Cani “corrieri” della droga: bestie umane dietro le sbarre

 20 MARZO ’13, ROMA – Si potrebbe citare Ammaniti ed il suo racconto “Fango (vivere e morire al Prenestino), contenuto nell’omonima raccolta, ma episodi di questo tipo meritano ben altri paragoni. Allora, si può scrivere che non è un caso che l’ultimo film di Oliver Stone, in cui si narra una storia di narcotraffico al confine tra California e Messico, si intitoli “Le Belve”, anche se il termine più adatto, in questo caso, sarebbe “bestie”.
Tuttavia, da chi brucia viva una persona, lascia cadaveri “mummie” lungo un centro cittadino, consuma proiettili come fossero noccioline da aperitivo, non è che ci si possono aspettare cose diverse da quelle che si stanno per scrivere.
Certo che, però, questa volta le vittime denotano ulteriormente la crudeltà dei narcotrafficanti sudamericani e fanno scaturire un senso di rabbia e pietà che si può provare solo quando vengono bersagliati esseri viventi ignari e inconsapevoli di quello che sta loro accadendo.
Immaginiamola così: il Sig. Tizio imbarca Pedrito, cane Labrador di sua proprietà, sul volo transoceanico che da un paese sudamericano porta entrambi in Europa. Pedrito non è in gran forma, ha forti dolori alla pancia ed è stato imbottito di antilassativi per evitare che si lasci andare durante le ore di volo. Perché imbottito di antilassativi? Ma perché prima della partenza al caro Labrador sono state fatte inghiottire palline avvolte in cellophane, ricoperte con carta carbone (che le rende invisibili ai raggi X dei controlli aereoportuali) e ripiene di cocaina purissima per un totale che supera il chilo (1,250 kg), magari mentre il Sig. Tizio, noto narcotrafficante, gli accarezzava la testa o gli massaggiava la gola per facilitare l’ingerimento, sussurandogli: “Bravo Pedrito, bravo”. E Pedrito contento scodinzolava e faceva le feste al padrone. Peccato che al momento dell’arrivo la festa, purtroppo, viene fatta a Pedrito: squartato e buttato via per recuperare le assai remunerative palline ed il loro contenuto.
A Milano ed in altre città della Lombardia, sono finiti in manette 75 trafficanti, tra cui 18 minorenni, mentre a Lecce gli arresti sono stati 42, mentre ci sono 112 denunciati in stato di libertà: si tratta di narcos sudamericani. Agli animali, tutti cani di grossa taglia (San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordoeaux, Mastino Napoletano e, appunto, Labrador) venivano fatti ingerire ovuli di cocaina e poi, superati i controlli, venivano uccisi per recuperare la droga.
Smascherare l’utilizzo di cani come “corrieri” della droga è stato il frutto di una maxioperazione di polizia, tuttora in corso. Come già detto poco sopra, dalle viscere dei poveri animali venivano estratti circa 1,250 kg di cocaina purissima e pare che, con questo sistema, siano stati fatti 48 viaggi ed un solo cane si sarebbe fortuitamente salvato.
L’operazione condotta dalle Procure del Tribunale ordinario e per i minorenni di Milano ha fatto luce su una realtà che vede coinvolti numerosi gruppo di giovani sudamericani, riconducibili al fenomeno delle “pandillas”, latin gangs dove il saluto, il tatuaggio sono segni distintivi: hanno poco più di 16 anni, sanno maneggiare un machete e sono in grado di intimidire il nemico con un coltello, ma spesso vanno oltre ed hanno già realizzato minacce, furti e rapine, compiendo anche degli omicidi. Questo fenomeno ha preso piede in Lombardia e solo a Milano si contano 15 diverse pandillas, ma anche tutto il territorio nazionale conosce questo disagio.
L’importanza del risultato finora ottenuto è stata la dimostrazione che queste band giovanili sono in contatto con emissari dei cartelli sudamericani per approvvigionarsi di ingenti quantitativi di cocaina: indagini hanno coinvolto anche le province di Bergamo, Brescia, Lodi, Pavia, Piacenza, Novara, Varese e perquisizioni si sono svolte a Roma.
Anche a Lecce, un’operazione simile ha portato allo smantellamento di tre gruppi criminali dediti al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. “Se da una parte possiamo dire che il mercato della droga non conosce pause neppure in questo momento di crisi, dall’altro possiamo affermare che la Polizia di Stato non ha mai dato tregua a questo turpe mercato e l’operazione di oggi ne è la conferma”, sono le parole del questore di Lecce, Vincenzo Carrella, riferite ai 42 arresti compiuti nel Salento: “Ringrazio il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, per le particolari attenzioni che riserva agli investigatori della Polizia di Stato nella lotta alla criminalità organizzata”.

MOSE’ TINTI

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