Ayrton Senna, 20 anni di lacrime non cancellano il ricordo

LA STORIA, LA VITA, LA MORTE DI UN CAMPIONE CHE FECE GRANDE IL BRASILE

di Tommaso Rossi 

imagesImola,1 maggio 1994. Gran premio di San Marino. Settimo giro, ore 14,17: ripartenza dopo la safety car entrata in seguito ad un pauroso incidente in partenza, Senna esce di pista a piena velocità alla curva del Tamburello per quello che in seguito si accerterà esser stato un cedimento dello sterzo.

Tutti i tifosi, i non tifosi, i grandi e i bambini come me in quella maledetta domenica primo maggio 1994, tratteniamo il fiato. Dalla TV arrivano, coperte solo in parte da pudici teloni per la privacy, le immagini dei soccorsi. La tracheotomia drammaticamente praticata a bordo pista, l’elicottero che arriva pochi minuti dopo. Minuti che sembrano ore, la voce del telecronista che ciascuno di noi conserva nelle proprie orecchie con un senso di vuoto e gelo.

La consapevolezza di quel che sta succedendo, ma la speranza che un miracolo allontani il terribile presagio che si fa certezza.

Il silenzioso rumore della morte che si sostituisce al rombo di mille motori.

Ayrton Senna da Silva nacque nel 1960 a San Paolo in Brasile, iniziò con i Kart e le formule minori dove sin da subito dimostrò di avere qualcosa in più che lo rendeva speciale. Cervello o cuore. Non un brasiliano solo classe e follia, un Pelé o forse un Falcao della Formula 1. Ayrton vinse tre titoli mondiali nel 1988, 1990 e 1991, a differenza del folle Gilles lui era un vincente.
Fece il suo esordio a bordo di una Toleman- Hart, come un segno del destino, nel Gran Premio del Brasile del 1984, quando ancora il mondo della Formula Uno non aveva superato il trauma terribile della morte di Villeneuve. Nella sua prima stagione colpì l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori, ottenendo grandi risultati per una piccola scuderia tra cui uno straordinario secondo posto a Montecarlo.
L’anno dopo fu la Lotus ad ingaggiarlo e lì la sua carriera decollò. Vittoria alla seconda gara, in Portogallo, sotto un diluvio memorabile, dimostrando da subito le sue straordinarie capacità di guida sul bagnato. Dopo 3 stagioni in Lotus, concluse due volte al quarto ed una al terzo posto nel Mondiale impreziosite da 16 pole, 6 Gp vinti e altrettanti giri veloci, Senna passò alla più forte McLaren, che in squadra aveva già il forte francese Alain Prost, “Il professore” per il suo stile di guida sempre ponderato e calcolatore. Senna vinse il suo primo titolo mondiale al primo tentativo, con una striscia incredibile di 8 vittorie e 13 pole position, con duelli sempre appassionanti ma corretti con il suo compagno-rivale Prost.
L’anno successivo il rapporto tra i due esplose durante il Gran Premio del Giappone. A due gare dalla fine il francese aveva 16 punti di vantaggio e la mancata vittoria del compagno di squadra in quella gara gli avrebbe garantito la conquista del campionato. A sei giri dalla fine, i due contendenti si ritrovarono a lottare per il primo posto. Prost, durante un tentativo di soprasso di Ayrton, gli chiuse al traiettoria causando l’impatto. Ma il destino a volte è beffardo per chi lo provoca. Prost non riuscì a ripartire mentre Ayrton, con l’aiuto dei commissari di corsa che lo spinsero, riuscì a ripartire con l’auto danneggiata e tagliò il traguardo per primo. La beffa arrivò pochi minuti dopo, quando fu squalificato dai commissari di corsa per aver tagliato la chicane nel rietrare in pista. I rapporti di Ayrton con il compagno di squadra si ruppero, ed anche con la federazione che lo minacciò perfino di rititrargli la superlicenza per correre in F1. Quel giorno anche nel cuore di Ayrton si ruppe qualcosa, meditò il ritiro e la gioia che trasmetteva dai suoi profondissimi occhi nascosti dal casco si velò irrimediabilmente di un velo di delusione.

Dopo anni di successi e sconfitte, battaglie e soprassi, con il suo acerrimo rivale Prost che nel frattempo passò prima alla Ferrari poi alla Williams, Ayrton nel 1994 passò alla Williams proprio al posto di Prost che nel frattempo si era ritirato.

Da quell’anno il maledetto regolamento aveva vietato ogni dispositivo elettronico, tra cui il controllo di trazione e le sospensioni attive. L’automobile era ostica da guidare, nervosa, e l’abitacolo troppo stretto per Ayrton. E in quell’anno iniziava ad affacciarsi un nuovo giovane pilota alla guida di una Benetton Ford, per quello strano passaggio del testimone che il destino dello sport spesso nasconde dietro la morte.

Gran Premio di San Marino, ancora una volta. Le prove erano state funestate dal terribile incidente mortale del giovane pilota austriaco Roland Ratzenberger alla curva intitolata a Villeneuve. Già, il destino a volte è davvero beffardo e cinico.

Senna restò molto colpito da quella morte, un altro piccolo pezzo di cuore da pilota che veniva staccato, un altro velo che offuscava i suoi occhi vincenti e belli: paura, malinconia, tristezza. Ayrton il giorno della gara decise di correre con la bandiera austriaca nella sua monoposto, pronto ad esporla in caso di vittoria per ricordare il giovane Roland. Non fu così, purtroppo.

“Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita” (Ayrton Senna).

Imola,1 maggio 1994. Gran premio di San Marino. Settimo giro, ore 14,17 di una maledetta domenica 1 maggio: ripartenza dopo la safety car entrata in seguito ad un pauroso incidente in partenza, Senna esce di pista a piena velocità alla curva del Tamburello per quello che in seguito si accerterà esser stato un cedimento dello sterzo. La sua corsa, la sua uscita di strada e la sua vita si arresteranno contro un muro, mentre un pezzo della sospensione anteriore spezzatasi per l’urto penetra la visiera del casco sfondando il casco del campione brasiliano.E infrangendo il cuore di milioni di persone.

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