Addio a ‘Long John’ Chinaglia, calciatore carismatico, personaggio discutibile

ROMA, 2 APRILE – “Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia!” Questo urlava la curva laziale negli anni d’oro della squadra biancoceleste negli anni ’70.
Dopo Maestrelli, “Re” Cecconi e Bob Lovati, un altro pezzo della grande Lazio campione d’Italia nel campionato 1973-’74, se ne è andato, per colpa di un cuore che si pensava da gigante e invece si è dimostrato fragile.
Long John aveva solo 65 anni, e da TOT mesi era latitante in America dal 2006, per sottrarsi ad una misura cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta per la scalata tentata alla proprietà della Lazio in danno di Lotito, con l’accusa grave di riciclaggio, estorsione ed aggiotaggio. Nel luglio 2008, il suo nome è stato accostato al clan mafioso dei Casalesi, e Chinaglia viene raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare questa volta per associazione a delinquere di tipo mafioso.
“Mio padre – ha detto al telefono dall’America il figlio Anthony Chinaglia – è morto questa mattina (ieri) intorno alle 9:30. Era stato operato una settimana fa dopo un attacco di cuore. Gli erano stati impiantati 4 stent e l’operazione era andata bene. Era stato rimandato a casa dove sembrava essersi ripreso. Stamattina si era svegliato per prendere una medicina e si era rimesso al letto. Poi sono andato a controllarlo ed ho scoperto che non respirava più. Ho provato a rianimarlo ma non c’é stato niente da fare”.
La Lazio è in lutto per Giorgione Chinaglia, giocatore del club biancoceleste dal 1969 al 1976 (Campione d’Italia nella stagione 1973-1974) e presidente dal 1983 al 1985.
Classico centravanti d’area di rigore, robusto e potente, Long John, fece spesso parlare di sé anche per il suo carattere provocatore e fumantino.
Come quella volta a San Siro, avversario l’Inter, quando scalcio’ il compagno di squadra D’Amico, reo di non aver rincorso Sandro Mazzola. Nello stadio di casa, l’Olimpico, dopo un gol nel derby, andò ad esultare sotto la curva Sud, dei romanisti. Celebre anche lo screzio con il ct della nazionale Ferruccio Valcareggi: durante il mondiale in Germania del ’74 dopo essere stato sostituito nel corso di Italia-Haiti, Chinaglia lo mandò a quel paese in mondovisione, mettendo fine alla sua carriera azzurra. La sua carriera calcistica, invece, Chinaglia la terminò in America, ai Cosmos, club newyorkese dove giocarono anche Pelé e Beckenbauer, dove giocò per 7 anni risultando il miglior marcatore della storia della North American Soccer League con 93 gol in 213 partite. 



Meglio ricordarlo così, con il grido di battaglia della curva laziale.


T.R.

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply