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Bari: giovane ucciso in un agguato

Posted by on ott 31st, 2011 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

BARI, 31 OTTOBRE ’11 – Lo aspettavano sotto casa, i suoi assassini: è stato il più classico degli agguati. Alessandro Marzio, 21 anni, era appena uscito di casa sua in via dei Mille e si stava dirigendo a prendere la moto per andare dalla sua fidanzata, quando è stato trucidato da una quindicina di colpi di pistola che lo hanno colpito in varie parti del corpo non lasciandogli scampo. Il primo ad accorrere è stato il padre del ragazzo che ha udito i colpi d’arma da fuoco. Non sembrano esserci testimoni oculari, ma alcuni passanti hanno riferito ai Carabinieri di aver visto una moto che si dileguava a tutta velocità per la via adiacente. E’ possibile che l’agguato e la fuga siano state immortalate da una delle telecamere posizionate lungo la via ( dove risiede un consigliere comunale già ‘sotto controllo’ delle forze dell’ordine): le riprese sono già al vaglio degli inquirenti.
I moventi del delitto restano sconosciuti : Alessandro era segnalato alla Questura come persona che faceva uso di droga, ma risultava incensurato. Si pensa a una possibile vendetta fra clan rivali, ricollegando l’agguato alla malavita barese che sembra essersi riorganizzata in diversi quartieri della città. In effetti la dinamica dell’omicidio è la stessa di quella dell’agguato, avvenuto quest’estate, di Cesare Diomede, figlio dell’omonimo boss della mala barese. Nei mesi scorsi inoltre, vi sono stati numerosi ritrovamenti di armi da fuoco pronte all’uso.
Storie che a qualcuno possono sembrare lontane e assomigliare alla scenografia di un film, ma per altri rappresentano la quotidianità e la fidanzata di Alessandro, fra le lacrime, continuava ad urlare: ‘perché, perché?’.

ANDREA DATTILO

 

D: In casi come quello in esame, mandanti ed esecutori materiali soggiacciono alla medesima pena?

R: Gli esecutori materiali ed il mandante risponderanno di omicidio a titolo di concorso che significa agire con altri nella commissione di un reato. I concorrenti, pur potendo assumere ruoli diversi all’interno del sodalizio criminoso, soggiacciono tutti alla pena stabilita per il reato. Ciò non significa, però, che non vi sia la possibilità di graduare la responsabilità di ciascuno a seconda del contributo e del ruolo avuto nel compimento del reato; per questo sono previste circostanze attenuanti e aggravanti specifiche per il concorso. Infatti l’art. 112 del codice penale prevede un’aggravante per chi nell’ambito di un azione concorsuale ha promosso o organizzato la cooperazione nel reato ovvero diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

D: Le telecamere rappresentano certamente uno strumento fondamentale per molte indagini: c’è una norma che ne disciplina compiutamente l’utilizzo delle riprese a fini accusatori?

R: Le video riprese vengono considerate, al pari delle fotografie, una prova documentale valutabile dal giudice per fondare la responsabilità di qualcuno e, nel corso delle indagini, dal PM per indirizzare gli atti di indagine che deve compiere.

D: Alcune città sono particolarmente a rischio criminalità organizzata: è possibile per i sindaci prendere provvedimenti eccezionali in merito?

R: Sì, i sindaci possono applicare ordinanze urgenti quando gravi esigenze di ordine pubblico lo richiedano con restrizioni amministrative di qualsiasi tipo.

Spesso, poi, si pensa che la sicurezza pubblica possa mantenersi aumentando le misure di polizia, applicando misure di prevenzione e misure di sicurezza e modificando le leggi sull’onda emotiva di fatti di sangue per tacitare l’indignazione dell’opinione pubblica. In realtà, a mio avviso, le leggi che già esistono sono piuttosto severe e ben in grado di tutelare la cittadinanza. Vanno applicate bene, con fermezza e giustizia, dopo un processo che dovrebbe essere più rapido senza rinunciare alle sue fondamentali garanzie. Spesso lo Stato è forte con i deboli e debole con i forti. Spesso le indagini vengono compiute con l’ansia di assicurare all’opinione pubblica in tempi rapidi un colpevole, che spesso è solo una “testa” da sventolare a chi ha sete di giustizia.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

 

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