Berlusconi: “Vogliono crocefiggermi”. Il Pdl si mobilita

12 MARZO ’13, ROMA – Nemmeno nella sua stanza d’ospedale Berlusconi riesce a stare tranquillo ed a dedicarsi al riposo, necessario insieme alle cure mediche per tornare sano ed in forma in Parlamento e nelle varie aule giudiziarie sparse in tutta Italia.  “Ma basta con questi moderatismi, non ne posso più di queste cautele! Vogliono arrestarmi, farmi fuori, dovete reagire! Vi voglio tutti a palazzo di Giustizia, vogliono crocifiggermi!”. Questo è quello che diceva ieri pomeriggio, incalzando per la sfilata di protesta del Pdl davanti al Tribunale di Milano.

E arriva il suo messaggio proprio là dove vuole che arrivi: “Poveretto, gli stanno addosso, ce l’hanno con lui”, si sente la signora anziana che fa la fila alla Posta aspettando invano il rimborso dell’Imu. Cerchiamo di venire ai fatti: venerdì 8 marzo il processo Ruby è stato rinviato all’11 marzo per legittimo impedimento di Silvio Berlusconi a comparire; il giorno dopo, 9 marzo, al processo di appello Mediaset, invece, non è stato riconosciuto il legittimo impedimento e veniva regolarmente celebrata l’udienza dopo una visita fiscale all’ospedale San Raffaele dove Berlusconi è ricoverato; ieri, 11 marzo, al processo Ruby è stato concesso nuovamente il legittimo impedimento all’esito di una seconda visita fiscale, da cui risulta anche il sopraggiungere di problemi di natura cardiovascolare per il Cavaliere.

Questi sono i fatti processuali, che non hanno niente di straordinario o di anormale, sono avvenuti nel pieno rispetto della legge e la Magistratura, così tanto avversa a Berlusconi, ha concesso due volte su tre il legittimo impedimento, riconoscendo l’impossibilità dell’imputato a comparire e posticipando il processo Ruby per dargli la possibilità di essere presente in aula.

Berlusconi è anche coinvolto nel procedimento per la compravendita del senatore De Gregorio ( il quale afferma di essere passato dall’ Idv al Pdl ed aver votato per la caduta del Governo Prodi nel 2008 per la somma di 3 milioni di euro ) e, negli scorsi giorni, si è sparsa la voce che la procura di Napoli, titolare di quest’inchiesta, abbia intenzione di chiedere il giudizio immediato con conseguente possibile richiesta di arresto per il presunto corruttore Silvio Berlusconi.

Si continua a precisare che non si tratta di misure giustizialiste, di conigli che escono dal cilindro della magistratura, di invenzioni, vessazioni o accanimento, ma si tratta di provvedimenti che verrebbero presi nei confronti di qualsiasi persona su cui pendessero le stesse accuse, gli stessi indizi che pendono, ahi lui, su   Berlusconi.

In un altro paese, forse anche in Cambogia, non si permetterebbe ad un uomo sul quale non solo incombono ombre ingombranti, ma anche condanne (seppure non definitive), di essere a capo del terzo partito politico nazionale e di essere ancora candidabile ed eletto a rappresentare il popolo. Invece, in Italia, non ci si limita a questo, ma siamo costretti ad assistere ad un intero partito politico che si mobilita e “occupa” per protesta il Tribunale di Milano, neanche fosse un liceo statale in balia di studenti in sciopero di solidarietà con i metalmeccanici.

Il Pdl si è mostrato compatto su questa “manifestazione”, nonostante gli inviti alla calma di Gianni Letta che si era sforzato di convincere gli esponenti a non commettere gesti eclatanti, però “tutto ha un limite, non potevamo non reagire” (così, la Gelmini e la Bernini).

Ma non basta: venerdì 15 marzo si riunirà il Parlamento e il Pdl ha minacciato una secessione dell’Aventino (i membri non si presenteranno alle Camere: si paventa così).

Poche ore fa, una delegazione del Pdl, guidata da Angelino Alfano, si è recata dal Presidente della Repubblica, ovviamente per cercare di avere l’assicurazione dal Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura che, nel caso di una richiesta di arresto proveniente da Napoli, Napolitano non lo permetterà.

Se si pone attenzione alla situazione dei cittadini italiani e alla situazione di governabilità attuale del nostro Paese, non si capisce con che coraggio, con che arroganza, con che egoismo, un gruppo che rappresenta quasi il 30% degli italiani si stia mobilitando unicamente per gettare discredito sulla Giustizia Italiana tutta e per salvare dalla morte politica il proprio leader: mai è stato più evidente una strumentalizzazione della politica per propri interessi personali.

Come già detto, è essenziale che Berlusconi non sia arrestato quindi, oltre alla garanzia di Napolitano, è politicamente molto più importante capire che spazi esistono per l’elezione condivisa di un Presidente della Repubblica che sia di garanzia per la sopravvivenza del Cavaliere. Nello stesso tempo, si punta ad un’intesa complessiva col Pd affinchè il Governo duri, altrimenti “un governicchio di qualche mese che ci porta a votare in autunno non ci interessa”, dice Fitto. Di fronte a questa evenienza, è unanime il coro del Pdl a vantaggio di un voto a giugno con Berlusconi ancora in sella e maggiori chances di vincere piuttosto che andare a votare più tardi, con il Cavaliere fuori dal Parlamento per condanna definitiva e il partito allo sbando. In quella situazione, chi riuscirebbe a salvare il posto?

Non è difficile capire il successo di Grillo: sembra abbastanza elementare.

E cosa poteva dire Napolitano? Napolitano ovviamente ha garantito l’indipendenza della Magistratura ed ha detto di non poter in alcun modo interferire con l’iter della giustizia. Nel comunicato, inoltre, si legge che “il Presidente della Repubblica ha espresso il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia. Rammarico, in particolare, per quanto è accaduto ieri ed è sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all’interno del palazzo di giustizia di Milano”. Inoltre, per le 18 di questa sera, il Presidente ha convocato al Quirinale il Comitato di presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura.

Difendersi è un diritto dell’imputato, ma farne una questione di Stato ha un sapore surreale e anacronistico. E chi ci perde è solo l’Italia.

MOSE’ TINTI

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