Agguato Adinolfi, chiaro atto terroristico non ancora rivendicato.

GENOVA, 9 MAGGIO ’12 – Non è stato ancora rivendicata l’aggressione ai danni dell’amministratore delegato di “Ansaldo Nucleare”, società del gruppo Ansaldo Energia che fa capo a Finmeccanica, Roberto Adinolfi, 53 anni. L’aggressione è avvenuta lunedì scorso in via Montello a Genova, Adinolfi era appena uscito da casa quando una Yamaha si è avvicinata piano piano, in sella due persone con il volto coperto da caschi scuri. Uno dei due è sceso, si è avvicinato ancora di più alla vittima e gli ha sparato un colpo di pistola dietro al ginocchio, sfiorando con la canna dell’arma il polpaccio per essere sicuro di non sbagliare, di non colpire organi vitali. Quando il figlio di Adinolfi, 22 anni, corre in strada della moto non c’è più traccia. Immediatamente operato il manager non è in pericolo di vita, ed è riuscito a fornire importanti indicazioni ai carabinieri che stanno indagando sull’accaduto. Come gli ultimi numeri della targa della Yamaha che infatti è stata ritrovata poco distante dal luogo dell’aggressione, il mezzo era stato rubato tre mesi prima proprio a Genova. Via Montello è stata chiusa al traffico, qui gli investigatori cercano tracce utili e sono già in possesso di un bossolo, anche se i testimoni hanno raccontato di tre colpi esplosi, che riporta caratteri cirillici. Si tratterebbe di una calibro 7,62 Tokarev di fabbricazione russa. Adinolfi dopo l’intervento e l’abbraccio dei familiari e dei colleghi ha risposto alle domande del pm che sta seguendo le indagini, al quale avrebbe detto di non aver mai ricevuto minacce. Come detto manca ancora una rivendicazione ma gli inquirenti, visto il modus operandi e il tipo di proiettili utilizzati, propenderebbero per la pista eversiva anche se nessuna ipotesi viene scartata a priori.

ELEONORA DOTTORI

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