Brescia, strage familiare: uccide la ex e altre tre persone, fermato camionista

BRESCIA, 4 MARZO ’12 – Strage familiare questa notte a Brescia. Un uomo di 34 anni, Mario Albanese, di professione autotrasportatore, è stato fermato dai carabinieri e dalla squadra mobile di Brescia che lo ritengono l’autore del massacro consumato alle 3,30 in via Raffaello. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti alla base dell’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe agito da solo e avrebbe ucciso l’ex moglie Francesca Alleruzzo (45 anni, maestra elementare) ed altre tre persone. L’autotrasportatore avrebbe atteso in strada, davanti casa, che l’ex moglie e il nuovo compagno Vito Macandino (58 anni) rientrassero. Quando la coppia si è trovata di fronte l’uomo, armato, ha cercato di calmarlo, di parlare, ma non ci sarebbe stato nulla da fare: Mario Albanese avrebbe sparato senza pietà, uccidendoli sul colpo. Poi si sarebbe recato nell’abitazione dove, trovando la figlia ventenne di lei, Chiara Matalone, (avuta da una precedente relazione) in compagnia del fidanzato coetaneo, Domenico Tortorici, avrebbe sparato di nuovo e crivellato di colpi anche i due ragazzi. Senza pietà. L’uomo ha risparmiato nella sua furia omicida i tre figli (rispettivamente di 3, 10 e 7 anni) avuti dalla ex moglie, che stavano dormendo in un’altra stanza della villetta.

Una strage senza ancora un movente. L’uomo, ancora con la pistola in pugno, è stato fermato poco dopo la mattanza vicino a via Raffaello da un carabiniere del Nucleo radiomobile di Brescia, che abita nelle vicinanze. Il militare, libero dal servizio, era stato svegliato dalle grida e dagli spari provenienti dalla strada. Senza esitazione ha agito da solo, ha avvicinato l’uomo – in stato confusionale, con la pistola in pugno ancora calda di tanta morte seminata – e dopo una colluttazione è riuscito a disarmarlo. Sono quindi intervenuti anche i militari e la squadra mobile della Questura di Brescia. L’uomo è ancora sotto interrogatorio e pare si sia avvalso della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica di quella mattanza e i motivi che avrebbero spinto il 34enne a sparare. Ancora sbiaditi i contorni di questa terribile vicenda, che saranno chiariti nel corso delle indagini.

TALITA FREZZI

D: Di quali reati sarà accusato l’uomo?

R: Omicidio, bisognerà capire se premeditato o no. Aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà, dai rapporti familiari. La pena di partenza potrebbe essere l’ergastolo.

D: Quando un omicidio è premeditato e quando no?

R: La premeditazione si ha quando vi è l’intenzione di uccidere già in fase precedente alla realizzazione, dove cioè l’omicidio è stato giù pensato, organizzato e studiato nei dettagli organizzativi.

L’omicidio d’impeto è, invece, quando il soggetto, lì per lì, al momento dell’azione, decide di uccidere.

D: Che differenza c’è tra fermo e arresto?

R: Per procedere all’arresto o al fermo debbono sussistere alcuni precisi presupposti. In particolare per l’arresto necessitano la natura del reato quale delitto non colposo, lo stato di flagranza (che si verifica quando un soggetto viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero, subito dopo il reato, viene inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima) e la gravità del fatto (punibilità in astratto nel minimo con almeno 5 anni di reclusione e nel massimo con almeno 20 anni o ergastolo).

Per il fermo, invece, necessitano la natura del reato che deve essere un delitto anche colposo, la gravità dello stesso desumibile dalla sanzione (reclusione pari, nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6 anni oppure ergastolo) o dal tipo di reato (delitti concernenti armi da guerra o esplosivi), il pericolo di fuga derivante anche dall’impossibilità di identificare l’indiziato. Non serve dunque lo stato di flagranza.
Il fermo viene in alternativa disposto d’urgenza dagli agenti di P.G. prima che il PM abbia assunto la direzione delle indagini, subito dopo i fatti, oppure con decreto emesso dal PM a cui materialmente daranno esecuzione le forze di polizia.

AVV.TOMMASO ROSSI

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