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Ancora intimidazioni nei confronti del prete anti ‘ndrangheta

Posted by on dic 27th, 2011 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

LAMEZIA TERME, 27 DICEMBRE ’11 – Una bomba è stata fatta esplodere nei giorni scorsi davanti all’ingresso di un immobile a Lamezia Terme gestito dalla comunità “Progetto Sud”, guidata dal prete anti’ndrangheta don Giacomo Panizza. L’ordigno, esploso in seguito alla deflagrazione di una altra bomba posizionata davanti ad un negozio poco distante, avrebbe provocato solo qualche danno di lieve entità alla struttura. Nell’immobile, confiscato alla cosca Torcasio della ‘ndrangheta e inaugurato nell’agosto scorso, hanno sede un centro per minori stranieri non accompagnati, fondato dalla comunità del sacerdote e la delegazione calabrese della Federazione per il superamento dell’handicap. Questo atto intimidatorio non è che l’ultimo in ordine di tempo: Progetto Sud, infatti, è stata il bersaglio delle cosche anche nel 2009 quando erano state manomesse due auto utilizzate dalla struttura (la tragedia fu fortunatamente evitata) e anche poco tempo dopo quando una cooperativa agricola parte della comunità subì furti e danneggiamenti. Tantissimi i messaggi di solidarietà a don Giacomo, al quale dopo questo ultimo attentato, è stata assegnata una scorta. La “Comunità Progetto Sud” nasce a Lamezia Terme nel 1976 allo scopo di fornire alternative vivibili alle forme di istituzionalizzazione, emarginazione ed esclusione sociale.

ELEONORA DOTTORI

 

D: Quando viene disposta la scorta?

R: In Italia la materia dell’assegnazione della scorta è alquanto discussa forse a causa di una disciplina poco organica ed in alcuni punti non chiarissima, soprattutto sulla ripartizione dei poteri. In particolare, a livello locale, le esigenze di sicurezza devono essere valutate dalla Prefettura all’interno della quale competente è un apposito ufficio per la sicurezza personale. Tale ufficio funge da segreteria per le riunioni convocate dal Prefetto sull’argomento scorte alle quali partecipano il Questore e i massimi esponenti dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. In ogni caso la Prefettura non ha poteri decisionali, che sono rigidamente riservati al Ministero per gli affari interni; i criteri generali per l’assegnazione delle scorte sono fissati dal Ministro dell’interno in persona, ma anche dal Capo della Polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza.
Il Ministro inoltre, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, può stabilire che determinate “alte personalità istituzionali nazionali” abbiano diritto alla scorta in ogni caso, così come ne hanno diritto per legge il Presidente e i Presidenti emeriti della Repubblica.
In concreto poi le decisioni sono prese dall’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (c.d. UCIS), presieduto da un Prefetto, da un dirigente generale per la pubblica sicurezza o da un generale dei carabinieri. Esiste infine una Commissione centrale consultiva da raccordo  tra l’UCIS ed i Servizi segreti.

 

D: La Procura aprirà un fascicolo a danno di ignoti? Con quale accusa?

R: Sì, la Procura aprirà un procedimento penale che al momento, però, non essendo noti gli autori dei fatti, sarà contro ignoti poi quando (e se) verranno identificati allora i loro nomi verranno iscritti nel c.d. registro degli indagati e si procederà a tutti gli effetti contro gli stessi. Qualora, invece, a conclusione delle indagini (il tempo ordinario è di 6 mesi dalla annotazione nel registro delle notizie di reato salvo possibili proroghe fino a 18 mesi) non si giunga all’identificazione dei responsabili, il PM chiederà l’archiviazione fermo restando la possibilità di riapertura delle indagini per la quale tra l’altro non è necessaria alcuna autorizzazione del GIP (Giudice delle Indagini Preliminari).

I reati ipotizzabili sono quelli di danneggiamento aggravato ma anche l’art. 6 della legge 895/67 punisce chi, al fine di incutere pubblico timore o di suscitare tumulto o pubblico disordine o di attentare alla sicurezza pubblica, fa esplodere colpi di arma da fuoco o fa scoppiare bombe o altri ordigni o materie esplodenti. In quest’ultimo caso, se il fatto non costituisce più grave reato, è prevista la pena della reclusione da 1 a 8 anni.

AVV. VALENTINA COPPARONI

 

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