Cade l’obbligo della custodia in carcere per lo stupro di gruppo

ROMA, 3 FEBBRAIO 2012 – La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha eliminato il previgente obbligo per il giudice di applicare la custodia cautelare in carcere, in presenza di gravi indizi di colpevolezza, per il reato di violenza sessuale di gruppo.La decisione è il logico approdo dell’interpretazione estensiva di una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, che ha ritenuto la norma introdotta nel 2009 (che prevedeva la custodia cautelare in carcere obbligatoria anche per i reati di violenza sessuale, laddove emergessero gravi indizi di colpevolezza) in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere «nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure». Nello specifico caso in analisi, la Cassazione, occupandosi di una violenza di gruppo su una minorenne avvenuta a Cassino, ha accolto il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il tribunale di Roma, il 5 agosto 2011, aveva confermato la custodia in carcere.I giudici della Suprema corte hanno motivato la loro decisione affermando che «l’unica interpretazione compatibile con i principi fissati dalla sentenza 265 del 2010 della Corte Costituzionale è quella che estende la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia in carcere anche agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato previsto all’art. 609 octies c.p.» (cioè la violenza sessuale di gruppo).

AVV.TOMMASO ROSSI

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