Cina shock oltre ogni limite:reality con condannati morte

PECHINO, 11 MARZO ’12- Siamo abituati a scoprire come, giorno dopo giorno, la televisione superi i suoi limiti e quel briciolo di decoro e contegno che ancora le resta. Ma a questo, ancora, per fortuna, nel nostro Paese non siamo abituati e speriamo di non doverci mai abituare. Persone che piangono, una giovane donna si butta in ginocchio, un uomo punta lo sguardo sulla telecamera e annuncia con la voce rotta ma ferma: “ora vado”. Due poliziotti lo trascinano per le braccia e lo accompagnano senza alcuna pietà umana in quegli ultimi passi che lo separano dalla sua morte. Sono i condannati a morte cinesi che parlano con la giornalista Ding Yu, della televisione dell’ Henan (Cina centrale) per il programma “Interviste prima dell’ esecuzione”- “Dead Man Talking”, che va in onda ogni sabato dal 2006, e che ha avuto fino a 40 milioni di spettatori nel prime time cinese. Sembra che il programma sia stato autorizzato dalle autorità locali poiché le stesse sono convinte che “Interviste prima dell’ esecuzione” possa servire ad educare il pubblico, contribuendo alla riduzione della criminalità. La gente condivide questa impostazione.

Del resto c’è un proverbio tradizionale che raccomanda di “ammazzare la gallina per spaventare le scimmie”. Dalla rete televisiva americana Abc l’assurdo programma della morte in diretta sarebbe stato sospeso a partire dalla scorsa settimana.
In Cina le esecuzioni capitali sono migliaia ogni anno, anche se sul numero esatto il fumo del segreto di Stato cerca di coprire la realtà della vergogna. 55 sono i reati per cui è ammessa la pena di morte può essere comminata, tra cui anche al corruzione.
La Cina è diventata e diventa ogni giorno di più un interlocutore commerciale privilegiato per i Paesi Occidentali. Davanti agli occhi abbiamo spesso immagini di onori e cerimoniali di Stato riservati in giro per il mondo a politici e diplomatici cinesi in turné per concludere affari commerciali.
Senza fare della facile demagogia, forse, ogni tanto, sarebbe il caso di farsi scorrere davanti agli occhi certe immagini di morte prima di ogni inchino o stretta di mano.
T.R.

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