Carcere sovraffollato e dignità umana. A Lecce quattro detenuti dovranno essere risarciti

LECCE, 13 FEBBRAIO ’12 – Il Tribunale di sorveglianza di Lecce ha condannato l’amministrazione penitenziaria del carcere pugliese di Borgo San Nicola al pagamento di un risarcimento nei confronti di quattro detenuti, tre italiani e uno straniero, che avevano presentato ricorso rappresentati dall’avvocato Alessandro Stomeo del foro di Lecce. Il giudice Luigi Tarantino, ravvisando l’inadeguatezza del regime penitenziario, ha riconosciuto lesioni della dignità e dei diritti nei confronti dei quattro detenuti che quindi saranno risarciti in base alla durata della detenzione e alla modalità in cui è avvenuta. Il penitenziario di Borgo San Nicola è cronicamente sovraffollato: in celle appena superiori agli 11 metri quadrati, agibili per una persona, vivono tre detenuti che possono contare ciascuno su uno spazio calpestabile di appena un metro e mezzo. Una sola finestra, un bagno senza acqua calda e riscaldamenti accesi per una sola ora al giorno. Il ricorso presentato dall’avvocato prende proprio in considerazione l’effettiva impossibilità per i detenuti di svolgere qualsiasi attività, violando non solo il regolamento penitenziario, ma soprattutto l’articolo 27 della Costituzione Italiana, e quindi il principio che la pena ha una finalità principalmente rieducativa. Una decisione quella del tribunale leccese che arriva dopo quella della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, nel 2009, aveva condannato l’Italia per i danni morali e fisici subiti da un detenuto bosniaco nel carcere di Rebibbia. Nelle celle del penitenziario romano la Corte aveva rilevato la mancanza di spazio minimo sufficiente per ciascuna persona, evidenziando come questo standard fosse di gran lunga inferiore anche ai minimi (7 metri quadri a persona) stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

ELEONORA DOTTORI

 

D: Nel 2009 la condanna della Corte europea e adesso la decisione del giudice Tarantino. Come legge queste decisioni? Qualcosa sta cambiando in negativo per tutto il Paese?

R: Direi che sta cambiando in positivo. Cominciano i primi riconoscimenti di un diritto per il detenuto ad una carcerazione che rispetti i diritti fondamentali della persona, la dignità nelle condizioni di spazio all’interno delle celle e di igiene. Sono piccoli passi avanti anche se ancora la percezione più diffusa dell’opinione pubblica è “ma cosa vogliono il grand hotel?! In fondo hanno deciso loro di finire lì!!” . Quando si supererà questo potremmo dirci un paese civile. Rileggete i nostri articoli sullas trage di Utoya in Norvegia e sul carcere in cui è ristretto Breivik. E sarebbe davvero bellissimo se, un giorno, un giudice riconoscesse il risarcimento dei danni anche per la mancata messa a disposizione di tutti quegli strumenti da cui dovrebbe essere composta l’offerta rieducativa dello Stato nei confronti del detenuto, in ossequio alla finalità che la Costituzione riconosce alla pena, e cioè quella di risocializzazione del reo oltre che di prevenzione generale.

D: Che cos’è il Comitato europeo per la prevenzione della tortura?

R:Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) è un organo del Consiglio d’Europa che cerca di prevenire, attraverso frequenti visite e sopralluoghi, i casi di tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti sul territorio dei Stati che hanno firmato la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (in vigore dal 1987)

AVV.TOMMASO ROSSI

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