Capi scout omosessuali? Un problema educativo. I gay dallo psicologo

MILANO, 5 MAGGIO ‘12 – Sono parole destinate a lasciare il segno quelle di padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico nazionale del movimento Adulti Scout Cattolici, nel corso del seminario “Omosessualità, nodi da sciogliere nelle comunità capi. L’educazione fra orientamento sessuale e identità di genere”. Il seminario in questione si è svolto lo scorso mese di novembre ma fino a qualche giorno fa non erano ancora stati pubblicati gli atti dai quali emerge la posizione di Compagnoni sull’omosessualità. “Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore – si legge in un estratto della relazione di padre Compagnoni – costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo scout è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto”. Il docente di teologia morale presso l’università Pontificia San Tommaso di Roma crede che un capo omosessuale abbia dei vantaggi rispetto agli altri poiché è portato per le relazione personali, ha estro artistico e sensibilità. Ciò però non si traduce in un vantaggio, anzi secondo Compagnoni è “un problema serio. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”. Il teologo inoltre ha affermato che i capi omosessuali non dovrebbero affrontare l’educazione sessuale con il proprio reparto da solo poiché “non tutte le posizioni a riguardo hanno la stessa dignità morale”. E poi un consiglio nel caso in cui l’omosessualità emerga tra i giovani scout: “Bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi”.

ELEONORA DOTTORI

Singolare che proprio da un uomo di chiesa provengano queste parole. Non per fare del qualunquismo, ma quella stessa Chiesa che troppo spesso, attraverso i suoi componenti e il suo silenzio, si è macchiata di violenze su bambini e bambine, non ha alcun diritto di giudicare cosa è giusto e cosa no. Io credo che un educatore, un buon educatore, non debba raccontare i suoi orientamenti sessuali, ma debba essere persona. Così come non si richiede ad un eterosessuale di raccontare le sue abitudini della vita sessuale, così come non lo si giudica nel lavoro e nella vita in base a ciò che fa nella sua stanza da letto, lo stesso deve valere per gli omosessuali. A meno che non si pensi ancora che l’omosessualità possa essere “contagiosa”! Temo, invece, che la superficialità e l’arretratezza culturale lo siano davvero.

T.R.

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