Agenzia Onu per i rifugiati: 75.000 gli sfollati Rakhine in Birmania

MYANMAR, 6 Ottobre ’12 Il portavoce dell’Agenzia ONU per i rifugiati ( UNHCR), Adrian Edwards, ha comunicato la presenza di ben 75.000 rifugiati nei campi di primo soccorso nello stato di Rakhine, nella Birmania dell’ovest. Secondo le autorità locali, gli sfollati erano circa 50.000 nel mese di giugno, ma sono aumentati a seguito dell’esplosione di violenza che è insorta a Kyauk Taw in agosto. Circa 4.000 persone hanno visto le loro case bruciate a seguito degli attacchi. Gli scontri tra i Buddisti Arakan e i musulmani Rohingya hanno già causato un centinaio di morti. Lo stato del Myanmar, composto di 135etnie, ha sempre adottato un atteggiamento intollerante contro i riottosi, compiendo perfino “ispezioni di massa” ed altri abusi ai danni delle comunità musulmane della zona. Il popolo musulmano che vive nel Rakhine, costituisce circa il 4% della popolazione della Birmania (Myanmar) ed è riconosciuto dalla giunta militare come gruppo etnico birmano. Mentre i Rohingya sono circa 750mila, concentrati in maggioranza nello Stato di Rakhine (la restante parte vive tra Bangladesh, Thailandia e Malasya.) Secondo gli attivisti umanitari di Human Rights Watch le autorità locali sono responsabili di discriminazione nei confronti della minoranza islamica, lasciando invece impuniti i buddisti Arakan. Lo stato di emergenza è il primo intervento eccezionale ad opera di Thein Sein, presidente da oltre un anno, che sta traghettando il Paese dalla dittatura militare a una democrazia almeno minima. Gli attivisti umanitari presenti in loco, che hanno subito 8 arresti nel mese di giugno, stanno lavorando con l’UNHCR per proteggere gli aiuti umanitari e supportare gli sfollati, distribuendo aiuti a circa 54.000 persone, come acqua, cibo, soccorso sanitario e materiale per la sopravvivenza. Inoltre, l’Agenzia per i rifugiati sta costruendo rifugi temporanei per circa 10.500 persone – nella speranza che la situazione si stabilizzi e almeno parte dei rifugiati possano ritornare nelle proprie abitazioni.

CLARISSA MARACCI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply