Bimba portata in ospedale con trauma cranico, non convince la versione dei genitori

MODENA, 9 APRILE ’12 – Una bimba di poco più di due anni trasportata al policlinico di Modena con un trauma cranico e in condizioni gravi. I genitori, pachistani, sentiti dalla magistratura raccontano che la figlia era scivolata nella vasca da bagno e aveva battuto la testa. Ma la versione non convince la Procura, che apre un fascicolo e indaga la madre – una donna di 28 anni, incinta – per lesioni gravissime.

L’inquietante episodio è accaduto a Modena. Ieri mattina al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola si erano presentati i due coniugi (lei di 28 anni incinta e il marito di 34 anni), portando la loro bambina di due anni e mezzo con gravi ferite. Ferite la cui natura, dopo la diagnosi dei sanitari, non sembra combaciare con quella dell’incidente domestico, come sostenuto dalla madre. Immediatamente dall’ospedale viene fatta comunicazione alla polizia e alla Procura. La madre della piccola è stata interrogata dal pm di Modena Maria Angela Sighicelli, mentre il marito è stato ascoltato dalla polizia come testimone. Entrambi i genitori sostengono che la figlia sia caduta in bagno mentre si trovavano a Concordia sulla Secchia, a casa di alcuni amici. Ma quel trauma cranico e quelle lesioni interne gravi, secondo i medici sono ‘troppo’ per una banale caduta in bagno. La piccola è ricoverata in gravi condizioni al reparto di Terapia intensiva del Policlinico di Modena, dove è stata trasportata in eliambulanza.

La madre della bambina è ora indagata a piede libero per lesioni personali gravissime. Una vicenda su cui gli inquirenti stanno ancora lavorando per far piena luce, visto che la dinamica raccontata dai genitori appare confusa, fumosa e poco chiara. Di certo, come riscontrato dai sanitari, la loro versione non trova riscontri oggettivi nella natura delle lesioni riportate dalla bambina. La squadra mobile ha acquisito le cartelle cliniche e ha avviato accertamenti per ricostruire cosa è realmente accaduto.

Al vaglio degli investigatori anche la dinamica dei primi soccorsi: la piccola non risulta trasportata dall’ambulanza del 118, ma direttamente in ospedale a Mirandola dal padre. E il fatto che fosse cianotica ha fatto supporre che quello che per i genitori è un ‘incidente’ fosse avvenuto almeno un paio d’ore prima.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di lesioni personali gravissime?

R: Il reato di lesioni personali dolose, previsto dall’art. 582 c.p, punisce chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalle quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione da tre mesi a tre anni. Le lesioni sono considerate gravi dal nostro codice penale, con pena da 3 a 7 anni di reclusione, in varie ipotesi tra cui quella in cui la lesione determina l’indebolimento permanente di un senso o di un organo, la messa in pericolo della vita o una malattia di durata superiore a 40 giorni o se la persona offesa è donna incinta e si anticipa per questo il parto; la lesione è gravissima, con pena della reclusione da 6 a 12 anni, se dalla lesione deriva, tra l’altro, la perdita di un senso o di un organo o di un arto o della capacità a procreare, o lo sfregio permanente del viso .

D: Il fatto che siano state subite da una bambina di due anni e mezzo, figlia dell’indagata, costituiscono aggravanti?

R: Sì. Ed inoltre nei confronti dei genitori della minore potrebbe ipotizzarsi anche l’accusa per il reato di maltrattamenti in famiglia , se emergesse che le violenze nei confronti della bimba fossero ripetute nel tempo e non frutto di un raptus isolato.

D: In quali casi i medici dell’ospedale si devono rivolgere alla polizia?

R: In tutti i casi in cui si sospetta che un paziente possa essere vittima di un qualsiasi reato il medico, in quanto pubblico ufficiale, ha l’obbligo di denunciarlo alle autorità di pubblica sicurezza.

D: Quando interviene il tribunale per i minorenni con l’allontanamento?

R: L’allontanamento di un minore dalla famiglia viene disposto dal Tribunale dei Minorenni quando quest’ultima non risulta in grado di prendersene cura in modo corretto ed adeguato oppure quando ci sono situazioni di violenza e/o maltrattamenti fisici e psicologici a danno del minore. A volte l’allontanamento è solo temporaneo e si procede ad un affidamento a terzi su decisione del Giudice oppure (ipotesi meno frequente) su decisione degli stessi genitori. Il Tribunale dei Minorenni si attiva su segnalazione dei servizi sociali, della Procura della Repubblica di altri soggetti quali i genitori ed i parenti dello stesso minore poi la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni vaglia le segnalazioni e decide come procedere. Nei casi di alto rischio per il minore si procede ad un allontanamento d’urgenza se già non ha provveduto la pubblica autorità che può, quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, collocarlo in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione. In quest’ultima ipotesi i servizi sociali territoriali devono effettuare l’intervento di collocazione del minore in ambiente protetto e segnalarlo con urgenza alla Procura presso il Tribunale dei Minorenni per la decisione.

AVV.TOMMASO ROSSI

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