Calcioscommesse: Giacobbe e Carella accusano l’amico Masiello. Spuntano altri calciatori

BARI, 4 APRILE ’12 – L‘inchiesta della procura di Bari sul calcioscommesse non è ancora conclusa e il mondo del calcio trema. Dopo l’arresto di Andrea Masiello, ex difensore del Bari poi all’Atalanta, e dei suoi amici-scommettitori Giovanni Carella e Fabio Giacobbe, non si escludono altre manette ai polsi di giocatori ed ex della Serie A, che non figurano tra gli indagati. Tremano i giocatori, gli addetti ai lavori e le società poiché tutti oramai hanno capito che Masiello vuoterà il sacco con i giudici, consci del fatto che il difensore non può aver fatto tutto quanto da solo ma che sicuramente ha avuto dei complici, magari colleghi di altre squadre. Tira un’aria pesante a casa del Bari e del Lecce ma anche altrove non c’è tranquillità visto che gli investigatori sarebbero vicini ad identificare il “mister x” che avrebbe consegnato a Masiello e al resto della combriccola 230mila euro dopo il derby perso dal Bari contro il Lecce, grazie anche all’autogol appositamente segnato dal difensore. Il Bologna, la Sampdoria, il Palermo e il Genova sono state tirate in ballo dagli indagati, tra questi Marco Rossi, ex compagno di squadra di Masiello, che in un interrogatorio di gennaio ha raccontato di aver ricevuto dal difensore proposte per 400mila euro in caso di sconfitta per almeno quattro partite del campionato 2010-2011, che sarebbero Bari-Sampdoria, Palermo-Bari, Bari-Lecce e Bologna-Bari.

Masiello non poteva fare tutto da solo.

Il mondo del calcio non dorme sonni tranquilli perché è chiaro che Masiello non poteva organizzare e gestire un sistema del genere tutto da solo. E di questo ne danno conferma il factotum del Bari, Angelo Iacovelli, e il ristoratore Nicola De Tullio, entrambe indagati. Quando l’ex capitano dell’Atalanta, Cristiano Doni, finì in carcere De Tullio e Iacovelli furono intercettati. Il primo chiese al secondo come poteva Masiello aver fatto tutto da solo e Iacovelli rispose: “Sicuramente non è che te lo vengono a dire. Non poteva mai fare da solo”. Quel poco che basta per far capire a De Tullio Parole che i calciatori arrestati a Cremona “sono i veri colpevoli… i giocatori, il sistema e cose…”.

Gli altri calciatori coinvolti.

I pm ritengono che oltre a Masiello quando si organizzavano le combine ci fossero anche altri calciatori, in primis gli allora compagni di squadra del difensore, come Marco Rossi, che ha collaborato con gli inquirenti, Alessandro Parisi, Simone Bentivoglio e Nicola Belmonte. Tutti hanno rigettato la possibilità di un coinvolgimento ma la loro posizione non è affatto chiara anche perché Rossi, raccontando della proposta prima di Bari-Lecce, riferisce che nella stanza d’albergo “eravamo gli stessi di Udinese-Bari”, quindi, oltre e lui e Masiello anche Parisi e Bentivoglio. Belmonte del Siena, secondo il racconto di Masiello, era in contatto con Antonio Bellavista finito in cella nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Cremona per via del collegamento con il gruppo degli “zingari”, e indagato anche dalla procura di Bari. Da definire anche la situazione del difensore del Bologna, Daniele Portanova, tirato in ballo da Iacovelli che avrebbe raccontato ai pm che dopo il fallimento di Palermo-Bari, Masiello aveva fatto proprio il nome di Portanova come contatto per la gara Bologna-Bari, con la quale gli scommettitori potevano rifarsi dei soldi perduti. Il difensore del Bologna nega qualsiasi coinvolgimento ma ai pm riferisce che il Bologna delle combine era perfettamente a conoscenza, visto che era stato lui stesso, dopo aver incontrato gli emissari di Masiello, a mettere in guardia l’intera squadra.

I tre arrestati.

Sarà l’interrogatorio di Masiello a fornire altri informazioni utili per far luce sulla vicenda. Al momento gli amici scommettitori del difensore avrebbero respinto tutte le accuse puntando il dito l’uno contro l’altro. Carella avrebbe detto di aver visto le mazzette nella macchina di Masiello e di ave proposto soldi ai giocatori per il derby ma che furono rifiutati.

I dubbi di Bortolo Mutti e il riscatto della società.

L’allora allenatore del Bari, Bortolo Mutti, in un’intervista concessa di recente ammette che “Rivedendo certe cose i dubbi vengono” e dice che non si sarebbe mai aspettato l’autogol “a pagamento” messo a segno da Masiello, un giocatore che conosceva bene. Mutti si dice amareggiato da questa storia e aggiunge: “Nessun alibi per la situazione finanziaria del club. Sono ragazzi che avevano già guadagnato bene e non penso che la mancanza nel pagamento di uno stipendio potesse compromettere la loro vita privata o mettere in difficoltà le loro famiglie”. Intanto sul sito la società del Bari ribadisce la propria posizione in merito alla vicenda che la vede coinvolta: “Difenderemo la nostra storia e quella del calcio della nostra terra”.

ELEONORA DOTTORI

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