Antonio Ingroia, il pm inquirente nella trattativa Mafia-Stato scenderà in politica

PALERMO, 19 DICEMBRE, 2012 – Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo, inquirente nella Trattativa Mafia-stato, attualmente in Guatemala per un incarico ONU nonché giornalista pubblicista, ha inviato al Csm domanda di collocamento in aspettativa per motivi elettorali. Giornalista, delegato ONU, magistrato e politico. Lui si che è choosy. Secondo quanto riportato da tgcom, il magistrato palermitano tornerà dal Guatemala il 21 dicembre e spiegherà il suo programma politico in un’assemblea convocata al teatro Capranica di Roma. Il suo manifesto politico si intitolerà “Io ci sto”, e sarà sostenuto dai sindaci di Palermo e Napoli, rispettivamente Leoluca Orlando e Luigi de Magistris. <<L’alternativa di governo si costruisce con una forza riformista che ha il coraggio di un proprio progetto per uscire dalla crisi e rilanciare l’Italia finalmente liberata dalle mafie e dalla corruzione. Abbiamo come riferimento imprescindibile la Costituzione Repubblicana, a partire dall’art. 1 secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli ed e’ fondamentale il cambiamento della Casta politica e burocratica italiana mentre lo sviluppo del mezzogiorno è l’unica scelta per unificare il Paese>>.


Il Manifesto”Io ci sto” – Riportiamo di seguito il decalogo contenuto nel Manifesto politico di Ingroia.

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese

2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere

3) Vogliamo una scuola pubblica che abbia sia per gli insegnanti che per gli studenti il criterio del merito, con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale medico e infermieristico

4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico

5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini e la scelta della pace e del disarmo sia la strada per dare significato alla parola ”futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese. 6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse

7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro e ripristinare il diritto al reintegro sul posto se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento

8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici e che l’informazione non sia soggetta a bavagli

9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento

10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi.

Ma quanti incarichi? – Il magistrato Antonio Ingroia, è procuratore aggiunto della Procura di Palermo, con funzione inquirente nella famosa trattativa Mafia-Stato, a lungo esposta nel nostro giornale. Come i lettori ricorderanno, agli inizi di Settembre, il magistrato, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio per i numerosi indagati nella trattativa Mafia-Stato, ha annunciato di accettare un incarico ONU in Guatemala. In quel momento, non ci sono state particolari critiche dal mondo mediatico e da quello politico, poiché si pensava che tale scelta del CSM fosse dettata dall’esigenza di proteggere l’incolumità del magistrato. Di fatto, il 26 Luglio, il CSM aveva già dato il via libera “al collocamento fuori ruolo” di Ingroia, per andare a dirigere le indagini relative all’attività di narcotraffico in Guatemala, su incarico ONU. C’è da dire però che suonava un po’ strano che l’ONU andasse proprio a scegliere tra i nostri magistrati per dirigere l’attività di indagine, che non è propria dell’ONU visto che è un’organizzazione che promuove la cooperazione internazionale e l’unica attività di “indagine” svolta è quella di ricerca degli special rapporteurs inviati nei paesi dove si verificano violazioni dei diritti umani. Tuttavia, anche in questo caso, ci vuole il consenso dello stato per così dire “indagato”, per permettere la presenza di questi delegati ONU. Per dirlo in parole semplici, non ci sono narcotrafficanti da scovare, né da arrestare, né da processare poiché l’ONU non è un organo inquirente né giudiziario. Né tanto meno si serve di magistrati italiani per condurre queste fantomatiche indagini in Guatemala. Tuttavia, quello che è risultato ancora più strano è che il magistrato, dopo essersi messo giustamente al sicuro, appare nella tv italiana in collegamento dal Guatemala nel programma Servizio Pubblico facendo dichiarazioni sulla morte di Borsellino (Borsellino è stato ucciso perché considerato un ostacolo alla trattativa, ma come faceva Cosa nostra a saperlo? Deve averlo saputo dallo Stato. Se la strage di via d’Amelio non è stata pensata, attuata, da uomini dello Stato, di certo lo Stato ne è stato complice. Questo posso dire di saperlo”.Inoltre all’imputato Calogero Mannino, presente in studio, ha detto: “Lei ha tradito Cosa Nostra ma fu risparmiato e al suo posto fu ucciso Paolo Borsellino per trattativa”). Ora, sebbene l’amore per la verità e la lotta alla mafia sono sentimenti che uniscono moltissimi italiani, apparire in tv facendo dichiarazioni sul processo mafia-stato ancora in corso, rivestendo la posizione di magistrato-non magistrato, è davvero singolare. E’ vero che i processi in Italia li fanno i media, ma vedere un magistrato in carica partecipare a questi siparietti mediatici, forse mina quello che avrebbe potuto essere il valore delle indagini della Procura di Palermo.

Ma non finiscono qui gli incarichi di Ingroia: oltre al ruolo di magistrato e a quello di “inviato” all’ONU, egli è anche giornalista pubblicista (dal 18 maggio2012 ) grazie alla sua attività di editorialista nel Fatto Quotidiano, il giornale di Travaglio. Senza nulla togliere alle sue indiscusse capacità intellettuali, risulta legittimo chiedersi come l’attività di magistrato possa essere compatibile con quella del giornalista, se non per divieto dell’ordine, almeno per deontologia e coerenza personale. Spesso, nel nostro giornale, ci facciamo scrupoli sulle potenziali incompatibilità tra il mestiere dell’avvocato e quello dell’editorialista per questioni davvero piccole, un granello di sabbia rispetto alla trattativa mafia-stato.

Arriva poi la dichiarazione di ieri, a confermare la seconda delle ipotesi: Ingroia scende in politica. Dunque ci si chiede, vorrà rimanere contemporaneamente magistrato, “inviato” ONU, e giornalista o a qualche cosa rinuncerà? Lui si che, per dirla con le parole della Fornero, è un vero choosy!

CLARISSA MARACCI

 

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