Arrestato Giovanni Melluso,il calunniatore di Enzo Tortora, per sfruttamento della prostituzione

AGRIGENTO, 25 LUGLIO 2012 – Sono passati più di vent’anni da quando Giovanni Melluso accusò Enzo Tortora di essere un camorrista e di spaccio di droga. Una calunnia costata al presentatore 10 anni di carcere, la carriera e la sua stessa vita. Ora, il calunniatore pentito, detto “Gianni il bello” è tornato a colpire: questa volta si tratta di sfruttamento della prostituzione nell’agrigentino. I carabinieri hanno arrestato il clan, composto da 4 persone, tra cui Melluso, il boss.

L’operazione Tortora” – Così è stata soprannominata la nuova inchiesta dai carabinieri, forse per ricordare ancora una volta il passato di Melluso, la sua evidente propensione alla criminalità. In pochi mesi, secondo l’accusa, gli inquirenti hanno scoperto che Melluso, in associazione con altri cinque indagati (tre di loro destinatari di misura cautelare, fra questi vi sarebbe anche la compagna del Melluso) avrebbe organizzato, in una casa in contrada San Marco, zona costiera di Sciacca, una casa di prostituzione in un “club privato”( Happy night – Disco pub). Le giovani prostitute straniere, e i trans, dovevano pagare 420 euro alla settimana per l’affitto di una stanza. Un prezzo da capogiro, ma fattibile per le prostitute, che guadagnavano ben 1000 euro al giorno.

L’infamia di Melluso – Ancora ha in mente l’immagine di Tortora che si difende davanti agli inquirenti, racconta Melluso a l’Espresso in un’intervista del 2010, «Si difendeva a denti stretti, con gli occhi disperati, come soltanto gli innocenti riescono a fare. Mi urlava in faccia: “Chi ti conosce, Melluso?”. E io, per tutta risposta, lo chiamavo Enzino coprendolo di fango. Anche se molti non ci crederanno, l’ho distrutto a malincuore, ma era l’unica soluzione per accontentare i boss e salvarmi la pelle». A causa di queste infamie, e quelle di altri pregiudicati che volevano acquisire visibilità ( Giovanni Pandico , Pasquale Barra, e altri imputati della Nuova Camorra Organizzata), Tortora fu condannato prima a 7 mesi di carcere, poi, nell’1985, la sentenza di condanna a 10 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo camorrista e spaccio di droga. Un clamoroso errore giudiziario. Una procura intera caduta a pié pari nella rete della camorra.

Un’ingiustizia dietro l’altra – Addirittura Tortora, candidato tra le fila dei radicali per diventare Eurodeputato, fu accusato in aula dal pm Diego Marmo di essere stato eletto con i voti della camorra. Accusa alla quale Tortora risponde gridanto << E’ un’indecenza!>>. Un’esclamazione che gli costa una nuovo procedimento a suo carico, per oltraggio a magistrato in udienza. Fortunatamente, il 9 dicembre 1985 il Parlamento Europeo respinge all’unanimità la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’eurodeputato Enzo Tortora, scrivendo, nella motivazione: « Il fatto che un organo della magistratura voglia incriminare un deputato del Parlamento per aver protestato contro un’offesa commessa nei confronti suoi, dei suoi elettori e, in ultima analisi, del Parlamento del quale fa parte, non fa pensare soltanto al «fumus persecutionis»: in questo caso vi è più che un sospetto, vi è la certezza che, all’origine dell’azione penale, si collochi l’intenzione di nuocere all’uomo e all’uomo politico. »

L’uomo Enzo Tortora – Per far capire che uomo era Tortora, basti pensare che l’unico contatto stabilito con Giovanni Pandico, il boss camorrista, fu a seguito di alcuni centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, indirizzati al presentatore perché venissero venduti all’asta del programma Portobello. La redazione di Portobello, oberata di materiale inviatole da tutta Italia, smarrisce i centrini ed Enzo Tortora scrive una lettera di scuse a Pandico. La vicenda si conclude poi con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. Un’altra vicenda significativa, che fa capire molto della sua integrità e onestà, è quella che riguarda la rinuncia all’immunità parlamentare che gli spettava da eurodeputato: Il 31 dicembre 1985 si dimette da europarlamentare e, rinunciando all’immunità, resta agli arresti domiciliari.

Un errore clamoroso – Tortora fu assolto prima in Appello, poi in Cassazione. . Il 15 settembre 1986, fu assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Napoli: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore hanno dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena e trarre notorietà dalla vicenda. Infine, Tortora sarà assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987, a quattro anni esatti dal suo arresto. Questo caso portò, nello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione voterà solo il 65% degli aventi diritto, l’80% dei quali si esprimerà per l’estensione della responsabilità civile anche ai giudici.

CLARISSA MARACCI

 

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One Response

  1. Avril Segatto
    Avril Segatto at |

    Enzo Tortora ha subìto un vero martirio

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