Bossi jr condannato per aver tirato gavettone con candeggina a militante di Rifondazione

ROMA, 3 APRILE ’12 – Condannato dal giudice di Pace di Gavirate per ingiuria e lesioni Roberto Bossi, il figlio 21enne di Umberto Bossi nonché fratello del trota Renzo. I fatti risalirebbero al marzo 2010 quando in via Garibaldi a Laveno Mombello, alla vigilia delle elezioni amministrative, Roberto avrebbe insultato e lanciato dei gavettoni alla candeggina verso Luigi Schiesaro, 49 anni, militante di Rifondazione Comunista, che stava attaccando alcuni manifesti negli appositi spazi elettorali. A Schiesaro sono state riscontrate lesioni guaribili in una settimana e Bossi jr è stato condannato a pagare una pena pecuniaria di 1.400 euro e a risarcire i danni morali e biologici al 49enne. I legali di Schiesaro, Massimiliano D’Alessio e Martina Bianchi, raccontano che Roberto Bossi all’epoca dei fatti aveva 19 anni e si trovava a bordo di una Fiat Ulisse con un amico quando ha aggredito verbalmente e a gavettoni l’uomo, sostenendo di essere stato colpito con l’asta di una bandiera, tanto che Schiesaro era stato trattenuto in caserma per tutta la notte. La vicenda si è ora conclusa con soddisfazione per gli avvocati D’Alessio e Bianchi che hanno commentato “Un gesto di arroganza vile è stato punito come meritava, giustizia è fatta”.

ELEONORA DOTTORI

D: Cosa si intende per danni morali e biologici?

R: Sono tutti quei danni non patrimoniali che provocano una lesione dell’integrità psichica o fisica, quantificabile patrimonialmente.

D: Quando si parla di ingiuria?

Il bene giuridico tutelato dal norma che sanziona il reato di ingiuria è l’onore che viene inteso sia n senso soggettivo quale sentimento ed opinione che ognuno ha di sé e sia in senso oggettivo ossia il rispetto e la stima di cui ciascuno gode nel contesto sociale di appartenenza (c.d. reputazione).

Quando una condotta (tentata o consumata) è idonea a ledere detto bene allora si configura l’ingiuria.

D: Come viene sanzionata l’ingiuria?

R: La pena prevista è quella della reclusione fino a sei mesi o della multa fino a 516 euro.Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino ad 1 anno o della multa fino ad 1.032 euro, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Infine le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.

AVV.TOMMASO ROSSI

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