Akis Tsochatzopoulos e gli scandali della politica ellenica

ATENE, 22 GIUGNO ’12 – Risale a due mesi fa, l’arresto dell’ex ministro della difesa greco, Akis Tsochatzopoulos, con l’accusa di aver ricevuto pagamenti illegali ( “mazzette”) per almeno 20 milioni di euro tra il 1998 e il 2001. Lo schema è quello utilizzato anche da molti politici italiani (cfr il più recente, Lusi): attraverso un sistema di società off-shore con sede in Svizzera, Akis avrebbe depositato il denaro ricevuto illegalmente avverso l’erogazione di favori politici (“mazzette”). Con il denaro accumulato in tali conti correnti avrebbe poi acquistato proprietà immobiliari in Grecia, attuando in tal modo il riciclaggio.

Akis Tsochatzopoulos, 73 anni, è tra i fondatori del “Pasok” ( Panhellenic_Socialist_Movement). E’ stato eletto dal Parlamento Ellenico per la prima volta nell’81 e vi è rimasto fino al 2007. In seguito alle accuse di scandalo, il Parlamento votò in favore del suo arresto. Già nel 2004, venne fortemente criticato per il suo stile di vita a cinque stelle, mentre l’economia greca stava colando a picco: il suo matrimonio a Parigi con la moglie Viki fu celebrato al Four Seasons Hotel, con vista sulla Torre Eiffel. Nel 2010, i quotidiani grechi I Kathimerini e Proto Thema, denunciarono pubblicamente l’acquisto da parte della moglie di Aki Tsochatzopoulos una megavilla nella più prestigiosa via di Atene, per un milione di euro, pagati attraverso una società off-shore. Tutto questo mentre il parlamento ellenico approvava le misure di austerity aumentando le tasse e combattendo l’evasione fiscale.

Lo scandalo Siemens. Una commissione ad hoc del parlamento greco fu incaricata nel 2011 di investigare sulla potenziale implicazione di Tsochatzopoulos nello scandalo Siemens. La commissione concluse che “le commesse per i sistemi di difesa avvenuti sotto la sua leadership di Ministro della Difesa tra il 1996 e 2001 combaciano con le confessione dei personaggi che avevano ricevuto il denaro nero da Siemens per l’ordine di missili MIM-104 Patriot”.

Lo scandalo Ferrostaal. Nel 2001, uno scandalo simile al Siemens coprì Tsochatzopoulos , questa volta originato dagli affari che il ministero della difesa greco intratteneva con la società Ferrostaal per l’acquisto di sottomarini tedeschi. Secondo il giornale Real News, Tsochatzopoulos ha ricevuto delle mazzette dai rappresentanti tedeschi della Ferrostaal per aver scelto tale società come fornitore di sottomarini. Tutto ciò prima della firma della conferma d’ordine.

Roma, Atene, e la decadenza della politica. Analizzando il casoTsochatzopoulos , si ha l’impressione di leggere qualcosa di già letto, di già conosciuto. Incredibilmente, in seconda battuta, si scopre come le situazioni criminose sopradescritte sono perfettamente sovrapponibili a quelle verificatesi proprio recentemente nello scenario della politica italiana. In primis, vediamo il caso del deposito in conto estero di denaro sporco ricevuto attraverso “mazzette”, utilizzato in investimento immobiliare in Italia. Prendiamo ad esempio il recente caso Lusi: denaro prelevato dal partito, dirottato su conti di società off-shore, riciclato in Italia attraverso l’acquisto di immobili. E così, molti altri – unica differenza nel caso Lusi, i soldi giravano su bonifici tracciabili. Se prendiamo invece il caso delle “mazzette” ricevute in qualità di Ministro della Difesa per le commesse di acquisto di materiale Siemens e Ferrostaal , è quasi impressionante la riconducibilità alle fattispecie criminose attuate dai dirigenti di Finmeccanica (http://www.fattodiritto.it/inchiesta-sulle-tangenti-di-finmeccanicaindagato-orsi-interrogato-lavitola/): l’inchiesta muove da una presunta tangente pagata da Augusta Westland (controllata al 100% di Finmeccanica Spa) ad una intermediaria americana (con sede legale a Lugano) al fine di aggiudicarsi l’appalto per la fornitura di 12 elicotteri al Governo Indiano. Questo è il parallelismo che ritroviamo nei modelli attuati dalla politica di Roma e Atene: ovviamente, un politico italiano o greco che riceve del denaro sporco, o si appropria indebitamente di denaro pubblico, non può tenerlo nel proprio conto in banca, né dichiararlo ai fini fiscali come reddito personale. Pertanto, si sceglie la via della società off-shore. “Si portano i soldi in un conto estero”. Dopodiché, anziché lasciare il denaro a marcire in qualche banca sconosciuta, viene rimpatriato in italia/grecia con investimenti immobiliari. Analizziamo ora il secondo modello, quello del legame tra il Ministero della Difesa e l’acquisto di strumenti bellici. Tralasciando l’opinabilissima scelta di investire in tale settore, e concentrandoci sulla fattispecie di reato, è evidente come le forniture di carrarmati, elicotteri da guerra, sottomarini e missili vadano a braccetto con il pagamento di mazzette ai rappresentanti del Minsitero della Difesa ( “Il Cliente”) da parte dell’industria fornitrice di tali prodotti (nel nostro caso, una società partecipata dallo Stato tra l’altro). Da una parte, Finmeccanica che corrompe il governo indiano per aggiudicarsi la commessa per la fornitura di elicotteri da guerra, dall’altra, l’ex Ministro della difesa greco che li riceve da Siemens e Ferrostaal, per sceglierli come fornitori di missili e carrarmati.

CLARISSA MARACCI

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