Dopo una mastectomia bilaterale costretta a nuotare in topless. La piscina respinge ‘voleva solo scioccare’.

SEATTLE, 25 GIUGNO ’12 – Jodi Jaecks è una 45enne di Seattle che come molte donne ha lottato e ha vinto la battaglia contro il cancro al seno. Oggi ne sta portando avanti un’altra, per i diritti civili e contro il pregiudizio. Questa è la sua storia: nel 2011 Jodi è costretta a sottoporsi ad una mastectomia bilaterale che le lascia il torso piatto come quello di un uomo. Lentamente, dopo una lunga riabilitazione, riprende a condurre una vita regolare e vuole tornare a fare spot. “Prima della malattia sono sempre stata un’atleta”, racconta in un’intervista a The Stranger, “dopo mesi di riabilitazione ero decisa a tornare in forma”. Jodi decide così di ricominciare a nuotare e, seguendo il consiglio dell’oncologo, si presenta alla piscina pubblica Medgar Evers di Seattle intenzionata ad indossare solo un paio di slip per evitare di irritare le cicatrici al petto (un effetto collaterale post-mastectomia molto doloroso e diffuso). Prima di accedere agli spogliatoi, si rivolge ai responsabili della reception, spiega la sua situazione, ma non trova alcuna comprensione: la possibilità di nuotare in topless le viene negata senza appello. “La Jaecks voleva solo scioccare ed essere sovversiva”, si giustifica in un’intervista la portavoce delle piscine pubbliche di Seattle, Dewey Potter. Secondo la portavoce, l’intenzione della Jaecks era quella di “ostentare le proprie cicatrici come un distintivo di coraggio, usando la nostra struttura per diffondere il proprio messaggio”. Un muro di cinismo, contro il quale Jodi protesta con vigore. La sua vicenda, con tanto di foto, comincia a fare il giro del web. Scoppia la bagarre. E la portavoce è costretta a riunire una commissione ad hoc composta da sopravvissuti al cancro, funzionari del comune ed esperti sanitari che alla fine danno ragione a Jodi e le accordano un permesso speciale. Ma a Jodi questo non basta. Dover passare attraverso una speciale commissione per vedersi accordato un diritto elementare probabilmente la offende, l’indigna e la spinge a protestare ancora, per le donne come lei. Oggi, dalle colonne della stampa americana azzarda: “Serve una legge per proteggere tutte le donne sopravvissute al cancro che hanno diritto a nuotare senza provare dolore”. “Decine di migliaia di donne sono costrette a perdere il seno ogni anno in America”, le fa eco Brittney Stewart, una mamma sopravvissuta ad un doppia mastectomia che dice di essere “orgogliosa” di nuotare in topless coi suoi figli “perché voglio insegnar loro che non c’è nulla di cui vergognarsi se mamma non ha più il seno”.

FEDERICA FIORDELMONDO

 

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