Calcioscommesse, nuovi dettagli sull’arresto del calciatore Andrea Masiello

BARI, 3 APRILE ’12 – Da giorni si attendeva un nuovo arresto nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscomesse, portata avanti su tre filone dalle procure di Napoli, Bari e Cremona, e infatti ieri sono scattate le manette ai polsi di Andrea Masiello, ex difensore del Bar, ora con la maglia dell’Atalanta. Oltre a lui sono finiti in carcere due suoi amici scommettitori, Giovanni Carella e Fabio Giacobbe, possibili complici della partite combinare e disputate dal Bari nello scorso campionato di Serie A. L’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

Il clamoroso autogol. Chi non ha creduto alla disperazione di Andrea Masiello in occasione dell’autogol segnato nella partita Bari-Lecce dello scorso campionato, terminata 0-2 e costata la retrocessione ai biancorossi e la permanenza nella massima serie alla formazione salentina? Ebbene quella messa in scena ha permesso a Masiello di intascare 50mila euro, mentre gli amici scommettitori Carella e Giacobbe erano in un albergo di Lecce a contare 180mila euro gentilmente portati da un faccendiere su cui la polizia sta stringendo il cerchio. Masiello aveva negato in più interrogatori di aver spinto il pallone nella propria porta volontariamente e solo pochi giorni fa l’ammissione è arrivata al pm Ciro Angelillis in una nota, dove l’ex difensore del Bari scrive: “Voglio aggiungere che, quando il risultato era sullo 0-1, ho sfruttato un’occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l’esito di sconfitta per il Bari e per poter – quindi – ottenere il pagamento promessomi, realizzando così l’autogol con cui si è concluso l’incontro”. Dallo stesso video che immortala l’autogol a pagamento si sente il portiere Gillet imprecare contro Masiello perché quel pallone senza la sua deviazione sarebbe andato fuori.

Gli amici di Masiello. Quelli di Giacobbe e Carella, nomi forniti da Masiello alla procura, comparirebbero in alcuni verbali di un interrogatorio effettuato per far luce su una partita presumibilmente combinata, Bologna-Bari del 22 maggio 2011, finita 0-4. Gli amici-scommettitori si erano recati a Bologna probabilmente per incontrare il difensore della squadra di casa, Daniele Portanova, e convincerlo a truccare la partita. Questa vicenda sarebbe stata riferita dallo stesso Masiello al pm barese Ciro Angelillis, aggiungendo che Portanova aveva opposto un netto rifiuto alla proposta.

Calciatori e “tifosi”. Nelle 93 pagine del provvedimento restrittivo emesso dal gip di Bari, Giovanni Abbattista, e notificato ieri a Masiello, Carella e Giacobbe, si legge anche che alla termine della stagione scorsa diversi giocatori della formazione biancorossa erano già sul mercato, pronti per essere ceduti al migliore offerente da alcuni beniamini della Curva Nord dello stazio San Nicola. Insomma sarebbero stati gli stessi tifosi, convinti dalle prestazioni non eccezionali di alcuni giocatori, a fare mercimonio degli stessi “in favore del migliore offerente pur di conseguire un utile in denaro”. I giocatori del Bari dal canto loro avrebbero venduto le partite “anche contemporaneamente su più tavoli, sia che gli interlocutori fossero stranieri senza scrupoli (…) sia che si trattasse di allibratori, faccendieri e ristoratori locali, della cui compagnia, peraltro, gli atleti biancorossi, o almeno alcuni di essi, erano soliti circondarsi”. Nel provvedimento il gip sottolinea anche che “la stagione calcistica si era rivelata oltremodo fallimentare, si profilava il rischio concreto di non vedersi più elargire gli stipendi da parte della società che era in crisi, dopo la retrocessione le quotazioni di mercato (inteso questa volta come mercato calcistico, ndr) dei singoli giocatori erano in intuibile ribasso e nella singolare interpretazione, affetta da distorta logica machiavellica, delle proprie prestazioni resa da parte di simili atleti professionisti il fine di lucro giustificava pur sempre il mezzo”.

