Censimento delle prostitute a Bologna, l’Arma promette di segnalarle al fisco.

BOLOGNA, 12 GENNAIO ’12 – A lanciare l’idea, tanto audace quanto discussa, di una “identificazione” delle lucciole era stato Alfonso Manzo, colonnello del comando provinciale dei carabinieri di Bologna da tempo impegnato nel contrasto alla prostituzione. E così, dalla teoria ai fatti, per tre mesi i carabinieri della compagnia “Bologna centro” e gli agenti del radiomobile hanno battuto instancabilmente i viali del capoluogo emiliano per “censire” le prostitute della zona. I singoli carabinieri durante i controlli si sono presentati con un modulo operativo, una sorta di questionario, dal titolo inequivocabile “Annotazione di servizio relativa alle attività d’indagine volte al contrasto del fenomeno della prostituzione su strada” e hanno cercato di assumere informazioni utili.
Una volta messi a verbale l’ora, il luogo e l’ufficiale incaricato della verifica, i carabinieri hanno chiesto alle prostitute fermate in strada: nome e cognome, residenza, luogo e data di nascita, recapito telefonico ed estremi del documento d’identità. Altre domande, più specifiche, hanno poi riguardato i tempi e modi di svolgimento dell’attività di meretrice e, sopratutto, l’entità del “guadagno medio giornaliero” e l’ammontare del “compenso medio della prestazione”. Alle ragazze è stato inoltre chiesto di indicare l’ammontare del canone di locazione dei loro appartamenti e la sussistenza di eventuali situazioni di sfruttamento.

Denunce e controlli ulteriori. Nel corso delle verifiche sono poi scattate fotosegnalazioni e denunce per una trentina di ragazze: alcune hanno fornito false generalità, altre erano troppo poco vestite per stare sulla pubblica via, altre ancora sono state sorprese in atteggiamenti osceni. I controlli si sono poi estesi anche nelle abitazioni delle lucciole, per verificare l’esatta corrispondenza tra la residenza dichiarata e quella effettiva. “Sono state fotosegnalate solo le prostitute che hanno commesso reati, le altre sono state solo identificate”, puntualizza l’Arma. “I controlli nelle case, spesso bugigattoli fatiscenti e pericolosi, sono stati fatti col consenso delle ragazze e senza alcuna arbitrarietà. Tutto si è svolto nel rispetto delle norme”, concludono i carabinieri.

Le reazioni. L’iniziativa, com’era prevedibile, ha innescato la polemica delle associazioni e dei comitati che tutelano i diritti dell prostitute. A loro avviso quella realizzata è una sorta di schedatura vietata dalla legge Merlin del ’50, che impedisce alle forze di pubblica sicurezza, alle autorità sanitarie e a qualsiasi altra autorità amministrativa di procedere a forme dirette o indirette di registrazione dell’attività di meretricio.

Immediata la replica dell’Arma: “Non è un questionario, nessuna schedatura, è un modulo che serve per capire chi sono le prostitute, in che condizioni vivono, se pagano affitti regolari e quanto guadagnano (alcune guadagnano anche 500 euro al giorno ndr). I dati verranno poi girati all’Agenzia delle Entrate per le verifiche fiscali”.

Un controllo promosso anche a fini fiscali, dunque, teso a monitorare i guadagni delle prostitute, per poi magari poterli sottoporre a tassazione. Ma non solo. Il comando di via dei Bersaglieri a Bologna ha definito il controllo un modo “pioneristico” per “contrastare un fenomeno che crea disagi e degrado soprattutto sui viali”.

“Riteniamo di fare un’attività soprattutto a tutela delle donne che sono sulla strada”, ha detto il colonnello Manzo. Ragazze, per la maggior parte romene (lo è il 95% delle 72 ‘abituali’ rilevate sui marciapiedi dei viali di circonvallazione), “che vengono sfruttate da professionisti e purtroppo vivono in condizioni di degrado, spesso in alloggi non idonei e in nero”.

FEDERICA FIORDELMONDO

D: Ma è possibile schedare le prostitute?

R: A me sembra francamente che questa operazione abbia perlopiù valenza simbolica. In realtà come scritto già nell’articolo è vietato, ai sensi della Legge Merlin, procedere ad una schedatura delle prostitute. In questo caso si può parlare di controlli di ordini pubblico alla ricerca di eventuali clandestine o persone colpite da misure di prevenzione, quali il foglio di vio obbligatorio da un determinato comune (spesso irrogato alle prostitute di strada). In questi termini l’operazione è ineccepibile.

D: E far pagare le tasse alle prostitute è possibile?

R: Anche qui, mi pare che l’operazione abbia scopo simbolico e mediatico. Le prostitute non possono pagare le tasse per il semplice fatto che non si saprebbe come registrare l’attività commerciale all’agenzia delle entrate. Quando si inserirà tra le voci di attività quella di “Meretricio, prostituzione e servizio escort” allora ovviamente le prostitute dovrebbero registrarsi, prendere una partita IVA e pagare IVA e tasse.

AVV.TOMMASO ROSSI

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