Approvato ieri dal Governo il pacchetto “svuotacarceri”

ROMA, 17 DICEMBRE ’11 – Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri i provvedimenti proposti dal ministro della giustizia Paola Severino per far fronte all’emergenza carceri.
Ci stiamo occupando da alcuni giorni su Fatto & Diritto del gravissimo problema carceri in Italia, un problema che troppo spesso vien visto come una barricata che separa buoni e cattivi ed invece altro non è che una questione di diritti umani e di civiltà. E con questi occhi deve essere letto l’intervento del neoministro della Giustizia, senza strumentalizzazioni politiche o ideologiche di alcun tipo.

Tra le misure approvate vi sono due decreti legge, un disegno di legge, un decreto del presidente della Repubblica e un decreto legislativo. Il pacchetto provocherà, queste le stime, l’uscita progressiva dal carcere di circa 3.300 detenuti, per effetto della norma che innalzerà fino a 18 mesi la pena detentiva residua che si potrà scontare agli arresti domiciliari.

Si tratta dell’estensione della norma già approvata da Alfano che consentiva gli arresti domiciliari per gli ultimi 12 mesi di pena. La misura scadrà, come già previsto, nel dicembre del 2013.

Inoltre, e questa a mio parere è forse la novità più interessante e “lungimirante”, si tenta di porre un freno al cd. sistema delle “porte girevoli”, ovvero di quei soggetti- in genere gli arrestati in flagranza- che entrano in carcere in attesa dell’udienza di convalida e poi, spesso, vengono immediatamente scarcerati o mandati agli arresti domiciliari, creando comunque gravi problema di organizzazione e sovraffollamento all’interno del carcere.

SI stima ad oggi che circa 21 mila detenuti entrano in carcere ogni anno per non più di tre giorni nei casi, per lo più, di arresti in flagranza di reato in attesa del processo per direttissima o dell’udienza di convalida.

La norma approvata prevede che gli arrestati siano trattenuti per non oltre 48 ore nelle camere di sicurezza della polizia giudiziaria che li ha fermati ed entro tale termine, e non più quindi 96 ore,il giudice per le indagini preliminari dovrà convalidare l’arresto.

E’ previsto inoltre un sensibile ammpliamento della misure alternativa della detenzione domiciliare, che potrà essere applicata per reati puniti con un massimo di pena di 4 anni. In questi casi sarà possibile a discrezione del giudice applicare la condanna alla «reclusione detentiva ai domiciliari».

Nasce anche la “Carta dei diritti del detenuto” che indicherà “cio che può fare e ciò che non può fare” un soggetto in carcere. E’, secondo le intenzioni del Ministro, uno strumento che “potrebbe aiutare molto a superare quel disorientamento che pervade chiunque entri per la prima volta in un carcere”, precisando che “verrebbe tradotta nelle lingue piu diffuse nella popolazione carceraria più vasta e verrà estesa ai familiari che fin dall’inizio non sanno cosa possono fare, quali vestiti portare”. “In questa carta dei diritti, c’é anche la scelta di prestare il previo consenso all’uso eventuale di mezzi di controllo – conclude – Sottolineo eventuale: se dovessero essere applicati” mezzi alternativi di controllo “é bene avere comunque il previo consenso”. Si pensa ovviamente al cd. “braccialetto elettronico”, da troppi anni privisto in Italia, ma di fatto non utilizzato se non in casi rarissimi per carennze dotazionali.

Il Ministro Severino, da ultimo, apre uno spiraglio ad amnistia ed indulto. “Io non ho mai escluso che l’amnistia e l’indulto possano essere mezzi che contribuiscano allo svuotamento delle carceri, però non si tratta di un provvedimento di matrice governativa. Sarà il parlamento a decidere e se lo farà, con la maggioranza qualificata che serve, io non lo contrasterò».

L’ultimo punto di grande itneresse toccato dai provvedimenti approvati ieri è un robusto incremento degli stanziamenti, 57 milioni di euro per l’anno 2011, per far fronte alle esigenze della edilizia carceraria.

Costruire nuove strutture e, soprattutto ultimare quelle iniziate da moltissimi anni – e spesso purtroppo già obsolete o deteriorate- è una priorità assoluta per migliorare la qualità della vita di chi è dall’altra parte delle sbarre.

AVV.TOMMASO ROSSI

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