Bimbo prelevato a forza in esecuzione di una sentenza:video shock. Analisi giuridica.

Fotogramma tratto da “Chi l’ha visto”

ROMA, 12 OTTOBRE ’12 – Un video choc dell’esecuzione di una sentenza della magistratura, mandato in onda nel corso della trasmissione di Rai3 “Chi l’ha Visto?” genera polemiche e indignazione. Nei pochi, difficili minuti di quel video amatoriale girato dai protagonisti della vicenda, si vede un bambino di 10 anni prelevato a forza mentre si trova a scuola. Scoppia la polemica, per i metodi utilizzati da assistenti sociali e medici.

“Chi l’ha visto?” mostra il video sull’esecuzione di una sentenza della magistratura, i cui metodi sono stati definiti “sconcertanti” dall’Ordine degli Assistenti sociali.

La madre del bambino è distrutta. Il figlio le è stato strappato da alcuni agenti in borghese mentre il piccolo si trovava alla sua scuola elementare di Cittadella (Padova), in esecuzione di un ordine della Corte d’Appello della sezione minori del Tribunale di Venezia. “E’ incivile che il nostro bambino sia stato portato via in questo modo”, ha detto la madre del bambino alla stampa. La donna, assieme ai nonni del piccolo e a una mezza dozzina di mamme, ha messo in atto ieri mattina una protesta con dei cartelli davanti alla scuola. Un provvedimento drammatico, esibito da un drappello di assistenti sociali, un medico, dal padre del bimbo e alcuni poliziotti che si sono presentati dopo mezzogiorno alla direttrice dell’istituto, Marina Zanon. Secondo l’ordine del Tribunale, si stabilisce l’allontanamento del minore dall’ambiente materno e il suo affido in via esclusiva al padre, con collocamento in una comunità.

Il padre del bambino avrebbe fatto sapere che adesso il piccolo è sereno, ma questo non lenisce le polemiche.

La mamma del piccolo ha raccontato alla stampa che è andata alla casa famiglia con il pediatra, “ho chiesto che il bambino venisse visitato, ma non mi è stato permesso. Leonardo è stato portato in comunità perché la Corte d’Appello di Venezia ha emesso un decreto sulla base del fatto che al bambino era stata diagnosticata la Pas (sindrome da alienazione parentale). Secondo il decreto – ha concluso la donna disperata – se il bambino non viene prelevato dalla famiglia materna e resettato in un luogo neutro, come una sorta di depurazione, non potrà mai riallacciare il rapporto con il padre. Tutto questo in base ad una scienza spazzatura che arriva dall’America”.

Il video choc.

Il video, mandato in onda dalla trasmissione “Chi l’ha Visto?”, mostra chiaramente il bimbo che viene portato via con la forza. Il piccolo, disperato, cerca di divincolarsi, invano e chiede aiuto. Intervengono anche due agenti dell’Ufficio minorenni della Questura. Due persone lo tengono per le gambe, un’altra lo afferra per le spalle, mentre lui tira calci. Cade a terra, viene trascinato via, mentre piange, urla e si dispera. Ma è tutto inutile, viene caricato su una macchina e portato via. Fuori dalla scuola ci sono la mamma e i nonni, riprendono la scena con una videocamera per denunciare il metodo usato da quegli agenti e assistenti sociali. Ci sono molti genitori, altri bambini. Il video choc, quelle immagini difficili, dure, vengono rimbalzate in queste ore su tutti i Tg. Alcuni, per la crudezza delle immagini, scelgono addirittura di non mandarle in onda, annunciando solo la notizia.

Il provvedimento di allontanamento del bambino.

L’intervento alla scuola elementare era l’ennesimo tentativo di portare via il bambino. Gli assistenti sociali avevano provato altre quattro volte, dal 25 agosto, a eseguire il provvedimento che toglie il piccolo alla madre (laureata in farmacia) per affidarlo al padre (un avvocato padovano). In tutte le precedenti occasioni, il bambino si era opposto aggrappandosi alla rete del letto per delle ore, tra urla e strepiti così forti da far sospendere l’esecuzione.

Aperta un’inchiesta. Le reazioni del mondo politico.

L’episodio ha suscitato indignazione ma anche delle reazioni e delle polemiche. Reazioni anche dal mondo politico. Il presidente del Senato Schifani, indignato, ha condannato i metodi adottati dagli agenti e richiesto un intervento immediato del capo della polizia Manganelli, che ha immediatamento aperto un’inchiesta interna. Il filmato integrale è stato trasmesso all’Autorità Giudiziaria per l’attività di competenza della stessa. Il capo della polizia Manganelli ha espresso “profondo rammarico per quanto accaduto”, scusandosi con i familiari del bimbo e assicurando “massimo rigore nell’inchiesta interna avviata”.

