Caso Sallusti, facciamo chiarezza in fatto e in diritto

1 OTTOBRE 2012 – Il caso Sallusti ha suscitato grande dibattito nel panorama mediatico e politico italiano, poiché tocca due temi particolarmente cari ad uno stato di diritto: il diritto all’aborto e la libertà di stampa. Senza avere la pretesa di dare le risposte, che il lettore deve autonomamente formarsi, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul caso, in fatto & in diritto.

Il fatto – La vicenda nasce da un articolo uscito il 18 Febbraio 2007 su “Libero”, di cui Alessandro Sallusti era al tempo Direttore. L’articolo, intitolato “Costretta ad abortire da genitori e giudici” riguardava una ragazza torinese di 13 anni, rimasta incinta a seguito di un rapporto sessuale consenziente con un coetaneo (15 anni). Essendo la ragazza una minorenne, sotto la patria potestà dei genitori, il Giudice Tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo, ha dovuto recepire la volontà dei genitori – concordi nel terminare la gravidanza. Secondo quanto riportava l’articolo uscito su Libero, la ragazzina avrebbe invece voluto portare avanti la maternità e avrebbe cercato di sottrarsi all’interruzione della gravidanza, risultata dunque coattiva.

In base a quale legge, la decisione sull’IVG spetterebbe ai genitori della minorenne?

L’articolo 12, 2° comma della Legge 194/1978 sull’IVG, recita <<Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. >> In questo caso dunque, i genitori. Ad ogni modo, l’ultima parte dell’articolo precisa, <<Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. >> Pertanto, la volontà della minorenne dovrebbe comunque essere presa in considerazione. Infatti, a tutela della volontà della donna, sono poste alcune norme di natura penale all’interno della stessa legge, articolo 18 <<Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna. >>, Pena aumentata se la donna è minore degli anni diciotto. Pertanto, se fosse stato vero quanto scritto da Dreyfus, ovvero, che la ragazzina non era consenziente, la Procura avrebbe dovuto aprire un’inchiesta a carico dei genitori e del magistrato, giacché l’articolo avrebbe rappresentato una notizia di reato.

La querela del magistrato a Libero A seguito dell’uscita del suddetto articolo, Il magistrato di Torino , Giuseppe Cocilovo, ha denunciato il quotidiano Libero per diffamazione. La querela avrebbe investito il Direttore del Giornale, anziché che il giornalista che ha scritto l’articolo, poiché l’articolo non era sottoscritto con lo pseudonimo “Dreyfus” – il che impediva la riferibilità ad una persona fisica. Secondo il magistrato querelante, con conferma della Cassazione, la diffamazione nei suoi confronti sarebbe dovuta ad una serie di affermazioni false contenute nell’articolo, riguardanti in particolare il fatto che la giovane era stata “costretta ad abortire”: «la giovane non era stata affatto costretta ad abortire, risalendo ciò ad una sua autonoma decisione, e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest’ultimo la decisione presa» spiega in un comunicato stampa la Corte di Cassazione. ( Per leggere l’intero articolo http://italia.panorama.it/Caso-Sallusti-ecco-l-articolo-incriminato )

La condanna di Sallusti – Il 17 Giugno 2011 è stato condannato dalla Corte d’appello di Milano a un anno e due mesi di carcere e a 5000 euro di pena pecuniaria, per diffamazione a mezzo stampa, in riferimento a tale articolo, giudicato lesivo nei confronti del giudice tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo. Il giorno 26 Settembre 2012 la Cassazione ha confermato in via definitiva la sentenza a un anno e due mesi di reclusione senza sospensione condizionale, in quanto già fruita in passato. Tuttavia, l’esecuzione della pena detentiva è stata temporaneamente sospesa per l’assenza di cumuli di pene o recidiva e poiché la pena detentiva è inferiore a 3 anni.. Dunque , ai sensi dell’Art. 656 comma 5 c.p.p., Sallusti ha 30 giorni di tempo per richiedere al Tribunale di Sorveglianza misure alternative alla detenzione in carcere, misure delle quali l’ex direttore di Libero ha dichiarato di rinunciare. A seguito delle polemiche insorte, la Corte di Cassazione ha precisato che la condanna non è per reato di opinione ma per pubblicazione di informazioni false dal contenuto offensivo.

CLARISSA MARACCI

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