Camionista ucciso a coltellate a Cento, arrestato un amico

CENTO (FERRARA), 10 APRILE ’12 – Erano scesi nel cortile del palazzo dove abitavano, in via Galvani, a ridosso del centro di Cento, provincia di Ferrara, per fumare una sigaretta quando si sono accorti che il corpo di un uomo era riverso a terra, coperto di sangue. Immediatamente è scattato l’allarme ai carabinieri che si sono precipitati sul posto. Addosso il corpo non aveva documenti ma una scia di sangue, proveniente da un centinaio di metri da dove si trovava il corpo, conduceva davanti all’abitazione di Marco Paltrinieri, incensurato, autotrasportatore “padroncino” di 46 anni. Gli inquirenti hanno quindi avvertito la fidanzata, che non aveva più sue notizie da diverse ore, per compiere il riconoscimento avvenuto sul posto tra strazianti grida di disperazione. I carabinieri di Cento e del Reparto investigativo del capoluogo hanno cercato di ricostruire l’ultima serata della vittima, l’andamento del suo lavoro, e capire se l’omicidio possa essere in realtà un regolamento di conti legato a motivi economici. Certo è che l’assassino si è accanito sul camionista: dai primi accertamenti, infatti, sembrerebbe che al momento del ritrovamento l’uomo era già morto da alcune ore, colpito da numerose coltellate soprattutto alla schiena e con il volto sfigurato. Ascoltati dagli investigatori i vicini di casa della vittima la descrivono come una persona tranquilla, che viveva da solo da una decina d’anni in questa zona residenziale a tranquilla della città, vicino al fiume Reno. Nessuno ha sentito urla né rumori sospetti. Poi la svolta nelle indagini, inaspettata quanto rapidissima. F.F., 33 anni di Cento, amico della vittima ha confessato di essere l’assassino. Ieri sera l’uomo è stato interrogato a lungo dai carabinieri di Cento del Nucleo Investigativo e anche al pm ha raccontato di aver sferrato lui le micidiali coltellate a Marco Paltrinieri, dopo una serata trascorsa insieme. Stando alla primissima ricostruzione non ci sarebbe un movente, ma solo banali motivi e qualche bicchiere di troppo.

ELEONORA DOTTORI

D: L’assenza di motivi reali dietro l’omicidio possono essere considerati “futili motivi”?

R: Se davvero l’omicidio fosse maturato senza alcun reale motivo, sicuramente potrebbe applicarsi l’aggravante dei futili motivi. Ma sarà compito della magistratura scavare sulla vita dei due per capire se, in realtà, vi potesse essere qualche ragione che ha mosso la mano del presunto omicida. Inoltre, per come i fatti sono stati descritti, potrebbe applicarsi la ulteriore aggravante delle sevizie e crudeltà, che porterebbero la pena base all’ergastolo.

AVV.TOMMASO ROSSI

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