“Sono rimasta turbata, come tutti, da queste immagini – ha detto il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri – prima di dare giudizi o emettere sentenze attendo serena di conoscere il risultato dell’indagine immediatamente avviata dal Capo della Polizia”. L’Ordine degli Assistenti sociali ha commentato con durezza la vicenda. “Quello che abbiamo visto è molto grave e ci auguriamo che in futuro non venga più utilizzata la forza in situazioni analoghe – fa sapere il presidente del Consiglio nazionale Edda Samory all’Ansa – siamo sorpresi e scioccati dalle modalità con cui si è svolto l’intervento di allontanamento del minore. Una cosa salta all’occhio: l’allontanamento non era stato adeguatamente preparato. Qualsiasi persona, che sia un minore, un adulto o un anziano che deve essere allontanata, va preparata all’eventuale cambiamento. L’impegno dei servizi sociali è volto quotidianamente a evitare, quando possibile – prosegue Samory – gli allontanamenti famigliari, sempre dolorosi. A volte però la gravità della situazione è tale da far valutare l’allontamento necessario; in questo caso gli assistenti sociali sono disponibili a preparare le nuove condizioni, secondo il principio che il minore va tutelato e accompagnato all’allontanamento, in modo tale da recargli minore sofferenza possibile”. “E’ un episodio grave per le modalità in cui si è svolto – afferma Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – da anni in Italia auspichiamo una riforma della giustizia minorile che tarda ad arrivare. Una riforma che veda l’ascolto del minore come punto di partenza».

La posizione del Questore.

Lo stesso Questore di Padova, Vincenzo Montemagno, è intervenuto spiegando che “è stata una spettacolarizzazione messa in atto dai familiari materni in una vicenda complessa”, evidenziando inoltre che “è stato lo stesso padre del minore a chiedere un aiuto a un agente per prenderlo, visto che si divincolava, e farlo salire in auto”.

La scuola.

L’allontanamento coatto del bambino si è svolto a scuola. La preside Marina Zanon ha spiegato che pur essendo rimasta sconvolta e turbata da quanto ha visto, tutto si è svolto senza urla o scene strazianti, lontano dagli occhi dei compagni. “Abbiamo fatto uscire dalla classe i compagni dell’alunno destinatario del provvedimento del giudice e solo dopo sono entrati gli assistenti sociali e i poliziotti”, ha fatto sapere la dirigente scolastica. Ho visto le immagini di “Chi l’ha visto?”, fornite alla trasmissione dalla zia del piccolo, e mi hanno fatto piangere, perché penso alla situazione drammatica in cui si trova ora il piccolo”.

TALITA FREZZI

D: In quali casi il Tribunale dei minori può disporre l’allontanamento del minore dalla famiglia?

R: L’allontanamento di un minore dalla famiglia viene disposto dal Tribunale dei Minorenni quando quest’ultima non risulta in grado di prendersene cura in modo corretto ed adeguato oppure quando ci sono situazioni di violenza e/o maltrattamenti fisici e psicologici a danno del minore. A volte l’allontanamento è solo temporaneo e si procede ad un affidamento a terzi su decisione del Giudice oppure (ipotesi meno frequente) su decisione degli stessi genitori. Il Tribunale dei Minorenni si attiva su segnalazione dei servizi sociali, della Procura della Repubblica di altri soggetti quali i genitori ed i parenti dello stesso minore poi la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni vaglia le segnalazioni e decide come procedere. Nei casi di alto rischio per il minore si procede ad un allontanamento d’urgenza se già non ha provveduto la pubblica autorità che può, quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, collocarlo in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione. In quest’ultima ipotesi i servizi sociali territoriali devono effettuare l’intervento di collocazione del minore in ambiente protetto e segnalarlo con urgenza alla Procura presso il Tribunale dei Minorenni per la decisione.

D: Agenti, medici e assistenti sociali potrebbero avere guai per i metodi usati?

R: Sì, potrebbe scattare una denuncia per violenza privata. Il reato di violenza privata punisce chiunque con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa ed è punito (nelle ipotesi non aggravate) con la reclusione fino a 4 anni.

Un po’ forzatamente si potrebbe rilevare anche l’abuso d’ufficio punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, salvo che i fatto non costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che nello svolgimento delle funzioni o del servizio che in violazione di norme di legge o di regolamento ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arreca ad altri un danno ingiusto (come in questo caso).

D: La madre potrebbe denunciare il padre del bambino e gli esecutori del provvedimento? Per quali reati?

R: Il padre assolutamente no, non è stato eventualmente lui a porre in essere metodi poco ortodossi per prelevare il bambino. Eventualmente come detto gli “esecutori materiali” del provvedimento.

AVV. TOMMASO ROSSI

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