Angoscia e rabbia per le violenze sulle donne in India

20121231-145230.jpg

31 DICEMBRE ’12, NUOVA DELHI – Venerdì (28 dicembre) scorso è morta dopo un’agonia durata oltre due settimane, la giovane ventitreenne indiana, stuprata il 16 dicembre da sei uomini ubriachi su un autobus di Nuova Delhi, ribattezzata amorevolmente “Damini”, che vuol dire luce, illuminazione.
Purtroppo, in India atti di violenza sulle donne sono all’ordine del giorno (a New Delhi c’è un’aggressione ogni 18 ore), ma la particolare efferatezza dello stupro di questa ragazza, di cui rimane segreto il nome, ha scosso profondamente le coscienze del popolo indiano e molte manifestazioni di piazza si sono svolte, nelle quali la popolazione, indignata per la scarsa considerazione di cui godono le donne nel Paese, chiedeva che fossero prese serie misure per debellare questa ignobile mattanza femminile e che questo terribile non restasse impunito, come altri episodi analoghi che si verificano fin troppo spesso . Per capire la portata di queste proteste, si pensi che l’India Gate di Nuova Delhi non veniva affollato da quando si erano sparsi i sospetti sulla corruzione dell’attuale primo ministro indiano, Manmohan Singh, nella seconda metà del 2011 e che la repressione dei tafferugli ha portato alla vigilia di Natale alla morte di un giornalista televisivo indiano di 36 anni, attinto dal fuoco della polizia che sparava sui manifestanti.
La violenza subita da “Damini” è stata particolarmente terribile e bestiale: viaggiava su un autobus in compagnia del suo fidanzato, dopo essere andata al cinema in sua compagnia, e sei uomini, compreso l’autista del mezzo, hanno aggredito la coppia, mettendo fuori causa il ragazzo. Nel corso della violenza, la ragazza è stata picchiata con una sbarra ripetutamente e aveva riportato un arresto cardiaco, lesioni ai polmoni e all’addome, oltre ad un grave trauma cranico con conseguenti gravi danni cerebrali. Dopo che le bestie avevano sfogato i loro istinti, hanno gettato la coppia sull’asfalto e sono fuggiti. La ragazza è stata ricoverata a Nuova Delhi in un primo momento, all’ospedale di Safdarjung, dove era stata operata tre volte per ferite intestinali. Nonostante la sua tenacia e la sua forza, però, la sua lotta per la vita stava fallendo, così si era deciso di portarla a Singapore dove i medici hanno tentato l’impossibile per salvarla. Invano. La sua salma è stata riportata a New Delhi sabato e ad accoglierla c’era anche il primo ministro Manmohan Singh e la presidente del partito del Congresso, Sonia Ghandi, la quale nei giorni scorsi, dopo settimane di silenzio, prima però del decesso, aveva detto: “I nostri pensieri sono con la giovane donna che lotta per la vita. Il nostro unico desiderio è che lei si riprenda e torni presto con noi e che non si perda tempo nel portare davanti alla giustizia coloro che si sono macchiati di questo barbaro crimine”. Le aveva fatto eco anche il primo ministro: “Condividiamo l’angoscia e la rabbia nei confronti di questo terribile crimine. Avete la mia parola che il nostro governo è impegnato nel portare i colpevoli davanti alla giustizia il prima possibile”.
Pare che la giustizia stia facendo il suo corso. Infatti, i sei imputati sono stati ritrovati e arrestati: rischiano ora la pena di morte, se verrà accertata la loro responsabilità, in quanto accusati anche di omicidio.
La “Figlia dell’India”, come è stata soprannominata, avrebbe dovuto sposarsi a febbraio ed era già stato scelto il vestito per la cerimonia del matrimonio. Pare che la famiglia, poverissima, avesse venduto la fattoria per consentirle di studiare. Alla cremazione, gli amici e i parenti l’hanno ricordata come una persona solare.
I familiari della ragazza hanno lanciato un appello affinchè la morte della figlia non risulti un altro episodio destinato a perdersi tra gli altri già avvenuti, ma porti ad un futuro migliore per le donne a Nuova Delhi e in tutta l’India.
Intanto alle Nazioni Unite anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha espresso il suo “profondo cordoglio” e ha chiesto al governo di Nuova Delhi di agire rapidamente contro i colpevoli.
Le statistiche indiane sono spaventose: nella sola Nuova Dehli tra gennaio e novembre le donne hanno denunciato 624 casi di molestia e la polizia ha arrestato 768 accusati. Solo in un caso si è già arrivati alla condanna, mentre 402 persone sono in attesa di processo e contro altri 356 sospetti pendono ulteriori indagini. Anche negli scorsi anni le cifre sono state davvero allarmanti: secondo fonti governative, dei 256.329 crimini violenti registrati in India nel 2011, quasi il 90 % avevano delle donne come vittime.
MOSE’ TINTI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply