Allenatore di volley già condannato adesca minorenni sul web fingendosi 15enne

MILANO, 11 MARZO ’12 – “Ciao sono Simone, ho 15 anni, appassionato di sport…e ..ti trovo bellissima”. Un aggancio più o meno di questo tipo, moltissime ragazzine già iscritte ai più popolari social network della rete, se lo saranno visto scrivere in bacheca tante volte. Ma quando gli inquirenti hanno scoperto che quel nickname era falso, che dietro al profilo Facebook del 15enne dal visetto pulito e sorridente come le icone dei programmi per adolescenti si nascondeva un uomo maturo di 49 anni, con precedenti per violenza sessuale e molestie, le indagini sono diventate una corsa contro il tempo per fermarlo, ritenendolo un soggetto pericoloso, ed è scattato l’arresto. Scabrosa vicenda quella accaduta giorni fa nel Milanese.

In manette è finito Gianluca Mascherpa, 49enne originario di Lecce, un curriculum impressionante di precedenti penali, condanne e anni di carcere per reati contro la persona e reati sessuali e un’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi attività in strutture frequentate da minorenni. L’uomo, nonostante quel passato oscuro, era riuscito a tenere nascosta la sua fedina penale non certo linda e a mettersi in tasca un regolare patentino per allenare una squadra di pallavolo femminile (ragazze dai 17 ai 25 anni) di Trezzano sul Naviglio. Residente a Trezzano, ma domiciliato a Sesto San Giovanni insieme alla madre, è stato arrestato con le accuse di pedopornografia e violenza sessuale su minorenni. Si trova rinchiuso al carcere di San Vittore. Gli inquirenti lo hanno scoperto anche perché aveva tentato degli approcci reali con le sue vittime, aspettandole fuori dalla scuola, seguendole in Oratorio dove aveva inviato loro degli sms. Ma le ragazzine insospettite (e forse anche infastidite) hanno vuotato il sacco e raccontato di quello strano e insistente ‘amico’ ai genitori. Da qui la raffica di denunce. Decisiva anche la collaborazione e la disponibilità dei dirigenti della squadra di pallavolo che il pedofilo allenava. Mascherpa era solito inoltre controllare la sua attività di seduttore di bambine tramite l’accesso ai profili dal suo smartphone: anche dal controllo dell’aggancio alle celle, del traffico telefonico e di altri dati informatici, gli inquirenti sono riusciti a smascherarlo.

Lo stratagemma. Secondo quanto accertato dai carabinieri di Corsico e Trezzano in sede d’indagine (dopo le denunce presentate a gennaio da alcuni genitori), l’uomo avrebbe adescato ragazzine dagli 11 ai 16 anni su Facebook fingendosi loro coetaneo o almeno 15enne. La trappola veniva perpetrata attraverso due profili – ovviamente falsi – su Facebook e altri social network (Messenger, Netlog). Si chiamava Simone, Simoroller96 e “Skizzatonero”. Stringeva amicizia, taggava le foto delle sue amichette virtuali, ammiccava e moltiplicava i ‘mi piace’, twittava e cinguettava frasi sdolcinate e paroline per incantare le ragazze. Si calava perfettamente e si destreggiava con inquietante disinvoltura nel mondo delle adolescenti. Il corteggiamento diventava ben presto confidenza, poi pressing psicologico, autentica seduzione virtuale fino alla richiesta esplicita e anche volgare di farsi inviare immagini hard delle ‘amichette’, chiedendo loro di mostrarsi nude in webcam, di compiere atti sessuali di autoerotismo anche spinto davanti alla webcam. Le vittime designate erano bambine di 11 anni fino alle ragazzine di 15-16, nel Milanese ma anche nel resto d’Italia. Oltre ai profili finti, l’uomo aveva anche delle schede Sim che utilizzava per il tam-tam di sms ed mms sempre più espliciti. Il pedofilo le condizionava psicologicamente con un linguaggio che a volte sconfinava in volgare e aggressivo. Si confondeva e nascondeva bene, anche quando le ‘amiche’ gli chiedevano a loro volta di mostrarsi o di chattare con la webcam, insospettite da come un quindicenne non fosse legittimamente imbranato ma scaltro, esperto e sicuro di sè. Lui aveva sempre la risposta giusta “la webcam rotta”, “sono più maturo dei miei 15 anni”. Gli inquirenti hanno accertato che tra le ragazzine contattate dal pedofilo non vi sarebbero le ragazze della sua squadra di volley.

I precedenti penali. Gianluca Mascherpa era uscito dal carcere il 9 aprile 2010 dopo aver scontato una pena per reati legati alla pedopornografia. Nel 1998 era stato arrestato dagli agenti di polizia di Massa Carrara per aver violentato ragazzine italiane con la connivenza dei loro genitori, che avevano venduto le figlie al pedofilo in cambio di somme di denaro e di poter assistere agli incontri tra l’adulto e le ragazzine. Era stato di nuovo arrestato nel 2001 e poi nel 2005 dalla Polizia postale del Trentino per reati legati alla pedopornografia on-line. Tornato in libertà, Mascherpa aveva iniziato ad allenare le pallavoliste under 12 a Corsico e Cesano Boscone, con tanto di regolare patentino rilasciato dalla Federazione, cui era riuscito a nascondere i precedenti penali. Era stato allontanato dalle squadre che allenava (sembra per altri motivi) e si era spostato a Trezzano, dove era diventato allenatore di una squadra di volley femminile di Trezzano sul Naviglio. Se non lo avessero arrestato, sarebbe anche passato a un’altra categoria sempre come mister, infatti stava partecipando a un corso della Federazione per ottenere il rilascio di un altro tesserino.

TALITA FREZZI

D: In che consistono i reati di pedopornografia e violenza sessuale su minore?

R: Il reato di pornografia minorile punisce in maniera differente chi produce il materiale e chi lo distribuisce, divulga, cede (o mette online, attraverso ad esempio il meccanismo del file sharing). Nel primo caso la pena è della reclusione da 6 a 12 anni e una multa fino a 258 mila euro! Nel secondo caso si punisce chiunque, con qualsiasi mezzo, anche in via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedo-pornografico ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni 18 e la pena prevista è quella della reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 2.582 euro a 51.645 euro.Altro ancora è la mera detenzione.

Il reato di violenza sessuale punisce chiunque costringe qualcuno, mediante violenza o minaccia, a compiere o subire atti sessuali contro la sua volontà. L’art. 609 bis c.p. prevede per il reato di violenza sessuale la reclusione da 5 a 10 anni. Ipotesi aggravata quando il reato è commesso su minore di anni 14, cosi come è aggravata qualora la vittima non abbia compiuto 16 anni ed il colpevole sia il genitore (anche adottivo), l’ascendente, il tutore e quando il minore non abbia compiuto 10 anni. In realtà ciò che viene imputato all’uomo (circa gli incontri reali) non è ancora punibile a titolo di violenza sessuale in quanto si tratta di una mera fase preparatoria, cioè i chattare o creare comunque una relazione amicale con il minore volta a guadagnarsi la sua fiducia, per poi compiere atti illeciti. La tutela penale c’è, non appena si supera questa soglia.

D: Come è possibile che la Federazione e gli organi preposti al controllo degli aspiranti istruttori non abbiano verificato la fedina penale o quantomeno condotto accertamenti?

R: E’ difficilissimo che nel privato si richiedano certificazioni del casellario giudiziale da cui risulterebbero le precedenti condanne. Diverso sarebbe stato se fosse stato un concorso pubblico per esempio per la scuola.

D: I genitori potrebbero chiedere risarcimento danni alla Federazione per il pericolo corso dalle loro figlie? E ai social network per omesso controllo?

R: No. Non vi è un obbligo giuridico di vigilanza in nessuno dei due casi.

AVV. TOMMASO ROSSI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply