Caccia ai killer del vigile. Il collega straziato: “Non mi perdonerò mai di non aver sparato”


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MILANO, 14 GENNAIO ’12 – Proseguono senza sosta le indagini della polizia locale e della squadra mobile sulla morte di Nicolò Savarino, il vigile investito giovedì a Milano. Nelle ultime ore gli inquirenti avevano ritrovato il SUV Bmw X5 color bronzo che ha travolto il 42enne. E ora è caccia ai killer in fuga.

I due sarebbero già stati identificati, grazie anche ad alcuni video a disposizione degli inquirenti: si tratterebbe di due nomadi, uno di nazionalità tedesca e l’altro di origini slave, già noti alle forze dell’ordine in quanto pregiudicati. Il pm Mauro Clerici e il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti liberati, che indagano per “omicidio volontario” a carico di ignoti, hanno i nervi tesi per le fughe di notizie degli ultimi giorni, e raccomandano il silenzio assoluto sulla vicenda per non pregiudicare eventuali fermi. Nel frattempo, per le strade della città i vigili girano con un nastrino nero legato alle biciclette di servizio e Gabriele Specchier, il collega presente al momento della tragedia, non riesce a darsi pace.
Gabriele ha 33 anni, è un uomo grande e grosso, ma il dolore lo sta logorando. Pensa e ripensa al collega morto che, con l’esperienza di chi ha qualche anno in più, gli aveva insegnato tutto sul lavoro.
E si sfoga, Gabriele: “Avrei dovuto svuotagli il caricatore addosso, alla macchina” dice. “Avrei dovuto sparare alla macchina, e invece ho cercato di aggrapparmi alla bicicletta. Non me lo perdonerò mai” insiste.

Erano amici davvero Nicolò e Gabriele. Viaggiavano in coppia e avevano raggiunto un affiatamento perfetto sul lavoro. Si proteggevano a vicenda. Quando Gabriele ha visto Nicolò scomparire sotto il suv in corsa si è fatto sopraffare dallo choc e non ci ha pensato, confessa, ad impugnare la pistola, a sparare, a fermare i due pirati della strada. “Scrutavo a destra, a sinistra, Dio mio, Nicolò, dove sei? Non usciva, non usciva più” ha detto sconvolto. E ora, di Gabriele e Nicolò insieme, e di quel raro e bellissimo esempio di generosità, di positività e di amicizia sul lavoro, rimarranno solo ricordi. E una bella foto di un pranzo in campagna tra colleghi, con un sorriso spensierato e un bicchiere di vino in mano.

FEDERICA FIORDELMONDO

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