Il protocollo Masiello. L’autore della clamorosa autorete avrebbe creato un vero e proprio “protocollo Masiello” sfruttando le conoscenze maturate nel mondo calcistico professionistico e utilizzando informazioni privilegiate per orientare le scommesse e condizionare le prestazioni degli altri compagni di squadra, i cambio di denaro. La reputazione di Masiello, secondo il gip Abbattista,deriva direttamente dal campo di calcio e quindi dalle conoscenze maturate “all’interno dell’elite del movimento calcistico e della serie A nazionale da utilizzare all’occorrenza”. Anche il ruolo di difensore rivestito dal giocatore non è di secondo piano, anzi Masiello sarebbe riuscito ad avvicinare calciatori avversari visto che per manipolare l’esito delle gare è necessaria una talpa proprio in quella veste, come accaduto in Udinese-Bari e Bari-Bologna, “perché in grado di condizionare in ogni momento il risultato finale degli incontri di calcio, magari con un’autorete; le partite che meglio si prestano alla combine sono, per lo più, quelle di fine stagione, quando l’interesse dei tifosi, l’impegno dei calciatori ed anche la pressione mediatica sono ormai allentati”. A spingere il gruppo sarebbe il guadagno facile a cui i tre indagati (Masiello e gli amici-scommettitori), accomunati da una passione viscerale per le giocate sul calcio, ambivano in modo ossessivo.

Pepe rifiutò, Bonucci disse di sì”. Dall’inchiesta spuntano anche i nomi di due giocatori della Juve, Simone Pepe e Leonardo Bonucci, che però non sono indagati. All’epoca dei fatti i due militavano all’Udinese e al Bari e sarebbero stati chiamati in causa proprio dal difensore dell’Atalanta arrestato ieri. Masiello in un interrogatorio dello scorso febbraio, in riferimento a Udinese-Bari, finita 3-3 nel campionato 2009-2010, avrebbe raccontato che quanto con la squadra era in ritiro a Udine Salvatore Masiello (altro calciatore del Bari) aveva telefonato a Simone Pepe, all’epoca centrocampista dei friulani, per convincerlo ad aderire alla combine, ma lo stesso rifiutò. Nel medesimo interrogatorio Masiello fa anche il nome di Leonardo Bonucci raccontando che in seguito alla proposta del ristoratore Nicola De Tullio, che consisteva nel pagamento in denaro in caso la partita finisse con un certo numero di gol, c’era stato un incontro negli spogliatoi con alcuni giocatori accondiscendenti. Oltre a Bonucci sarebbero stati presenti anche Nicola Belmonte, Salvatore Masiello e Alessandro Parisi. Sentito come testimone dai magistrati baresi il calciatore juventino avrebbe smentito il racconto di Masiello: “Le affermazioni di Masiello sono assolutamente false, perché la settimana prima della partita ero stato lontano dalla squadra in quanto convocato in Nazionale. Escludo categoricamente di aver ricevuto queste proposte”.

Verosimile il coinvolgimento di altri calciatori.

Il sistema portato alla luce dall’inchiesta rivelerebbe secondo il giudice un protocollo postato avanti nel corso delle ultime due stagioni del campionato di calcio nazionale di Serie A, e che vede coinvolti professionisti del Bari unitamente ad altri individui vicini a questi ambienti. Lo scopo di questo sistema è ormai noto: garantire vincite sicure ai componenti dell’associazione falsando l’esito di alcune partite. Per questo motivo secondo il gip, assumono un ruolo fondamentale gli stessi calciatori che in prima persone, scendendo materialmente in campo, potevano condizionare il risultato tecnico e avevano le giuste conoscenze all’interno del movimento calcistico nazionale. Per questo motivo non è da escludersi a priori il coinvolgimento di altri giocatori.

