Calcioscommesse: minacciavano i giocatori per pilotare le partite,capi ultrà arrestati a Bari

BARI, 9 MAGGIO ’12 – Minacciavano i loro beniamini per pilotare i risultati delle partite e vincere somme importanti nelle scommesse fatte. I capi ultrà biancorossi finiti agli arresti, con l’accusa di concorso in violenza privata aggravata, sono Raffaele Lo Iacono, Roberto Sblendorio e Alberto Savarese, indicati proprio dai giocatori del Bari Marco Rossi, che ora veste la maglia del Cesena, e dal portiere Jean Francois Gillet, adesso tra i pali del Bologna. I tre indagati avrebbero minacciato alcuni calciatori del Bari per assicurarsi la sconfitta in almeno tre partite del campionato di Serie A 2010-2011 e intascare così i soldi delle scommesse fatte. Sia Rossi che Gillet, interrogati nei mesi scorsi il primo come indagato l’altro come testimone, hanno sostenuto che tali richieste non sarebbero state esaudite. In ogni caso questi arresti aggiungono un tassello importante alle indagini sul calcioscommesse su cui sta lavorando la procura di Bari.

Le partite in esame. Le partite su cui si sta concentrando l’attenzione degli investigatori risalgono al campionato di Serie A 2010-2011 quando il Bari retrocesse. Nello specifico si tratta di Bari-Chievo del 20 marzo 2011, finita 1-2, Cesena-Bari del 17 aprile, vinta dalla squadra di casa e Bari-Sampdoria (i blucerchiati con una sola rete condannavano matematicamente il Bari in Serie B). Marco Rossi nel corso dell’interrogatorio avrebbe rivelato agli investigatori che alcuni capi ultrà avevano minacciato Gillet e Andrea Masiello, rappresentanti dei giocatori, di perdere contro il Cesena e contro la Samp perché tale era la scommessa giocata. Gillet avrebbe confermato quanto detto dall’ex compagno di squadra relativamente al match con il Cesena e avrebbe riconosciuto in foto Lo Iacono, Sblendorio e Savarese. Il portiere ha messo a verbale quanto detto dagli ultrà: “Siete ultimi non vi è mai successo niente, nessuno ha preso mazzate e cose varie, domani dovete perdere”. Dinanzi al rifiuto di Gillet gli ultrà avrebbero risposto ancora con tono minaccioso: “Da ora fino alla fine non si sa mai che cosa può succedere, tu vivi a Bari, non si sa mai”. Fatto sta che quelle partite il Bari le ha perse davvero, entrambe con un gol di scarto.

ELEONORA DOTTORI

D: L’accusa per i tre ultrà è concorso in violenza privata aggravata. Di che si tratta e quali le pene previste?

R: Il reato di violenza privata punisce chiunque con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa ed è punito (nelle ipotesi non aggravate) con la reclusione fino a 4 anni. In questo caso il reato è commesso in concorso da più persone ed è aggravato (con pena genericamente aumentata) per essere stato commesso da più persone riunite.

AVV.TOMMASO ROSSI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply