Alleanza Casalesi-mafia per il commercio ortofrutticolo: sei arresti, anche uno dei ‘Forconi’

CASERTA, 28 GENNAIO ‘12  - Mafia siciliana e Casalesi insieme per avere il controllo del trasporto su gomma e gestire affari sporchi dentro ai mercati ortofrutticoli tra Sicilia, Campania e Lazio. Sono sei gli arresi nell’ambito dell’operazione messa a segno ieri dalla polizia e dalla Direzione investigativa antimafia, tra questi Gaetano Riina, fratello del superboss di Cosa Nostra, Totò, e Nicola Schiavone, fratello del capo del clan Casalesi Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

L’alleanza. In Sicilia avvenne l’incontro tra Costantino Pagano, per conto dello Schiavone, Gaetano Riina, il titolare di una ditta di trasporti Carmelo Gagliano e i fratelli Sfrega. L’accordo, testimoniato dalla intercettazioni ambientali che confermano i rapporto tra i Casalesi e Riina, permetteva a Costantino Pagano di far convergere presso la propria ditta di trasporti, la “Paganese”, gli ordinativi di tutti i padroncini e delle piccole imprese di trasporto di Sicilia, Campania e Calabria che lavorano nella stessa tratta. La Paganese si occupava di una parte dei commerci con i propri mezzi e la restante veniva distribuita tra i piccoli trasportatori costretti a pagare una percentuale. Da un lato quindi gli utili della ditta aumentavano e tutte le tratte che andavano e venivano dalla Sicilia verso i mercati ortofrutticoli campani e di Fondi, in provincia di Latina uno dei mercati più grandi d’Europa, erano tenute completamente sotto controllo.

Gli arresti e le accuse. Oltre a Nicola Schiavone e Gaetano Riina l’ordinanza è stata eseguita anche nei confronti dei fratelli Antonio e Massimo Sfrega, i punti di riferimento nel territorio delle famiglia mafiose Riina e Messina Denaro. Queste quattro delle sei ordinanze sono state notificate in carcere mentre le manette sono scattate ai polsi del siciliano Carmelo Gagliano e del napoletano Pasquale Coppola. A vario titolo, tutti sono accusati di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza e porto illegale di armi da guerra. Una delle persone arrestate era stata segnalata in relazione alla protesta dei forconi in Sicilia.

L’errore del giudice. Le persone arrestate ieri sono le stesse nei confronti delle quali ad inizio anno era stata annullata la medesima misura cautelare. Il Tribunale del Riesame aveva infatti annullato il provvedimento del Gip Pasqualina Paola Laviano ritenendo che la stessa avesse copiato le tesi accusatorie incappando in sviste ed errori grossolani. (http://www.fattodiritto.it/palermo-errore-del-giudice-annullato-arresto-di-gaetano-riina/) Alla luce dell’annullamento i Pm hanno inoltrato una nuova richiesta di arresto e ieri sempre la Laviano ha emesso una nuova ordinanza di applicazione della misura cautelare.

Le armi. Un traffico di mezzi sotto il totale controllo dei Casalesi che venivano utilizzati anche per gli altri affari sporchi del clan. I camion infatti servivano anche per trasportare armi come quelle sequestrate nel 2006 dalla Squadra Mobile di Caserta, commissionate da Costantino Pagano per conto degli Schiamone. Questo arsenale, composto da kalashnikov, mitragliatori, lanciarazzi e munizioni, sarebbe stato importato dalla Bosnia sfruttando la complicità di alcuni militari che prestavano servizio nelle missioni di pace dopo la guerra nell’ex Yugoslavia. Per il trasporto di queste armi sarebbero stati utilizzati proprio i mezzi dell’esercito.

ELEONORA DOTTORI

D: Tra i reati contestati ci sono intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza, porto illegale di armi da guerra e associazione mafiosa. I primi tre sono delle aggravanti dell’ultimo?

R: No aggravanti, sono i reati fine a cui è (appunto) finalizzata l’associazione a delinquere di stampo mafioso. L’uso di armi, inoltre, di per sé costituisce aggravante all’associazione a delinquere. Il reato associativo, infatti, punisce in modo molto severo proprio i gruppi di persone che si associano per compiere un numero indeterminato di reati dello stesso o di più tipi diversi. Nell’associazione mafiosa, inoltre, vi è rispetto alla normale associazione a delinquere, la forza intimidatrice che nasce dallo stampo mafioso del vincolo, e per questo è punita in maniera ancora più grave.

D: Quattro delle sei ordinanze sono state notificate in carcere poiché gli interessati si trovavano già dietro le sbarre. Com’è possibile questo?

R: Spesso succede nei casi di boss o comunque delinquenti di un certo livello. E’ normale, un conto è essere in carcere in esecuzione di altre pene, e un altro è l’ordinanza di custodia cautelare per un altro e diverso reato. Terminata la detenzione in fase esecutiva il soggetto resterebbe in carcere in esecuzione della misura cautelare fin quando quest’ultima non venga revocata.

D: Le sei persone arrestate ieri sono le stesse nei confronti delle quali ad inizio anno era stata annullata la medesima misura cautelare. Quindi il giudice ha dovuto formulare una nuova richiesta?

R: Sì, evidentemente basata su nuovi elementi di prova o rispetto a diversi ed ulteriori titoli di reato.

AVV.TOMMASO ROSSI 

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