Casa Bianca: Obama festeggia il Gay Pride Month

USA, 17 GIUGNO ’12- Il Presidente Obama si dimostra sempre di più un sostenitore dei diritti degli omosessuali. Dopo aver auspicato l’adozione di una legge federale che permettesse l’unione tra coppie dello stesso sesso, Obama ha deciso di organizzare un ricevimento alla Casa Bianca per festeggiare il Gay Pride Month – il mese dell’orgoglio omosessuale. In una recente dichiarazione il Presidente ha dichiarato che la sua amministrazione sia impegnata per equiparare i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Dopo aver annunciato in un’intervista all’ABC news la sua posizione favorevole sui matrimoni Gay, la sua amministrazione ha abolito la misura del «don’t ask, don’tell» che vietava agli omosessuali dichiarati di prestare servizio nelle forze armate americane.

Matrimoni Gay. Non è solo apparenza. Il Presidente Barak Obama è il primo presidente degli Stati Uniti a dichiararsi pubblicamente favorevole all’adozione di uno statuto per il matrimonio omosessuale federale. In particolare, secondo quanto dichiarato nella sua intervista all’ABC news, dovranno essere i singoli stati federali a riconoscere il matrimonio. Tradizionalmente, la legge sul matrimonio è protetta dal Decimo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Se questa legge venisse adottata, le coppie omosessuali sarebbero libere di unirsi in matrimonio ovunque, anziché dover andare necessariamente a San Francisco, dove è permesso dalla legge federale californiana.

Come sono tutelate nel nostro paese le coppie omosessuali? Ad oggi, 16 Giugno 2012, l’Italia non ha una legge che tutela le coppie di fatto, né eterosessuali, né omosessuali. I pochi riconoscimenti ottenuti nel tempo sono dovuti ad un collage di normative frammentarie, utilizzate dai giuristi civilisti per costruire un quadro normativo, se pur minimo, di tutela (unendole all’autonomia contrattuale privata), e da alcune sentenze della cd. “giurisprudenza creativa”. Ad esempio, gli storici del diritto sono andati a ripescare un provvedimento che risale al 1918 in cui si tutela il diritto della convivente a ricevere la pensione di guerra; un altro frammento normativo è stato rinvenuto nell’ordinamento penitenziario, il quale prevede espressamente che gli incontri con i detenuti possano essere chiesti anche dal convivente di questo, nonché riconosce il diritto del detenuto ad ottenere un permesso per imminente pericolo di vita di un familiare o del convivente.

Il blocco normativo fondamentale al riconoscimento delle unioni di fatto, tra cui quelle tra persone dello stesso sesso, sembrerebbe posto dall’articolo 29 della Costituzione, che riconoscere il modello di famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29 della Costituzione). Tuttavia, grazie ad una giurisprudenza innovativa e moderna, si sono fatti alcuni passi avanti, nel senso di scardinare quelle barriere poste dal nostro ordinamento ( che prevedeva in passato anche il reato di concubinato) alla tutela delle unioni di fatto eterosessuali ed omosessuali. Vi è tra queste, la Sentenza 138/2010 della Corte costituzionale sull’articolo 2 della Costituzione : “Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.Recentemente, vi è poi la sentenza n. 4184/2012 della Corte di Cassazione, nella quale si afferma che in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Inoltre, vi è il riconoscimento degli effetti del matrimonio gay contratto all’estero, seppur non trascrivibile nei registri dello stato civile italiano. Ad, ogni modo, stiamo sempre parlando di precedenti giurisprudenziali in un paese di civil law, e non di common law (in cui il precedente è legge). Ci si potrebbe sempre trovare di fronte ad un giudice che dà un’interpretazione distante da quella delle sentenze sopracitate, seppur dotate di notevole autorevolezza. Il vuoto normativo sulla tutela delle coppie di fatto in Italia ha perfino suscitato l’attenzione del Parlamento Europeo, il quale con la risoluzione del 13 Marzo 2012, ha stabilito che gli Stati membri dell’Unione europea non devono dare al concetto di famiglia “definizioni restrittive” allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli.

CLARISSA MARACCI

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