Ancora un’inchiesta per Nichi Vendola. Indagati anche un vescovo e un parroco

BARI, 13 ARPILE ’12 – Una nuova inchiesta per Nichi Vendola che ieri, nel corso di una conferenza stampa, aveva rivelato di essere indagato per aver raccomandato l’assunzione del primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari. Anche in questa seconda inchiesta caso c’è la sanità di mezzo. Al leader di Sel e governatore della Regione Puglia è stata notificata dal gip di Bari la proroga delle indagini preliminari su una transazione da 45 milioni non conclusa tra Regione Puglia e l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti, provincia di Bari. Oltre a Vendola in questa inchiesta sono coinvolte anche altre persone tra le quali gli ex assessori regionali alla sanità Alberto Tedesco, adesso senatore, e Tommaso Fiore, oltre al vescovo della diocesi di Altamura e direttore dell’ente ecclesiastico in questione, Mons. Mario Paciello, e il direttore dell’ospedale don Mimmo Laddaga. I reati contestati a vario titolo sono abuso d’ufficio, falso e peculato. Vendola risponde di tutti e tre.

I fatti. I fatti risalgono ad un periodo che va dal 2002 al 2009, epoca in cui l’ospedale Miulli aveva sostenuto una spesa di ben 76 milioni di euro per costruire una nuova sede, non rimborsata dalla Regione. Con Tedesco nel ruolo di assessore regionale l’ente aveva approvato una delibera di giunta che avrebbe liquidato l’ospedale ecclesiastico con 45 milioni di euro, ben tre milioni in più di quelli chiesti per i crediti vantati dal Miulli dal 2002 al 2007. Quando gli scandali sulla malasanità travolsero Tedesco fu Fiore a portare in giunta l’approvazione della delibera salvo poi fare dietrofront. Stando a quanto riportato nella delibera di annullamento fiore avrebbe “ritenuto utile esplorare la possibilità di sostanziare un accordo di programma ‘stralcio’ finalizzato al finanziamento delle opere relative al plesso ospedaliero dell’ente ecclesiastico, previa sottoscrizione di un protocollo di intesa tra i ministeri competenti e lo stesso Miulli”. Il passo indietro della Regione ha provocato un contenzioso che è finito davanti al Consiglio di Stato che sta obbligando l’ente a restituire al Miulli una somma decisamente lievitata, si parla di 175 milioni ai quali ne vanno aggiunti altri 17 per danni. Finora all’ente ecclesiastico sono stati concessi 45 milioni, cifra pari all’importo della transazione poi annullata.

Le dichiarazioni di Vendola. Commento lapidario quello di Nichi Vendola riguardo questa seconda inchiesta che lo vede coinvolto: Dal tenore dell’atto non sono in grado di capire ciò che mi sarebbe addebitato”. Il governatore pugliese ha inoltre sottolineando che di questo procedimento non aveva mai avuto notizia, anzi se ne fosse stato informato ieri avrebbe fatto chiarezza con la stampa e l’opinione pubblica in un’unica soluzione.
ELEONORA DOTTORI

D: In cosa consistono i reati contestati di abuso d’ufficio, falso e peculato?
R:
L’abuso d’ufficio punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, salvo che i fatto non costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che nello svolgimento delle funzioni o del servizio che in violazione di norme di legge o di regolamento ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggi patrimoniale o arreca ad altri un danno ingiusto. Qualora poi il danno sia di rilevante gravità la pena è aumentata. Il reato di peculato consiste nella condotta del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altra utilità che detiene in ragione del suo ruolo. Quando il colpevole ha utilizzato la cosa soltanto in maniera momentanea e poi l’ha immediatamente restituita di parla, invece, di peculato d’uso.
Il nostro codice penale distingue i c.d. reati di falso in atti a seconda che si tratti di falsità materiale o ideologica: la falsità è materiale quando il documento viene materialmente alterato, modificato, o cancellato; la falsità è ideologica invece quando non vi è un’alterazione materiale del contenuto dell’atto, che appare quindi integro, ma l’atto attesta fatti non veritieri.

AVV.TOMMASO ROSSI

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