Brindisi: scuola al centro dell’indagine. Il radiotecnico: ‘ora lasciatemi in pace’.

BRINDISI, 24 MAGGIO ’12 – Proseguono serrate le indagini sull’attentato all’istituto professionale ‘Morvillo Falcone’ di Brindisi, che sabato scorso è costato la vita alla giovane studentessa Melissa Bassi. Mentre alla memoria della ragazza sedicenne sarà dedicata l’intestazione della piazza e del parco pubblico, il radiotecnico 55enne sentito in Questura come presunto attentatore e poi scagionato dai sospetti degli inquirenti, ora chiede di essere lasciato in pace. Sbattuto sui giornali e sulle tv come il potenziale assassino di Melissa, come un killer spietato solo per la menomazione alla mano che lo accomuna al killer di Brindisi. Ha vissuto una giornata da incubo, ha rischiato il linciaggio mentre veniva portato in Questura per essere sentito. I sospetti che si trasformavano in odio e pregiudizio.

Le indagini e la condanna di Napolitano. L’attentato di Brindisi è stato fatto da qualcuno che aveva un rapporto molto stretto con la scuola o un attacco all’istituto in quanto simbolo. Sono queste le due piste privilegiate dagli investigatori, convinti altresì che l’attentatore aveva un buon livello di organizzazione, una competenza assolutamente non comune in fatto di elettronica e non ha agito da solo. Dure le parole del capo dello Stato Giorgio Napolitano, a Palermo ieri per ricordare la strage di Capaci. “Avranno la risposta che si meritano: se hanno osato stroncare la vita di Melissa e minacciare quella di altre sedicenni, la pagheranno e saranno assicurati alla Giustizia”, ha detto pienamente condiviso nel suo intento dal premier Mario Monti, il quale ha definito l’attentato un “gesto atroce”.

La pista investigativa seguita, sembra non portare ad una parente di un collaboratore di giustizia, che si trovava tra gli studenti di Mesagne appena scesi dall’autobus. Le verifiche sarebbero state concluse senza trovare alcun riscontro. Gli investigatori continuano gli accertamenti: ieri sono stati effettuati altri sopralluoghi a Brindisi, cui ha partecipato anche il capo della Direzione centrale anticrimine Francesco Gratteri. Sono state sentite altre persone, raccolte nuove testimonianze. Di concreto, in questa difficile e intricata inchiesta, c’è solo quel video dell’attentatore. Ma non è nitido, non si distingue il volto dell’attentatore. Si attendono le relazioni tecnico-scientifiche sui reperti raccolti dopo l’esplosione davanti alla scuola e sulle celle agganciate in quella zona, la mattina dell’attentato.

Il presunto attentatore sentito e perseguitato.

E’ stato scambiato per l’assassino. Lui, il radiotecnico 55enne con la mano offesa è stato sentito in Questura, messo sotto torchio per ore e poi scagionato. Ma in alcuni quotidiani il suo nome è venuto fuori troppo presto, troppo presto è stato additato come il possibile mostro che ha stroncato la vita di Melissa e messo in pericolo quella di Veronica e di altre otto ragazze. Scagionato da quei sospetti, ora l’uomo intervistato di spalle sul canale Corriere.it chiede solo di essere lasciato in pace. “Chiaramente è stato un incubo, però per fortuna hanno capito che sono onesto”. Domenica sera era stato diffuso il video, i primi fotogrammi del killer che schiacciava il pulsante della morte. Quella mano offesa ha ingannato tutti e portato a indagare sul radiotecnico, che è stato accompagnato in Questura fino alle 3 del mattino, sentito insieme alla figlia di tre anni (“non potevo lasciarla sola, è stata un po’ distratta”). La sua casa perquisita. “Sabato mattina – racconta l’uomo al Corriere.it – ero qui a casa, a 300 metri, stavo dormendo. Ho sentito l’esplosione e ho pensato subito chiaramente a qualcosa di grave. Tre ore dopo sono uscito di casa per andare al negozio di elettronica”. L’uomo dice di non aver paura della reazione della gente. “So che la gente si renderà conto della realtà. È palese, non c’entro niente, è stata una giornata intera da dimenticare”.

TALITA FREZZI

 

D: L’uomo sospettato e interrogato, potrebbe a sua volta denunciare i magistrati per essere stato prelevato da casa come un delinquente,per la perquisizione della sua abitazione?

R: Esiste in Italia un reato che si chiama arresto illegale, che punisce il pubblico ufficiale che procede ad arresto abusando dei poteri inerenti la sua funzione. Qui in realtà c’era un soggetto sospettato, o quantomeno attenzionato che è stato sentito per verificare ed incrociare gli elementi indiziari a suo carico con la sua versione. Non potrebbe in alcun modo denunciare nessuno.

D: I quotidiani o i siti che hanno riportato il suo nome prima che vi fosse un accertamento ufficiale, potrebbero avere dei guai?

R: Dipende come hanno dato la notizia. Cioè se è stato indicato come colpevole, o presunto tale, o se invece ci si è limitati a riportare la notizia che il soggetto era stato sentito in quanto su di lui vi erano degli elementi indiziari da verificare.

D: Quale l’accusa contestata al killer o ai killer di Melissa?

R: Il reato di strage, che punisce con l’ergastolo chi, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità, cagionando la morte anche di una sola persona.

D: La scuola Morvillo Falcone e il Comune di Brindisi potrebbero costituirsi parte civile nel processo insieme ai familiari di Melissa e degli studenti feriti?

R: Certamente sì, in quanto soggetti danneggiati dal reato, potranno entrare nel processo penale come parte civile al fine di ottenere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali gravissimi cagionati dall’autore del fatto.

AVV. TOMMASO ROSSI

 

 

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