Anche gli ultrà vogliono perdere le partite. Un sistema così organizzato che non poteva esimere i tifosi in curva. Sembra infatti che gli ultrà abbiano minacciato i giocatori affinché perdessero sul campo, in modo da garantire loro una vincita in denaro puntando sulla sconfitta della loro squadra. Ciò viene raccontato dall’ex centrocampista barese Marco Rossi, ora al Cesena, nell’interrogatorio del 27 dicembre scorso: “poco prima della partita Cesena-Bari del 17 aprile 2011, alcuni capi ultrà avevano intimato ai rappresentanti dei giocatori, tra cui il portiere Gillet e lo stesso Andrea Masiello, di perdere le successive due partite di campionato, ovvero Cesena-Bari e Bari-Sampdoria, in quanto avevano essi stessi scommesso sulla sconfitta del Bari”. Minacce alle quali non avrebbero ceduto i giocatori, stando a quanto detto da Rossi.

Gillet fa i nomi di tre capi ultrà. Anche l’allora capitano del Bari ora al Bologna, il portiere Jean Francois Gillet, era stato minacciato dagli ultrà. Lo riferisce lui stesso in un interrogatorio in cui fa i nomi ci tre capi della tifoseria, presumibilmente gli autori delle intimidazioni ricevute per perdere alcune partite. Raffaele Lo Iacono, Roberto Sblendorio e Alberto Savarese sarebbero stati riconosciuti in foto dal portiere che ha riferito di aver subito minacce in occasione dell’incontro Cesena-Bari, intimidazioni alle quali non avrebbe ceduto. Queste le parole dei tifosi riportate da Gillet a verbale “Aho, siete ultimi, avete fatto questo campionato di m… non vi è mai successo niente, nessuno ha preso mazzate e cose varie, domani dovete perdere. Basta, non c’è stato niente da dire, così”. E al rifiuto dei giocatori gli ultrà avrebbero risposto “Va beh, da ora fino alla fine non si sa mai che cosa può succedere, tu vivi a Bari, non si sa mai”. Il Bari ha comunque perso quell’incontro per 1-0.

Almiron grida “venduti” ai suoi compagni. A pochi giorni dallo scorso Natale la procura di Cremona aveva eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare relativamente all’inchiesta sul calcioscommesse mentre a Bari venivano chiamati dalla polizia giudiziaria il factotum del Bari, Angelo Iacovelli in manette dallo scorso febbraio, e il ristoratore barese Nicola De Tullio, ex titolare anche di alcune agenzie di scommesse e coinvolto in un’altra indagine. In attesa dell’interrogatorio i due vengono fatti sedere in una sala dove è stato posizionato un microfono che ha registrato le confidenze fatte l’un l’altro sulle partite truccate dagli ex giocatori del Bari che definiscono “luridi e pieni di m…”. Riferendosi a Bologna-Bari del 22 maggio scorso, finita 4-0, Iacovelli dice a De Tullio “Sicuramente Bologna-Bari l’hanno fatta loro”, accennando ad alcuni giocatori tra cui Andrea Masiello. Apostrofati pesantemente anche Ghezzal e Belmonte. Sul centrocampista Almiron rivelano che aveva rimproverato i suoi compagni “gli diceva venduti! Vi siete venduti”.

Tre filoni dell’indagine.A Bari si sta lavorando per far luce su tre filoni dell’indagine, scaturiti da una segnalazione relativa alla partita di Coppa Italia Bari-Livorno del primo dicembre 2010, finita 4-1. in quell’occasione si registrò un anomalo flusso di scommesse soprattutto tra il primo e il secondo tempo. Ecco quindi che il primo filone riguarda il ruolo di alcuni calciatori, il secondo le infiltrazioni degli scommettitori esteri, e quindi il ruolo della criminalità organizzata nel sistema scommesse.

ELEONORA DOTTORI

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One Response

  1. Tommaso Rossi
    Tommaso Rossi at |

    Bravissima Eleonora Dottori!

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