“Aggiustare la cartella clinica” per nascondere presunte responsabilità della morte di una bimba

NAPOLI, 18 LUGLIO ’12 – “Vedete di apparare questa cartella nel migliore dei modi…”. La frase choc sabbie stata pronunciata dai medici e l’ostetrica dell’ospedale di Boscotrecase, provincia di Napoli, dove nei mesi scorsi si è spenta una bimba, forse (lo stabiliranno i magistrati) a causa di errori commessi durante il parto. Il caso è emerso in tutta la sua durezza e gravità solo adesso, che i genitori della piccola vittima hanno denunciato i medici per capire come è morta la loro piccola Antonia, solo adesso che sono stati mandati degli avvisi di garanzia ai medici che hanno operato la giovane puerpera.
E mentre in sala operatoria la piccola Antonia cercava di sopravvivere per venire al mondo, i medici avrebbero cercato di aggiustare la cartella clinica per coprire loro presunte responsabilità nel corso dell’operazione, se mai fosse emerso qualcosa, se mai si fosse indagato sull’intervento. E quando, a pochi giorni dal parto, la piccola Antonia smise di lottare, i suoi genitori Giusi e Michele decisero di andare fino in fondo per cercare la verità sulla morte della loro bambina, appena venuta alla luce. I genitori sporsero denuncia. E mesi dopo, uno dei medici che si trovava in sala parto alla nascita della bambina, confessò rivelazioni sconcertanti al pm di Torre Annunziata Emilio Prisco: esisteva un’intercettazione ambientale dell’incontro con il primario e l’ostetrica presenti al parto, e in quella registrazione (consegnata agli inquirenti) i camici bianchi  decidevano di “confezionare” una nuova cartella clinica che garantisse loro l’impunità. Con quel nastro in mano, il procuratore aggiunto Raffaele Marino e il pm Prisco chiesero e ottennero dal gip alcune misure cautelari a carico di medici e paramedici ritenuti responsabili a vario titolo, della morte della neonata e di averne falsificato la cartella clinica. In questi giorni, i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati.

Intercettazioni choc.

Sconcertanti le frasi che emergono dalle intercettazioni. I medici si metterebbero d’accordo tra loro su come aggiustare la cartella clinica della bimba. “Vediamo di metterla a posto ora che si può fare, domani potrebbero sequestrarla…”, aggiungendo nella documentazione dell’ospedale anche un falso tracciato mai eseguito. Vi sarebbe inoltre un orribile turpiloquio, irrispettoso usato anche per indicare la povera bimba, per giustificare il loro operato. Gli indagati si accusano a vicenda.
La mamma di Antonia dice di essersi resa conto subito che durante il parto qualcosa non andava, dall’atteggiamento dei medici e poi i sospetti hanno preso concretezza quando le hanno mostrato un tracciato che non le era mai stato eseguito. Il procuratore aggiunto Raffaele Marino ha definito la vicenda come un episodio vergognoso e sull’intercettazione, che definisce “inquietante”, sottolinea che è stata fondamentale.

TALITA FREZZI

D: Quali reati potrebbero essere contestati ai medici?

R: Per quanto riguarda le presunte  modifiche alla cartella clinica, potrebbe ravvisarsi il reato di concorso in falsità in atto pubblico. Ricordiamo che il nostro codice penale distingue i c.d. reati di falso in atti a seconda che si tratti di falsità materiale o ideologica: la falsità è materiale quando il documento viene materialmente alterato, modificato, o cancellato; la falsità è ideologica invece quando non vi è un’alterazione materiale del contenuto dell’atto, che appare quindi integro, ma l’atto attesta fatti non veritieri.

D: Quando viene aperta un’inchiesta dalla Procura?

R: In tutti casi in cui le forze dell’ordine danno notizia al magistrato di un reato compiuto, viene iscritto alla Procura della Repubblica un fascicolo d’inchiesta in cui confluiscono tutti gli atti d’indagine. Se vi sono sin da subito uno o più soggetti indagati come responsabili del fatto, il fascicolo viene iscritto a loro carico, altrimenti il fascicolo viene inizialmente iscritto contro ignoti. Se poi entro 6 mesi dalla data di commissione del fatto la persona (o le persone) responsabile del reato risulta sempre ignota, il Pubblico Ministero chiede al Giudice per le Indagini Preliminari che il procedimento sia archiviato, salvo i casi in cui viene chiesta l’autorizzazione a proseguire le indagini oltre il termine di sei mesi.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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