Ancora la crisi-killer: padre di due bambini si toglie la vita. Aveva paura di perdere il lavoro

TORINO, 5 GENNAIO ’12 – Come avrebbe provveduto al mantenimento dei suoi figli? Quale futuro avrebbe potuto garantire alla sua famiglia? Domande che gli rodevano dentro da tempo, da quando per via di questa maledetta crisi economica aveva sentito odore di disoccupazione. Non ce l’ha fatta Dino Armarolli, 43 anni sposato e padre di due bambini di 11 e 6 anni, a tenere duro dopo avercela messa tutta per tanti anni di sacrifici. Si è tolto la vita questa mattina piantandosi un coltello nel cuore. Il suo corpo coperto di sangue era in via La Loggia, sulla provinciale 145 a Vinovo, poco distante dal punto dove qualche minuto prima aveva avuto un incidente. Il 43enne, infatti, si trovava a bordo della sua macchina, una Polo, quando ha tamponato una Ford, a bordo della quale si trovava una coppia. Dino Armarolli, dipendente di una ditta di vernici di Moncalieri, si è subito preoccupato delle condizioni degli altri due che non hanno riportato ferite gravi. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, che si sono avvalsi della testimonianza dell’uomo a bordo della Ford, qualcuno coinvolto nel sinistro avrebbe manifestato l’intenzione di avvertire i carabinieri per risolvere la questione. Sarebbe stato a questo punto che Armarolli si è allontanato a piedi e dopo qualche centinaio di metri si è accasciato a terra con un coltello da cucina piantato nel cuore. Subito sono stati avvertiti i soccorsi ma per lui ormai non c’era più nulla da fare, il medico legale ha confermato il suicidio. A fornire una spiegazione del gesto sono stati i familiari dell’uomo ai quali aveva confessato di temere di poter perdere il posto di lavoro. La crisi-killer colpisce ancora. Non bastano più le dita di una mano per contare i casi di suicidio legati alla paura per il lavoro, per il futuro, per il denaro che non basta mai. L’oppressione dalla crisi tocca indistintamente tutto il Paese e diverse categorie: padri disperati, lavoratori in proprio che devono dire addio al negozio che hanno gestito per una vita intera, dipendenti di grandi ditte lasciati in mezzo alla strada perché all’estero il lavoro costa meno, pensionati che con poche centinaia di euro non riescono neppure a fare la spesa. Se alla fine del 2011 si moltiplicavano i casi di furto per necessità, quest’anno le cronache si occupano dei suicidi, la triste e drammatica evoluzione della crisi economica.

ELEONORA DOTTORI

D: Il medico legale viene chiamato anche in caso di suicidio?

R: Il medico legale viene chiamato, su ordine del Pm di turno, per un immediato sopralluogo finalizzato ad accertare l’effettivo decesso e compiere una prima valutazione sulle possibili cause della morte. In particolare anche se c’è il sospetto di un suicidio, è necessario accertare che effettivamente non ci siano state cause esterne a provocare la morte o che queste siano state “mascherate” da un gesto suicidiario. Poi sulla base degli esiti di questo primo accertamento il Pm decide se incaricare il medico legale di effettuare sul cadavere una vera e propria autopsia e di solito ciò accadequando ci sono delle possibili responsabilità penali di altri da accertare e quando bisogna analizzare con certezza la causa della morte di un soggetto. Dall’autopsia si riescono a verificare importanti particolari utili a ricostruire la morte, come l’orario del decesso, la posizione, la causa precisa del decesso ed i mezzi che eventualmente l’hanno provocata. Per quanto riguarda i tempi, l’esame si cerca di farlo il prima possibile per permettere ai familiari la tumulazione del cadavere, poi si attendono i responsi del medico legale che chiede un determinato periodo per il deposito della consulenza.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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