Cina: stop all’espianto degli organi dai condannati a morte.

PECHINO, 24 MARZO ’12 – La Cina smetterà di espiantare gli organi per i trapianti dai prigionieri giustiziati. Secondo quanto riferito da alcuni media cinesi, entro cinque anni il Paese dovrebbe adottare un nuovo sistema, su base nazionale, per le donazioni di organi. Il nuovo programma di trapianti è già stato lanciato in via sperimentale in 16 delle 31 province cinesi, ma il quadro è complesso: secondo i dati ufficiali, fino al 15 marzo si sono verificate poco più di 200 donazioni volontarie. Sono ancora significative, infatti, le resistenze culturali dei cinesi sul tema. Ad oggi, circa due terzi dei trapianti di organi in Cina avvengono grazie all’espianto dai condannati a morte, che vengono spinti, tramite insistenti pressioni, ad acconsentire alla donazione. La Cina, peraltro, è il Paese del mondo in cui si esegue il maggior numero di condanne a morte. I dati sono coperti dal segreto di Stato, ma secondo diversi gruppi umanitari le condanne oscillerebbero tra le duemila e le ottomila all’anno. Ben 55 sono i reati per cui la pena di morte può essere comminata e tra questi compare anche la corruzione (non certo un “fatto di sangue”).
Il viceministro della salute Huang Jiefu ha dichiarato che: “La Cina ha promesso che entro 3-5 anni cambierà completamente questo metodo anomalo di ottenere gli organi solo dai prigionieri” e ha sottolineato come il sistema di trapianti deve essere cambiato anche perchè i condannati tendono ad essere più esposti alle infenzioni. In questo modo, il periodo di sopravvivenza dei cinesi che si sottopongono ad un’operazione di impianto di un organo risulta essere molto più basso rispetto ad altri Paesi del mondo.

E’ difficile però che la rivoluzione prenda quota. In Cina vi sono più di 1,3 miliardi di abitanti e la domanda di trapianti supera abbondantemente l’offerta: ogni anno circa 1,5 milioni di persone necessitano di un trapianto, ma quelli effettuati sono appena 10mila. Non è difficile immaginare come la situazione fornisca, tra l’altro, una solida spalla al commercio illegale di organi.

FEDERICA FIORDELMONDO

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