatto visita i rappresentanti del Family planning che hanno trascinato la donna in ospedale per farla abortire, il marito invece è stato picchiato e minacciato: Cao Ruyi avrebbe subito un aborto forzato a meno che lui non dava il permesso per un aborto volontario. Lo scorso fine settimana la donna ha lasciato l’ospedale, la coppia ha pagato una multa di 1500 dollari ma non bastano, la gravidanza potrà andare avanti dietro il corrispettivo di altri 25mila dollari. Una tragedia che tocca almeno 13 milioni di donne ogni anno, costrette ad abortire forzatamente nella maggioranza dei casi. Contro gli aborti forzati causati dalla legge del figlio unico sta combattendo da anni la dissidente cinese Chai Ling, esule negli Stati Uniti. È stata lei a protestare davanti la Casa Bianca oltre un anno fa per denunciare questo “olocausto che va avanti da 30 anni”. La dissidente parla di un crimine contro l’umanità, il più grande, e di un “massacro di Tiananmen” che si ripete ora dopo ora.

ELEONORA DOTTORI

D: Che cosa si intende per “crimini contro l’umanità” dal punto di vista del diritto?

R: Con il termine  “crimini contro l’umanità”  ci si riferisce, ed è in particolare è la giurisprudenza a definirli, ad azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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One Response

  1. Domenico Rongo
    Domenico Rongo at |

    che schifo

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