L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ricorda gli obiettivi di sviluppo 2015

NEW YORK, 28 Settembre 2012 – Durante la 67esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi il 26 Settembre, la direttrice del United Nations Development Programme, Helen Clark, ha annunciato che i Millennium Development Goals (MDGs) hanno avuto successo nel creare un’agenda comune che unisce i paesi e i popoli di tutto il mondo. I MDGs, adottati da 198 paesi membri delle nazioni unite nel 200, includono 8 obiettivi fondamentali, da raggiungere entro il 2015: sradicare la povertà e la fame; raggiungere una scolarizzazione primaria universale; promuovere l’uguaglianza tra i sessi e dare potere alle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’AIDS, la malaria e altre malattie; assicurare la sostenibilità ambientale; sviluppare una collaborazione globale per lo sviluppo. Secondo il report della Task Force sugli MDGs , uscito la scorsa settimana, i target stabiliti sono raggiungibili entro il 2015 se i governi prenderanno seriamente gli impegni presi dieci anni fa e il supporto internazionale si dimostrerà adeguato. Dall’ultimo report della task force, si evincono dati piuttosto rassicuranti, nel senso che la povertà mondiale continua a diminuire; l’accesso all’acqua potabile è cresciuto, migliorando la vita di circa 100 milioni di persone che vivono nelle slum; 40 milioni di bambini ha ora accesso all’educazione primaria e nell’ultima decade, la morte per malaria è diminuita di 1/3. Tuttavia, precisa la direttrice dell’UNDP, Helen Clark, c’è ancora molto da fare in alcuni paesi per quanto riguarda le strutture sanitarie, il settore trascurato dell’agricoltura, gli scarsi servizi energetici, la malnutrizione cronica e la discriminazione contro le donne – barriere che , secondo la Clark, rappresentano un vero e proprio ostacolo allo sviluppo.

Sappiamo che nel nostro mondo, sempre più interdipendente e volubile, lo sviluppo avrà successo e durata solo se è uno sviluppo sostenibile”, aggiunge. Infatti, gli investimenti esteri nei paesi di sviluppo portano un rapido miglioramento del livello di vita, tuttavia, spesso sono causa di drammatici cambiamenti ai quali il paese in via di sviluppo non è pronto dal punto di vista sociale, politico, e normativo. “La riduzione della povertà, in tutte le sue declinazioni, è ancora la sfida centrale che dobbiamo affrontare a livello di comunità internazionale”, conclude la Clark.

CLARISSA MARACCI

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