Boss uscivano dal carcere fingendo la depressione. Arrestati anche due medici ed un avvocato

Nella foto una scena del film "Terapia e pallottole"

REGGIO CALABRIA, 21 GENNAIO ’12 – Se prima era uno a far finta di essere depresso, adesso saranno in tre a dover fingere la patologia se vogliono uscire dal carcere. Giuseppe Pelle boss della ‘ndrangheta di San Luca utilizzava proprio questo metodo per farla franca e in più occasioni era riuscito ad uscire da galera. Un po’ come il Robert De Niro boss depresso in “Terapia e pallottole” con Billy Crystal nei panni dello psichiatra (nella foto). Questa volta però i Carabinieri del Ros e quelli del comando provinciale di Reggio Calabria hanno capito il gioco e individuato due medici che gli avrebbero in più occasioni diagnosticato la cosiddetta “depressione maggiore”, uno dei disturbi più gravi ma di difficile dimostrazione ma semplice da interpretare per un attore non professionista. Insomma stando alla cartella clinica Giuseppe Pelle, detto “Gambazza”, era l’uomo più depresso del mondo e con una situazione del genere il carcere lo si evita. E questo oltre al boss lo sapevano anche i due medici che lo hanno aiutato cioè Guglielmo Quartucci, 59 anni della provincia di Cosenza, responsabile in una casa di cura per malattie neuropsichiatriche nel Cosentino, e Francesco Moro, 57 anni di Reggio Calabria in servizio per il 118 di Locri. Oltre a loro la misura cautelare è stata presa nei confronti anche di Pelle e del figlio, già detenuti, e della moglie del boss, Marianna Barbaro, mentre l’avvocato Marcello Cornicello si trova ai domiciliari. Grazie alle intercettazioni telefoniche sono state aperte diverse inchieste che hanno portato all’arresto anche di alcuni politici. Nelle telefonate si parla di fare “un film bello pulito” ossia di mettere in scena gli attacchi depressivi a regola d’arte. La trama era semplice: Pelle doveva chiamare il 118 accusando un falso malore legato alla depressione che non aveva. All’arrivo dei sanitari c’era Francesco Moro in servizio a Locri, che gli rilasciava un certificato che confermava il malore inesistente. Guglielmo Quartucci lo aiutava già dal 2008 quando lo ha fatto ricoverare a Villa degli Oleandri, la clinica dove era il responsabile, sempre per via della depressione maggiore. Anche nelle intercettazioni telefoniche sarebbe emersa l’accondiscendenza del medico nei confronti della famiglia mafiosa. Ma qualcosa Quartucci aveva capito e così si era rivolto a Mario Puntillo, un dipendente della Telecom, adesso indagato a piede libero, per chiedere se la sua utenza era stata posta sotto controllo. Sono indagati in libertà anche lo psichiatra del carcere, Giuseppe Moro, il fratello dell’altro, e la sorella di Quartucci, Rosaria, che era il direttore sanitario della clinica che aveva ricoverato il boss. Secondo i risultati delle indagini, confermati anche dal collaboratore di giustizia Samuele Lovato prima nel clan dei Forastefano, Guglielmo Quartucci aveva aiutato anche Andrea Conforti, un poliziotto che era finito in carcere per aver cercato di ammazzare la moglie. Pochi mesi dietro le sbarre per un tentato omicidio e poi l’intercessione di Quartucci e dell’avvocato Marcello Cornicello gli hanno restituito la libertà.

ELEONORA DOTTORI

D: Chi soffre di depressione non può scontare una pena in carcere? Dove la sconterà allora?

R: Dipende ovviamente dal livello di gravità della malattia. Il diritto alla salute è un diritto costituzionale che prevale su ogni altra finalità costituzionale tra cui anche lo scopo rieducativo della pena. Ma, ovviamente, l’ordinamento penitenziario prevede, nei casi di necessità, che il diritto alla salute venga contemperato con le previsioni di legge in punto di pena detentiva o misure alternative.

In carcere sono assicurate le cure mediche anche specialistiche (con visite da parte di medici “esterni”), e comunque è prevista la possibilità che il soggetto detenuto sia accompagnato di volta in volta in ospedale per sottoporsi ai necessari trattamenti diagnostici e terapeutici.

E’ previsto, poi, che in caso di persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con presidi sanitari territoriali, il detenuto possa accedere alla detenzione domiciliare oltre i normali limiti di pena previsti, e cioè quando la reclusione anche residua non superi 4 anni.

Il codice penale prevede che, in caso di soggetto con AIDS conclamato o altra malattia particolarmente grave in stato così avanzato da non rispondere più ad ogni trattamento medico, per effetto della quale le sue condizioni risultino incompatibili con lo stato detentivo, l’esecuzione della pena possa essere rinviata.La stessa misura si applica in caso di donna incinta o di madre di infante inferiore ad un anno.

Per le stesse categorie di soggetti la legge di ordinamento penitenziario prevede inoltre che il Tribunale di Sorveglianza applichi, oltre ogni limite di pena, l’affidamento in prova o la detenzione domiciliare in luogo della detenzione.

D: Quali rati sono ravvisabili per Pelle? E per Quartucci e Cornicello?

R: Per i medici sarà ipotizzabile il reato di falso ideologico. Per tutti, immagino, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, quello per cui sono stati arrestati.

D: Quartucci e Cornicello sono stati arrestati e la stessa misura cautelare è stata disposta per il boss Pelle e suo figlio che però erano già detenuti. Come è possibile questo?

R: Un soggetto che si trova già in carcere in esecuzione pena per altro reato può egualmente essere raggiunto da una misura cautelare per altro reato, di modo che, nel caso in cui l’esecuzione pena termini, il soggetto dovrebbe ugualmente restare in carcere in esecuzione della misura cautelare.

AVV.TOMMASO ROSSI

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