ALTRI DIRITTI: La Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, una carta spesso sbiadita.

ANCONA, 4 MARZO ’11 – Tempi duri per i diritti. Sono impopolari quelli umani, figuriamoci quelli animali. Con che toni velenosi si sente spesso recriminare sui diritti “acquisiti” come se anziché essere stati conquistati a prezzo di lotte e sacrifici fossero una specie di scippo ai danni di chi si sente tagliato fuori e con improvvida incomprensione di cosa sia un diritto ne chiede il ridimensionamento, l’erosione o addirittura la cancellazione. Diversamente dai privilegi i diritti non si prestano a prevaricazioni e dunque non danneggiano e non escludono se non chi pensa di prevaricare ed escludere. Nel campo della tutela degli animali le affermazioni di principio su quanto dovrebbe essere loro garantito all’interno di una società che voglia considerarsi civile, scatena sempre grandi polemiche. Quando nel 1978 a Bruxelles fu presentata la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, poi ratificata a Parigi nella sede dell’Unesco, la proposizione di un’etica interspecifica che affermava la necessità del rispetto verso l’ambiente e tutti gli esseri viventi apparve quasi scandalosa, in particolare l’art.14 “ I diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge come quelli dell’uomo”. Se è vero che questa affermazione scardinava l’antropocentrismo che vedeva l’uomo padrone e signore del creato non si può non riconoscere che lo aiutasse anche ad avere un rapporto più corretto con il mondo circostante proponendo un ridimensionamento del suo istinto predatorio assolutamente indispensabile. E la tutela degli animali non è certo antitetica alla tutela delle categorie che ne abbiano bisogno nell’ambito degli umani.” Ma perché sprecare tempo e risorse occupandosi di animali quando ci sono tanti più importanti ambiti di intervento bambini abbandonati, ammalati soli, anziani parcheggiati negli ospizi. Bene: si può fare l’una cosa e l’altra o si può anche non occuparsi di niente e di nessuno come fa la gran parte della gente. Forse che tutti quelli che non si occupano degli animali si dedicano ad altre forme di volontariato? Ma la vera risposta è che alle passioni non si comanda e se non danneggiano nessuno perché contrastarle?

Ora, amare gli animali non è un obbligo per nessuno ma rispettarli e includerli nell’ambito di soggetti tutelati deve essere una regola da accettare senza incertezze perché un corretto rapporto con gli animali non tutela solo loro ma anche gli uomini e la natura in genere. E’ di questi giorni la terribile notizia del camionista sbranato da un branco di cani randagi: non è immediatamente evidente che una corretta lotta al randagismo che nel garantire il diritto alla vita dell’animale ne controlli lo status tutela anche la sicurezza delle persone? Purtroppo il riconoscimento di diritti è volatile e il loro mantenimento richiede vigilanza e combattività. E’ un niente che si perda quanto ottenuto. Ancona è un esempio di come le conquiste possano essere aleatorie. Essa è stata in passato una città pilota e davvero all’avanguardia per quanto riguarda l’attenzione ai problemi degli animali e degli animalisti offrendo soluzioni al contenimento del randagismo, alla diffusione di una educazione alla convivenza e al rispetto ,ad esempio, con la formazione di una Consulta animalista ,con l’emanazione di una ordinanza tra le più avanzate d’Italia,con la costruzione di strutture di cura e ricovero per cani e gatti.Le conseguenze? Rapido contenimento del randagismo, diminuzione delle più gravi zoonosi, coinvolgimento dei proprietari dei cani nel mantenimento della pulizia delle strade . Tutto bene dunque? Per niente. Il baco della burocratizzazione che corrode le amministrazioni ha colpito anche Ancona. Nel prossimo articolo vedremo come e con quali conseguenze

PAOLA BALLANTI

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