50 anni di reclusione all’ex dittatore argentino Videla per il furto dei figli dei desaparecidos

BUENOS AIRES, 7 LUGLIO 2012. La Corte Federale Argentina ha condannato Jorge Videla, capo della dittatura militare dal 1976 al 1981, a 50 anni di carcere al termine del processo sul caso dei ‘bambini rubati’, figli dei 30.000 desaparecidos sequestrati ed uccisi dall’esercito militare durante il suo comando. La sentenza parla di 500 bambini strappati alle madri dopo il parto, avvenuto in centri clandestini di detenzione, vittime di un piano organizzato dal governo che prevedeva il cambiamento della loro identità e l’affidamento a coppie selezionate e affiliate all’esercito. Si calcola che siano più di 30.000 i desaparecidos tra il 1976 e il 1983 durante la dittatura militare in Argentina e si stimano circa 500 bambini sottratti alle loro madri e dati in affido sotto un’altra identità. 100 di questi hanno recuperato la loro vera identità grazie all’associazione umanitaria Madri e Nonne della Plaza de Mayo, le quali hanno accolto con sonori applausi la sentenza arrivata dopo anni di dura lotta per ottenere giustizia dal Governo Argentino.

La sentenza. E’ stato il Tribunale di Buens Aires a condannare Jorge Rafael Videla nel processo dedicato ad uno degli aspetti più tragici della sua dittatura militare ( 1976-1981), quello della sottrazione alle madri naturali e del cambio di identità dei figli dei desaparecidos. 50 anni di carcere per Videl, e 15 per Reynaldo Bignone, l’ultimo capo della dittatura militare, il quale indì elezioni democratiche il 30 Ottobre del 1983. In questa ultima fase la dittatura peraltro, i militari, preoccupati per le possibili conseguenze dei loro atti criminali eliminarono gli archivi della repressione clandestina e decretano un autoindulto che li esonerasse dalla responsabilità per gli atti compiuti durante la dittatura. Durante il processo, gli accusati hanno ammesso l’esistenza di casi di furti di bambini nati nelle carceri segrete della dittatura, sostenendo però che si era trattato di casi isolati, e non di un piano sistematico messo a punto dai responsabili del regime militare.

I desaparecidos e i loro figli.Secondo le fonti storiche, si stima che circa 30,000 Argentini furono soggetti a sparizione forzata e, in alta percentuale, uccisi. Molti furono detenuti illegalmente e torturati, mentre altri esiliati. Nel libro Disposición Final de giornalista Argentino Ceferino Reato, Videla ammette per la prima volta che tra il 1976 e il 1983, 8.000 argentini sono stati assassinati dal suo regime. I corpi erano nascosti o distrutti per prevenire proteste e rivolte. La maggior parte dei figli di questi ”desaparecidos”, nati quando le loro madri erano detenute illegalmente – e molte volte uccise subito dopo il parto – sono stati affidati a famiglie di militari, poliziotti o persone in qualche modo legate alle forze militari di Videla. Secondo le testimonianze raccolte e diffuse dalle associazioni umanitarie ( www.nuncamas.it , le detenute arrivavano dai Centri di Detenzione Clandestina in pieno travaglio, buttate su barelle dove partorivano e poi trascinate vie per essere definitivamente soppresse, mentre i bambini venivano dati a coppie che attendevano nella stessa clinica la fine del parto. Altre volte invece erano i militari a fare irruzione nelle case: se trovavano bambini sani e molto piccoli li portavano via insieme con i genitori, al fine di venderli o darli in adozione a famiglie di militari o ricchi industriali che non potevano avere figli.

Il generale Jorge Videla. Il generale a capo della dittatura oggi ha 86 anni e fu presidente dell’Argentina dal 1976 al 1981. Salì al potere dopo il golpe che destituì Isabel Peron nel 1976. Isabel Peron, ballerina spagnola, era la moglie di Juan Domingo Peròn in Spagna. Alla morte di quest’ultimo, Isabel si trovò catapultata al governo dell’ Argentina. Tuttavia, essa era totalmente inadatta alle mansioni che doveva svolgere e si circondò di personaggi poco trasparenti che seppero circuirla e che di fatto governavano al suo posto. A questo si aggiunse una profonda crisi economica che colpì il paese: nel Febbraio del 1976 l’inflazione aveva raggiunto il 360% (il Peso che valeva 120 Lire nel ’73 era arrivato a 10 Lire) . In tale contesto nacquero diverse organizzazioni politico-terroristiche – tra le quali, l’ Esercito Rivoluzionario del Popolo e Montoneros, di tendenza peronista – le quali godevano dell’appoggio delle classi sociali in maggiore difficoltà. Così’ iniziarono rapine, sequestri e rivolte militari delle organizzazioni terroristiche di diversa affiliazione politica, fino al 24 Marzo del 1976, quando le Forze Armate guidate da Massera per la Marina, Agosti per l’aeronautica e Videla per l’esercito, rovesciarono il governo di Isabelita Peròn, instaurando la dittatura militare. Appena saliti al portere, la giunta militare dichiarò lo stato d’assedio: viene sciolto il parlamento, abolite le organizzazioni sindacali e studentesche, chiusi i giornali non schierati. L’obiettivo dei golpes militari argentini, ampiamente appoggiati anche dalle classi più abbienti del paese, era quello del “Processo di Riorganizzazione Nazionale” attraverso la soppressione della guerriglia, il riordino dell’economia e la riorganizzazione della società. A pagare il prezzo della Riorganizzazione furono circa 30.000 desaparecidos, 1.000.000 di esiliati, 9.000 prigionieri politici e 15.000 fucilati per le strade.

Primero mataremos a todos los subversivos, luego mataremos a sus colaboradores, después a sus simpatizantes, enseguida a aquellos que permanecen indiferentes y finalmente a los tímidos.“Generale Ibérico Saint Jean, governatore di Buenos Aires (1977).

“Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi uccideremo i loro collaboratori, dopo i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e alla fine i timidi.”

CLARISSA MARACCI

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