Trent’anni dall’omicidio del Generale dalla Chiesa, la ‘speranza dei palermitani onesti’

PALERMO, 4 SETTEMBRE 2012Si è tenuta ieri a Palermo, una cerimonia commemorativa per il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel luogo in cui fu ucciso il 3 settembre del 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, in un agguato di Cosa Nostra. In via Isidoro Carrini, luogo della strage, sono state deposte corone di fiori per il trentesimo anniversario della morte di un eroe italiano, nel silenzio dei presenti, tra i quali, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, il procuratore di Palermo Francesco Messineo, il capo della polizia Antonio Manganelli, il presidente del tribunale Leonardo Guarnotta, il prefetto Umberto Postiglione, il questore Nicola Zito, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente dell’Ars Francesco Cascio, magistrati e vertici delle forze dell’ordine.

L’omicidio di dalla Chiesa – La strage avvenuta il 3 Settembre del 1982 è diventata uno degli eventi più importanti della storia della Mafia siciliana in Italia, ma anche testimonianza dell’atteggiamento della politica romana nei confronti di quest’ultima. Il Generale dalla Chiesa si trovava a Palermo da soli 100 giorni, in qualità di prefetto per combattere Cosa Nostra. Tuttavia, dopo pochi mesi lamentò la carenza di sostegno da parte dello Stato, senza i poteri necessari per contrastare la mafia, Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì” , dichiarò. Nonostante ciò, dopo poco iniziò ad ottenere i primi successi investigativi, con l’arresto di 10 boss corleonesi, e lo smantellamento di una raffineria di eroina. Inoltre, Dalla Chiesa iniziò a mappare la gerarchia dei vertici della mafia nel rapporto 162. Di seguito vi fu una lunga serie di arresti.

La mafia, dopo aver annunciato ai Carabinieri di Palermo l’operazione “Carlo Alberto”, preparò un agguato al Generale: il 3 settembre del 1982, alle ore 21.15 la A112 bianca sulla quale viaggiavano il prefetto, la moglie, fu affiancata in via Isidoro Carini da una BMW dalla quale partì una raffica di klashnikov che uccise il Generale e la moglie. L’agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva Dalla Chiesa con la sua auto, fu affiancato da una motocicletta dalla quale partì un’altra raffica che uccise Russo.

I colpevoli della strage – Per l’omicidio di dalla Chiesa, di Setti Carraro e di Domenico russo sono stati condannati all’ergastolo i vertici di Cosa Nostra, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 2002, sono stati condannati in primo grado quali esecutori materiali dell’attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia entrambi all’ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno.

Tuttavia, furono condannate dall’opinione pubblica anche la le autorità politiche, che avevano abbandonato il Generale nel tentativo di contrastare la Mafia siciliana senza gli adeguati mezzi e poteri. Di fatto, l’uomo che combatteva la Mafia Palermitana e stava per arrestare tutti i boss di Cosa Nostra girava alle nove di sera per Palermo con un solo uomo di scorta, in un’auto guidata dalla moglie. Durante il giorno del funerale, una grande folla protestò contro le presenze politiche accusandole di averlo lasciato solo. La figlia Ritadalla Chiesa pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla Regione Siciliana (era presidente Mario D’Acquisto). Anche il Cardinale Pappalardo, che celebrò i funerali, citò un passo di Tito Livio, che rimarranno per sempre celebri, mettendo in imbarazzo tutte le autorità politiche « Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo.»

Il messaggio di Monti e Napolitano- Il premier Mario Monti ha voluto ricordare il Generale dalla Chiesa ribadendo l’impegno politico dello Stato contro la criminalità organizzata. “Voglio ricordare con profondo dolore l’estremo sacrificio di queste persone in difesa delle istituzioni e dei cittadini. Dalla Chiesa è rimasto nella memoria collettiva un simbolo di rigore morale, un esempio di vita al servizio dello Stato di chi, nonostante i rischi, non ha mai indietreggiato nella lotta contro la mafia. Spero che questo ricordo resti scolpito per sempre nella memoria dei giovani italiani e in particolare di quanti in Sicilia hanno il coraggio di riaffermare ogni giorno il rispetto della legge come dovere morale”. Napolitano invece, lo ricorda come “un eccezionale servitore dello Stato, di comprovata esperienza operativa e investigativa”.

L’uomo del momentoAntonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, che ha condotto l’indagine sulla trattativa Mafia-Stato e sta per essere trasferito in una missione ONU in Guatemala, ha colto l’occasione per sottolineare quanto lo Stato sia più abituato a convivere piuttosto che a essere intransigente con la mafia. “Non solo Dalla Chiesa ma anche tanti altri come Falcone e Borsellino – ha detto – erano considerati delle ‘anomalie’. Al di là dei possibili mandanti esterni e dei moventi convergenti, il punto è che i responsabili morali dell’isolamento di queste persone stavano dentro uno Stato imbelle.” Più che una considerazione politica, sembrerebbe un appello personale del magistrato, che, avendo appena depositato i fascicoli d’inchiesta sulla trattativa Mafia-Stato si trova certamente in una situazione di estremo pericolo.

<< Qui è morta la speranza dei palermitani onesti. >>

(Scritta affissa il giorno seguente della strage nel luogo dell’attentato)

CLARISSA MARACCI

 

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