Arrestato Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano

30 MAGGIO 2012- Il fulmine a ciel sereno nel mondo della finanza e dell’imprenditoria italiana è arrivato ieri con l’arresto di Massimo Ponzellini, ex Presidente della Banca Popolare di Milano. Arrestato anche il suo ex collaboratore Antonio Cannalire. Il tutto nasce da un finanziamento sospetto di 148 milioni di euro che la Banca Popolare di Milano avrebbe versato alla società di giochi d’azzardo Atlantis-Bplus, di Francesco Corallo. La magistratura milanese ha emesso questi arresti e avrebbe accusato Ponzellini di associazione per delinquere e corruzione, in riferimento all’articolo 2635 del Codice Civile che definisce l’”infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità”. Il gip Cristina Di Censo avrebbe disposto il carcere anche per Corallo, che al momento si trova all’estero e non è momentaneamente reperibile, ma il Sole 24 Ore riporterebbe che Corallo, in una nota diffusa ieri sera da lui stesso, si dichiara estraneo all’intera vicenda. A Corallo sarebbero contestate tangenti per 5,7 milioni di euro versate proprio alla Banca di Ponzellini per ottenere favori economici per alcune società tra cui la sua Atlantis.
In tutto ciò sarebbe coinvolto anche l’on. Marco Milanese (Pdl), in passato ufficiale della Guardia di Finanza  e consulente dell’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti. Milanese avrebbe tratto vantaggio dalla sua posizione politica, al fine di agevolare l’azienda Atlantis attraverso l’introduzione di un regolamento favorevole al gioco d’azzardo. Per tutti l’accusa è l’associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, all’emissione di fatture false e al riciclaggio.
L’inchiesta toccherebbe anche nomi eccellenti come quello di Paolo Berlusconi (fratello dell’ex premier), che si sarebbe rivolto alla Banca Popolare di Milano per avere dei prestiti che, si legge dall’ordinanza del Gip, un dirigente avrebbe definito “una cosa che fatta così sta un po’ sull’impossibile”. Non solo, anche il deputato Ignazio La Russa si sarebbe rivolto direttamente a Massimo Ponzellini per dei finanziamenti, che avrebbero avuto maggiori difficoltà se avessero seguito il classico iter della banca.

STEFANO PAGLIARINI

D: Che cosa prevede nello specifico l’art. 2635 del codice civile sulla c.d. infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità?

R: L’articolo  stabilisce che gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti  contabili societari, i sindaci, i liquidatori ed i responsabili della revisione i quali, a seguito  della dazione o della promessa di utilità, compiono od omettono atti  in violazione degli obblighi inerenti il loro ufficio, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione sino a 3 anni. Stessa pena prevista per chi dà o promette utilità. La pena però è raddoppiata  se si tratta, come per la Banca Popolare di Milano, di società quotata in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea diffusi tra il pubblico in maniera rilevante  (ex art. 116 d.lgs.  58/98).

AVV.VALENTINA COPPARONI

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