Amnesty chiede alla Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina di riconoscere le sopravvissute agli stupri di guerra

foto di E.D.

BANJA LUKA, 4 NOVEMBRE ’12 – “Nella Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, una delle due entità del Paese, ndr), il silenzio che circonda gli stupri di guerra, un crimine di diritto internazionale, è assordante. Sia le autorità che i mezzi d’informazione ignorano la sofferenza di una parte della popolazione”. Così John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, l’associazione che nei giorni scorsi ha diffuso un documento dal titolo “Quando ognuno resta in silenzio” dove accusa le autorità di non aver riconosciuto la dimensione effettiva delle donne vittime di violenza sessuale durante il conflitto del 1992-1995 in Bosnia Erzegovina. “Quasi 20 anni dopo la fine del conflitto – prosegue Dalhuisen – è almeno necessario far uscire dall’ombra il crudele fallimento della giustizia”. Molte sopravvissute, secondo Amnesty, stanno ancora affrontando le conseguenze fisiche, emotive e sociali degli abusi subiti: stupri, donne ridotte in schiavitù sessuale, costrette a gravidanze indesiderate e ad altre forme di violenza. ”La Republika Srpska deve togliere lo stigma vigente contro le sopravvissute agli stupri di guerra e dar loro l’opportunità di parlare”. Spezzare il silenzio delle autorità e consentire a queste donne, di cui non si conosce nemmeno il numero. di esprimersi affinché vengano avviate delle politiche precise. “Delle decine di migliaia di crimini di violenza sessuale commessi contro le donne e le ragazze durante la guerra della Bosnia Erzegovina, dal 1995 i casi giudicati dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, dalle corti statali o da quelle delle entità della Bosnia Erzegovina sono meno di 40 – si legge sul sito dell’associazione – Il governo centrale della Bosnia Erzegovina sta sviluppando una serie di leggi e politiche per garantire riparazione alle persone sopravvissute a crimini di diritto internazionale. Queste misure hanno però bisogno di essere attuate a livello delle entità in cui è diviso il paese, compresa la Republika Srpska”. Esiste, tuttavia, una legge nel Paese che garantisce assistenza alle vittime della guerra escludendo però le cure psicologiche e non tenendo conto che alcuni abusi, dal punto di vista psicologico, si manifestano tempo dopo.

ELEONORA DOTTORI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply