Ancona Romana, visita virtuale con Oculus

VISORE E APP AL MUSEO DELLA CITTA’

foto-1-strumento-oculusANCONA – di Fernando Frezzotti – Un visore “high tech”, un telefonino smart, e diventa smart anche l’Ancona d’epoca romana. Provare per credere al Museo della Città in piazza del Plebiscito, dove il 23 settembre scorso ha esordito il sistema “Oculus”, da allora a disposizione gratuita dei visitatori per un viaggio virtuale nel lontano passato alla riscoperta di una importante fase architettonico-urbanistica del capoluogo dorico.

Design digitale, relative “applicazioni smartphone” ed estrema funzionalità del messaggio conoscitivo. Eccola la formula di “Oculus al Museo”. I contenuti del software sono equiparabili a quelli di un sofisticato documentario realizzato in computer grafica. Ma per la fruizione non è necessario disporre di avveniristiche attrezzature multimediali né di un computer. “Oculus” è una app e, come tale è stata installata su uno smartphone in dotazione al museo. Per poter utilizzare lo strumento e apprezzare le visioni che offre c’è solo bisogno, oltre che delle classiche cuffiette, di un piccolo monitor da indossare a mo’ di occhiali. Si tratta di qualcosa di molto simile a quelli che utilizza l’ottico per misurare la vostra vista: ma al posto delle lenti graduate viene posizionato il telefonino col display rivolto verso l’utente. Indossati cuffiette e l’occhialuto visore, lo speciale documentario, predisposto dall’associazione “Sistema Museale della Provincia di Ancona” è pronto a partire. Si tratta della ricostruzione ideale della “urbs” Ancona, con particolare riferimento a quella del II secolo d.C., ovvero, al periodo di Traiano. La sensazione che restituisce il documentario al quale state assistendo in questa modalità? Farvi sentire come il protagonista di una visita guidata della nostra città che potrebbe aver avuto luogo 19 secoli fa. Del resto, nella Roma imperiale di quell’epoca, il fenomeno delle visite turistiche come noi oggi lo conosciamo era già affermato ed esistevano le persone che fungevano da guide.

Il percorso ha un suo graduale svolgimento con il quale però non si è in grado di interagire. Ma in ogni istante è possibile – in ciò consiste la novità -, semplicemente ruotando su sé stessi, muovere lo sguardo a 360° e apprezzare quel lato di visuale che ci incuriosisce di più.

foto2-progetto-oculusLa ricostruzione proposta si concentra su quegli aspetti della città oggettivamente documentati e documentabili e, quindi ahinoi… ben pochi. In buona sostanza l’arco imperiale, il molo e i magazzini traianei, il presumibile porto di fondazione greca, il tempio di Venere e l’anfiteatro. A dire la verità l’ambientazione proposta presenta qualche aspetto di incongruenza nell’impostazione generale: agli apprezzabilissimi slanci seguiti nella riproposizione dell’ambiente “anfiteatrale”, finalmente colto nella sua armonica e monumentale interezza (inserito però in un assai improbabile contesto arcadico di verde “amazzonico” e del tutto de-urbanizzato), si contrappone, ad esempio, una visione eccessivamente minimalista del molo traianeo, che sembra svanire fra i flutti non appena oltrepassato l’arco dedicatorio.

Si tratta comunque di una splendida e lodevole iniziativa in grado di restituire effettivamente al visitatore l’impressione e la suggestione di un viaggio nel tempo; la qual cosa è, in buona sostanza, anche l’obiettivo inconfessato di qualsiasi ambiente museale. Sarebbe interessante poter disporre delle ricostruzioni/ambientazionirelative anche ad altre epoche e/o situazioni storiche. Per ora … benvenuto “Oculus”!

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